martedì 15 settembre 2009
Pronte quattro nuove strutture, e a fine ottobre aprono tre scuole. Funziona a pieno regime la macchina messa in piedi dalla Chiesa italiana, pronta adesso ad aprire la «fase due».
COMMENTA E CONDIVIDI
La macchina Caritas della ricostruzione, messasi in moto poche ore dopo il terre­moto, continua a camminare a pieni giri. Sono stati definiti dodici «interventi prioritari» (alcuni già realizzati, altri che stanno per es­serlo fra poco) con un investimento comples­sivo di undici milioni di euro. Sarebbe a dire quattro strutture parrocchiali e/o diocesane per l’accoglienza e i servizi, tre scuole dell’in­fanzia e primarie, tre centri di comunità e due interventi di edilizia sociale ed abitativa. Tra la fine di ottobre e i primi di novembre sa­ranno intanto aperte tre scuole realizzate dal­la Caritas italiana costruite attingendo ai tren­ta milioni di euro messi a disposizione dalla Cei (cinque milioni) o attraverso la colletta «Do­menica in albis» (venticinque milioni): tre isti­tuti a Fossa, Ocre e Poggio di Roio, costati in tut­to sei milioni e 430mila euro, che «possono o­spitare centosessantotto alunni ciascuno», ha annunciato il direttore della Caritas, monsi­gnor Vittorio Nozza, che ha accompagnato nel­la sua visita alle zone terremotate il presiden­te della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Fino­ra la Caritas ha già «consegnato» quattro strut­ture: una che ospita la sede Caritas di Coppito, nel piazzale antistante il Duomo, la seconda alla Torretta (dove suore ed operatori sosten­gono psicologicamene i bambini nel rientro a casa) ed altri due centri d’ascolto e accoglien- za a Barisciano e Pettino. «Con le risorse che abbiamo – ha spiegato Nozza – cercheremo di dare una risposta concreta alle esigenze abita­tive, sociali ma anche economiche, alle perso­ne ancora in difficoltà dopo la tragedia del 6 a­prile scorso. Siamo a tutti gli effetti parte inte­grante della Consulta della Protezione civile e come tale stiamo accompagnando il passag­gio degli sfollati dalle tende alle nuove comu­nità ». Proprio questo passaggio è decisivo e de­licatissimo: «È un momento che stiamo viven­do con serenità, ma anche grande attenzione, perché non basta vivere uno accanto all’altro per essere vicini, ma c’è bisogno di strutture e punti di riferimento per condividere valori u­mani e spirituali», ha detto ancora Nozza. Tant’è che secondo il responsabile della Caritas dio­cesana dell’Aquila, don Dionisio Rodriguez, «sono settimane difficili, con molte tendopoli in fase di smantellamento» e «poca certezza sui posti disponibili in città e nei comuni limitro­fi ». Ovvio pensare subito alla tendopoli di Piazza d’Armi, a L’Aquila (che era la più grande), smon­tata in pochi giorni: «Temo che questa situa­zione di incertezza si possa ripetere per tutte le altre tendopoli – conclude don Rodriguez –. Mi auguro che i pochi giorni di preavviso non pos­sano condizionare le operazioni di trasferi­mento degli sfollati». Tornando all’impegno, fi­nita poi la prima fase di costruzione (cioé quel­la, come detto, dei dodici «interventi priorita­ri »), orientativamente fra trenta o quaranta gior­ni, subito dopo prenderà il via la «seconda fa­se », che sebbene ancora in fase istruttoria, è già abbastanza delineata: la spesa complessiva su­pererà i sette milioni di euro e verranno pro­babilmente realizzati quattro centri di comu­nità, una casa famiglia per bambini e di acco­glienza per studenti universitari, tre interventi d’edilizia sociale ed abitativa, il centro diurno dell’Associazione italiana sclerosi multipla e il centro servizi della Caritas diocesana. E non è finita qui. Si stanno infatti anche veri­ficando alcune iniziative «mirate di ripristino funzionale di quei locali parrocchiali ad uso pa­storale, sociale e comunitario danneggiati dal sisma», laddove l’impegno per farlo sia soste­nibile, economicamente più vantaggioso e ri­spettoso dell’impatto ambientale rispetto ad una nuova costruzione (ad esempio «nei cen­tri storici e vicino ad edifici di alto valore ar­chitettonico e artistico»). Sempre tra quanto la Caritas italiana sta studiando di fare, ma che deciderà quando sarà chiara la mappa dei bi­sogni, «vecchi e nuovi», c’è molto altro, come il sostegno all’avviamento di piccole imprese in­dividuali o di attività già esistenti, attraverso forme di microcredito e cooperazione sociale, ma anche «lo sviluppo delle competenze e ca­pacità lavorative».
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: