giovedì 25 ottobre 2018
Altolà del Garante europeo della privacy Buttarelli: gravi squilibri nella Rete. E l’Italia è troppo indietro
«Stop al monopolio dei dati. In gioco c'è la democrazia»
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Occorre frenare i monopoli dei colossi della Rete sui dati personali, imporre un’etica e valori, in gioco è la democrazia e la risposta alle grande sfide. Parola di Giovanni Buttarelli, magistrato italiano dal 2014 Garante europeo della protezione dei dati, che in questi giorni guida a Bruxelles una conferenza con omologhi di tutto il mondo. «Quest’anno – dice ad Avvenire – il tema è l’etica digitale. C’è un problema di dividendo digitale: i giganti Internet si trovano in una situazione da un lato di monopolio, dall’altro di alterazione del concetto di sovranità, con benefici dalla gestione di dati personali. Con un grave squilibrio: in cambio di un servizio di messaggeria gratuito dobbiamo accettare una profilazione invasiva, con la possibilità di scandagliare ogni nostra singola parola, ogni singola foto».

Nella conferenza parlate di dignità...
Noi abbiamo citato un’Enciclica di Papa Francesco (la Laudato Si’ del 2015 ndr) che parla di dignità e rispetto. Big Data rappresenta la quarta rivoluzione industriale, nella quale abbiamo apparenti benefici, ma in realtà siamo come «polli digitali », non siamo rispettati. Urge individuare valori ai quali dovrà attenersi chi disegnerà le prossime tecnologie.

Dal 25 maggio è in vigore il Regolamento sulla protezione dei dati (Gdpr). Efficace?
Sì se verrà attuato in modo attento ed efficace, parlando con una voce sola. Per ora i primi segnali non vanno in questa direzione: le società alla mezzanotte del 24 maggio hanno bombardato gli utenti con informative in linguaggio legalese, volte a proteggere se stesse senza spiegare in modo chiaro che cosa si fa dei dati. Un problema che si potrà risolvere, ma ce n’è un altro, ben più importante, tuttora irrisolto. E cioè? La ripartizione nella collettività dei benefici ricavati con i Big Data. Ha detto il presidente russo Putin che chi sarà in grado di gestire l’intelligenza artificiale e i Big Data avrà vinto tutto. Ora ci troviamo in una situazione per cui per affrontare sfide importanti, dalla ricerca scientifica alla gestione del traffico, si è costretti a dipendere dalle grandi società Internet. Quando, alcuni anni fa, vi fu un’epidemia di influenza aviaria negli Usa, le autorità dovettero ricorrere a Google per ottenere dati indispensabili a individuare i focolai. Occorre far sì che i dati raccolti da noi utenti possano essere usati per i cittadini, gestendoli a livello pubblico, e non monetizzati da qualcuno. Su questo lavorano varie authority antitrust.

E c’è il rischio per le elezioni, come dimostra lo scandalo Cambridge Analytica.
Non ci si doveva stupire. Già dal 2007-2008 Facebook aveva mentito alle autorità di Regno Unito e Irlanda, dicendo che era stato fermato l’utilizzo di questi dati. Così non è stato. Quel che è accaduto non è un’eccezione, come dice Facebook, ma il modello dominante di business. Finalmente si è capito che la protezione dei dati personali tocca nodi cruciali per la democrazia.

Preoccupato per le elezioni europee?
L’anno scorso, su invito del G7 a Roma, ho fatto uno studio nel quale ho presentato una lunga serie di esempi che comportavano un legittimo dubbio sulle elezioni, non solo le europee, ma anche politiche in 12 stati membri. Considero un successo che la Commissione Europea abbia adottato un’iniziativa legislativa per un’istituzione europea che monitorerà le elezioni grazie anche alla collaborazione delle autorità garanti, che potranno segnalare in tempo reale tutti i casi di anomalie nell’uso di social network. La Commissione ha però anche fatto un appello alle società digitali: usino la loro intelligenza artificiale, così sfrontatamente impiegata per profilare gli utenti, anche per individuare le fake news.

Intanto l’Italia è sempre indietro nelle classifiche sul digitale...
Si deve capire che occorre investire per un Made in Italy in questa materia, altrimenti rischiamo di perdere dei treni. Già il regolamento europeo offre una quantità enorme di opportunità di impiego nel digitale. Girando il mondo ho incontrato tante star-tup italiane che vengono immediatamente comprate. Le risorse intellettuali ci sono, serve un segnale politico.

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