Colombia. Papa Francesco beatifica un vescovo e un sacerdote, martiri


venerdì 8 settembre 2017
Oggi il rito durante la celebrazione eucaristica a Villavicencio. Il pastore Jesús Jaramillo Monsalve fu assassinato nel 1989, il parroco Pedro Ramírez Ramos nel 1948
Il vescovo martire Jesús Jaramillo Monsalve con san Giovanni Paolo II

Il vescovo martire Jesús Jaramillo Monsalve con san Giovanni Paolo II

Da oggi la Chiesa annovera due nuovi beati, martiri, entrambi colombiani. Sarà il Papa stesso a presiedere il rito della beatificazione nella corso della celebrazione eucaristica a Villavicencio, il «cuore della Colombia orientale» e seconda tappa del suo viaggio apostolico.
Si tratta di un vescovo e un sacerdote, la cui vicenda si inserisce a pieno titolo in quello che è stato chiamato «Novecento, secolo del martirio».


La vendetta dell'Esercito di liberazione nazionale

Jesús Jaramillo Monsalve nacque il 14 febbraio 1916 a Santo Domingo (Colombia), entrò nell’Istituto per le Missioni Estere di Yarumal. Ordinato sacerdote nel 1940, ricoprì diversi incarichi: professore, direttore spirituale del Seminario, maestro dei novizi, rettore, assistente del Superiore generale, parroco della cattedrale di Buenaventura, Superiore generale, delegato nazionale per l’Apostolato dei laici... nel 1962 accompagnò alla prima sessione del Concilio Vaticano II il vescovo Miguel Angel Builes, fondatore di ben quattro istituti religiosi (tra cui i Missionari di Yarumal) e voce di punta della gerarchia colombiana nella sua opposizione al mondo liberale.
Nel 1970 Jaramillo Monsalve fu nominato vicario apostolico di Arauca, fu ordinato vescovo l’anno seguente e nel 1984 Papa Giovanni Paolo II elevò il vicariato a diocesi. Prese pubblicamente posizione contro la guerriglia portata avanti dall’Esercito di Liberazione Nazionale, d’impronta comunista: il 2 ottobre 1989, fu sequestrato insieme a un seminarista, alla propria segretaria e a tre sacerdoti; furono tutti rilasciati, tranne lui e padre Helmer Muñoz. Il suo cadavere fu ritrovato io giorno dopo, con segni di torture e di armi da fuoco.

Una delle prime preghiere stampate al sacerdote Pedro Ramírez Ramos (pubblicata su Twitter dal vaticanista Hernán Olano)

Una delle prime preghiere stampate al sacerdote Pedro Ramírez Ramos (pubblicata su Twitter dal vaticanista Hernán Olano)


Le violenze politiche del 1948

Pedro Ramírez Ramos nacque a La Plata (Colombia) il 23 ottobre 1899. Entrò in Seminario nel 1915 a Garzón, ma dubbioso sulla sua vocazione ne uscì nel 1920. Otto anni più tardi rientrò in Seminario, stavolta a Ibagué, ricevendo l’ordinazione sacerdotale nel 1931. Divenne parroco,in diverse cittadine, in ultimo, nel 1948, ad Armero.
Il 9 aprile 1948 padre Pedro si trovava nell’ospedale del paese in visita a un malato, quando arrivarono da Bogotà le notizie dell’uccisione del candidato liberale alla presidenza Pedro Eliecer Gaitán e dell’immediato scoppio di un’ondata di violenza, che vide contrapposti i sostenitori di Gaitán, e i conservatori che si riconoscevano nel presidente Mariano Ospina Pérez.

Ad Armero il 10 aprile una folla inferocita prese di mira padre Ramírez Ramos, considerato sacerdote di orientamento conservatore. Lo prelevò da un convento di suore in cui aveva trovato rifugio e lo linciò in piazza. La sua salma restò in piazza per alcune ore e solo a mezzanotte fu trascinata all’ingresso del cimitero.

Il giorno del suo martirio, con il presagio di quello che sarebbe accaduto da lì a poco, padre Ramírez Ramos lasciò un breve testamento, in cui scrisse: « Da parte mia desidero morire per Cristo e nella sua fede. A S. E. il signor vescovo esprimo immensa gratitudine poiché senza meritarlo mi fece diventare Ministro dell’Altissimo, sacerdote di Dio, e ora parroco di Armero, popolo per quale voglio versare il mio sangue. Un ricordo speciale per il mio direttore spirituale, il santo padre Dávila. Ai miei famigliari dico che sarò il primo nell’esempio che loro devono seguire: morire per Cristo».

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