sabato 18 maggio 2019
Il Viminale autorizza il trasbordo dei nuclei familiari e di un ferito. La procura intanto apre un’indagine sul soccorso. Il comandante della nave umanitaria è un ex ufficiale della Guardia costiera
Sea Watch, sbarcano in 18. Ok alle famiglie con bambini
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Non appena è stato annunciato lo sbarco di 18 persone – circa un terzo dei 64 migranti soccorsi dalla Sea Watch – la procura di Agrigento ha potuto aprire un’inchiesta che permetterà di accertare, come già sta avvenendo nei casi precedenti, se vi siano stati irregolarità delle Ong oppure abusi delle autorità italiane nelle gestione dei soccorsi in mare.

Dopo un braccio di ferro più politico che marittimo dal Viminale è arrivato l’ok a far sbarcare le famiglie con bambini e un uomo ustionato a causa della miscela di acqua salata e carburante sul gommone dal quale sono poi stati tratti in salvo. Il trasbordo delle diciotto persone è avvenuto a ridosso delle acque territoriali italiane.

Alla Sea Watch infatti è stato vietato l’ingresso sotto costa. Intanto continua ad aumentare il vento di scirocco che potrebbe rendere più complicata la situazione della nave. «Non siamo scafisti, siamo un equipaggio di volontari», ha detto il comandante della Sea Watch, Arturo Centore, replicando al ministro dell’Interno Matteo Salvini che aveva accusato l’Ong: «Questi non sono soccorritori ma scafisti e come tali verranno trattati».

Le affermazioni del ministro, smentite da tutte le inchieste e perfino dalla procura di Catania che inizialmente aveva lanciato il sospetto di connessioni tra Ong e scafisti, potrebbero avere conseguenze giudiziarie. Anche perché il comandante Centore non è esattamente un avventuriero. Al suo attivo, infatti, ha l’esperienza da ufficiale della Guardia costiera italiana proprio a bordo delle motovedette che salvavano migranti. Perciò conosce come pochi altri le modalità operative in quell’area operativa. Ieri il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e il pubblico ministero Alessandra Russo, erano presenti a Lampedusa per coordinare le indagini sul caso della Mare Jonio. Lo stesso Vella si è recato sulla banchina dove erano attesi i migranti autorizzati a sbarcare e che verranno ascoltati dai magistrati anche per conoscere quali sono le condizioni in Libia.

A chi suggerisce alla Sea Watch di trovarsi un porto in Tunisia, risponde Giorgia Linardi: «Non abbiamo ricevuto alcuna indicazione di un porto sicuro in Tunisia», ha detto la portavoce dell’organizzazione, sottolineando che l’equipaggio della nave è stato «un giorno e mezzo senza ricevere alcun tipo di coordinamento», perciò il comandante «ha deciso di assumere la rotta meno vessatoria per le persone a bordo».

Nella foto il momento in cui il gommone dei soccorritori rientra verso la nave dell’organizzazione tedesca (Twitter'Sea Watch)

Nella foto il momento in cui il gommone dei soccorritori rientra verso la nave dell’organizzazione tedesca (Twitter/Sea Watch)

Intanto procede l’inchiesta sulla Mare Jonio. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella ha rinviato alle prossime settimane l’interrogatorio del comandante Massimiliano Napolitano, indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione del codice della navigazione. La decisione dei pm è arrivata dopo avere visionato tutti i documenti e riletto i verbali del primo interrogatorio, quello dell’armatore Beppe Caccia, altro indagato. Nel corso delle indagini, come avvenuto anche nel caso dello sbarco del 19 marzo, starebbero emergendo diversi spunti riguardanti responsabilità dei vertici ministeriali.

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