lunedì 9 febbraio 2015
Pioggia di critiche al progetto di riservare alcune strade dell’Eur a una prostituzione "tollerata".
Vergogna Capitale di F. Riccardi 
INTERVENTO La sconfortante risposta di Roma di Francesco Belletti
Il "minisindaco" dell’Eur insiste con le strade a luci rosse, mentre scatta l’effetto domino (altri suoi colleghi capitolini vogliono seguirlo), ma sale anche la protesta. «Dobbiamo mettere da parte le convinzioni di coscienza», fa sapere Andrea Santoro, presidente del IX Municipio, annunciando che «organizzeremo giornate nelle scuole per spiegare il rispetto del corpo della donna e far comprendere il fenomeno della prostituzione» e vigileranno nelle strade a luci rosse operatori, «non volontari, ma professionisti, mediatori culturali». Eppure il sito del settimanale diocesano "Roma Sette" lo spiega chiaro: questo è «un piano contro la dignità della persona e il buon senso» – si legge in un editoriale del responsabile, Angelo Zema –, che ha «l’intento di migliorare l’accesso a questo turpe mercato». Stessa idea dal direttore della Caritas romana, monsignor Enrico Feroci: «La prostituzione comporta sempre uno sfruttamento della persona, regolarizzarla o tollerarla per motivi di ordine pubblico è un’azione comunque sbagliata». Anche l’Associazione Papa Giovanni XXIII, attraverso il suo responsabile generale Paolo Ramonda, «condanna con fermezza le zone di tolleranza per la schiavitù della donna» e «ribadisce l’urgenza di affrontare il fenomeno della prostituzione come accade in altri Paesi europei, contrastando la domanda ed istituendo un sistema di multe progressive per i clienti». Infine per il deputato Pd, Edoardo Patriarca, «se siamo tutti d’accordo che una donna non deve esser costretta a vendere il proprio corpo, allora perché si vuole scegliere la via del quartiere a luci rosse? Il sindaco Marino ci ripensi, finché è in tempo». «Ci ha detto che si chiama Gabriella, ha gli occhi sempre pieni di lacrime, ha vent’anni, però non ha forza di uscirne, è molto, molto "controllata"... Così a noi dice che la sua vita è questa. E ogni volta che la vedo, piango anch’io. Queste ragazzine, queste ragazze, le distruggono, letteralmente». Francesca (nome di fantasia, ndr) da sei anni e mezzo è operatrice sull’unità di strada dell’Associazione Papa Giovanni XXII che nella capitale prova a salvare le ragazze che si prostituiscono. Strade "a luci rosse" all’Eur? «Veramente nemmeno ci avevo mai pensato – risponde –. Ma come si può fare una cosa del genere? E perché? Non lo capisco. Che vuol dire, poi, in certe strade sì e in altre no? Come affermare "la prostituzione va bene, è che qui non vogliamo vedervi, quindi andate da un’altra parte e questa la stabiliamo noi"». Non hanno via d’uscita Esiste tuttavia un problema di pesante degrado, legato alla prostituzione, in molte zone capitoline, che va (andrebbe) affrontato e risolto: «A parte che stiamo parlando di un fenomeno criminale e non va dimenticato, visto che ci sono sempre persone che ne costringono altre a prostituirsi. Servirebbe poi più repressione verso i clienti. E comunque andrebbero offerte possibilità di uscire da una violenza, da un ricatto o da un’estrema necessità. Conosciamo ragazze che veramente sono messe male anche solamente per mangiare», così accade che «alcune di loro ci rispondano "ma se veniamo in casa famiglia, chi ci darà poi i soldi per vivere?"». SchiavizzateLa scelta personale è libera: se queste ragazze vogliono prostituirsi... «Scelta? Libera? Lei scherza Ma veramente crede esista una donna che voglia... vendere il suo corpo?!– s’infervora Francesca –. Guardi che mentre noi stiamo parlando con loro, arrivano sistematicamente chiamate sul loro cellulare da chi le "controlla"... Lo sappiamo, lo sappiamo bene». Insomma, «altro che strade a luci rosse», insiste Francesca: «Offrissero piuttosto un’alternativa vera, ad esempio lavorativa, alle ragazze, insegnassero il rispetto del corpo, proprio e altrui, se la prendessero coi clienti». Conosce da tempo una ragazza romena mamma di due bambini, «il suo "pappone" sta sul marciapiede di fronte, in viale Palmiro Togliatti (stradone romano con tratti ad alta densità di prostituzione, ndr)». Voleva tornare a casa, «ci disse un anno fa "a marzo finalmente ritorno coi miei figli in Romania"... Ed è ancora lì. Volevamo darle il nostro numero per chiamarci e venire da noi coi bimbi, ma ogni volta che rientra a casa la "capovolgono" e spogliano per controllare che non nasconda denaro o qualcosa di strano». Questa ragazza veniva da una famiglia poverissima e «la ingannarono, pensava di lavorare e la misero sulla strada». Schiavizzata da una coppia, «marito e moglie, costretta a vivere con loro insieme ai suoi figli, la sottopongono a ogni violenza e ricatto». Incinta di otto mesiStorie di ragazze costrette sulle strade delle periferie capitoline, dalla Tiburtina alla Salaria, da Tor Sapienza all’Eur, ce ne sono quante si vuole. Chiedendo a Francesca l’episodio che le ha fatto più male in questi anni, la risposta è immediata: «Il pianto delle ragazze di diciotto, diciannove anni», quelle che «prima, da minorenni, fanno prostituire nei loro Paesi e poi portano qui». O una donna incinta: «Era all’ottavo mese, cercammo in ogni modo di portarla via e lei, per paura, ci disse sempre no. Non è la sola incinta che abbiamo incontrato». La recita assurda Scuote la testa, Francesca. «Queste ragazze con noi sono spaventate, terrorizzate, piangono e sono distrutte, rivederle poi sui marciapiedi mezze nude e che devono ridere, saltare e cantare come pazze a me fa molto male, a me e a chi viene con noi sull’unità di strada. A lei o a chiunque altro sembra normale?».
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