mercoledì 22 marzo 2023
Su Facebook il grido di dolore del sacerdote, che denuncia l'assenza delle istituzioni, l'omertà, l'indifferenza, l'individualismo e l'incapacità di fare rete. E l'arcivescovo: "Disarmiamo Napoli"
La polizia nel luogo dov'è stato ucciso Francesco Pio Maimone

La polizia nel luogo dov'è stato ucciso Francesco Pio Maimone - Ansa

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"Non siamo sconvolti, siamo stanchi". È un grido di dolore e, insieme, una denuncia, il post del parroco napoletano su Facebook dopo la morte del 18enne Francesco Pio Maimone, vittima casuale di una sparatoria in strada. "Non siamo sconvolti", scandisce don Enzo Cimarelli, parroco della chiesa di San Lorenzo Martire nel quartiere Pianura. Perché si è sconvolti da eventi imprevedibili, inediti. Invece in alcuni quartieri di Napoli l'uccisione di giovani innocenti rischia di apparire una tragica normalità. Così non è, ma il messaggio del parroco è un monito affinché non lo diventi. Non è pensabile accettare l'idea che un ragazzo finisca ucciso per caso in una sparatoria».

Era la notte fra il 19 e il 20 marzo, a Mergellina, quando Pio è stato raggiunto dai colpi d'arma da fuoco esplosi da un coetaneo durante una rissa alla quale era totalmente estraneo.

Ascoltiamolo questo grido, raccogliamola questa denuncia. Anche quando dice che non è colpa solo delle istituzioni che non sono sul territorio o, se ci sono, sono impegnate in altro; non è colpa solo della burocrazia, né dell'omertà e dell'indifferenza di alcuni. Se una giovane vita viene spezzata dalla violenza, dobbiamo interrogarci tutti: sullo stile di vita individualistico e sull'incapacità di lavorare insieme "sul serio, fino in fondo" per il bene dei nostri figli. E di quelli degli altri.

Ecco le parole di don Enzo.

"Non siamo sconvolti, ma attoniti e addolorati perché la vita di Francesco Pio, un giovane della nostra comunità, i suoi progetti e i suoi sogni sono stati interrotti da una mano criminale. Non siamo sconvolti perché ci si sconvolge quando accade qualcosa che non ti aspetti, qualcosa di impensabile, ma l'ondata di violenza e di morti di questi anni ci ha periodicamente abituati alle vita spezzate di tanti giovani della nostra città".

"Non siamo sconvolti ma straziati perché solidali allo strazio di una famiglia, di un gruppo di amici, di un intero quartiere che ha visto un ragazzo pieno di speranza non far mai più ritorno nella sua casa, nel suo quartiere, tra i suoi cari. Non siamo sconvolti perché queste notizie cadenzano ormai gli anni e segnano tempi e dolori collettivi e per questo siamo stanchi: stanchi dell'assenza delle istituzioni, perse nelle loro burocrazie, conti, tavoli; stanchi dell'omertà di chi fa finta di nulla e dell'indifferenza di chi si gira dall'altra parte, stanchi dell'individualismo di tutti e dell'incapacità di far rete sul serio, fino in fondo, per il bene dei piccoli".

Sulla tragedia di Francesco Pio è intervenuto anche l'arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia, in una lettera indirizzata al parroco don Enzo Cimarelli: "Disarmiamo insieme Napoli! Dev'essere un impegno di tutti! Vanno disarmate le mani di coloro che fanno della violenza e della prepotenza il proprio stile di vita! Vanno disarmate le mani di chi crede che un coltello in tasca e una pistola addosso rendano più forti, fino a sentirsi padroni della vita altrui! Vanno disarmate le mani della criminalità organizzata e di tutti coloro che trafficano, vendono, usano armi!".

"Caro don Enzo - scrive Battaglia - è da ieri sera che le tue parole risuonano forti nel mio animo, turbando il riposo e riempiendo la notte di molte inquietudini. Ti ringrazio per questo, perché esistono dei turbamenti necessari e delle inquietudini benedette: come possiamo, infatti, in questa città dormire sonni tranquilli mentre i suoi figli più giovani vengono assassinati sotto lo sguardo degli amici in un momento di serenità e spensieratezza, in luoghi di grande bellezza che si trasformano in pochi minuti in un teatro di gesti efferati? Come può un adulto riposare in questi giorni senza sentire tutto il dolore della famiglia di Francesco Pio e tutta la preoccupazione per i figli di questa città il cui ritmo, come tu giustamente hai detto, è ormai cadenzato da episodi di violenza, da aggressioni e risse, da feriti e morti innocenti?".

Secondo l'arcivescovo bisogna "disarmare Napoli" ma, aggiunge, "questo non basta: dobbiamo disarmarci anche noi, adulti sempre pronti a cercare di chi è la colpa senza prima interrogare la nostra coscienza, ormai così individualista, indifferente, assuefatta al male. Sì, dobbiamo disarmarci anche noi, imparare veramente a camminare insieme, a unire le energie, evitando egoismi, burocrazie e iniziative solitarie per generare davvero una comunità educante capace di farsi carico dei suoi figli più giovani. Perché sia chiaro a tutti che educazione e sicurezza non sono soluzioni diverse e opposte ma sono due facce della stessa medaglia, la medaglia della responsabilità".

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