mercoledì 24 giugno 2020
Preoccupa il focolaio nel comune Casertano. Tamponi a tappeto, per ora 49 positivi. Negli edifici vivono più di mille persone, braccianti sfruttati da caporali e imprenditori
Test per il Covid-19, in una foto d'archivio

Test per il Covid-19, in una foto d'archivio - LaPresse

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Continua a peggiorare la situazione e continuano ad aumentare i contagi negli ex palazzi Cirio di Mondragone, i palazzi dell'emarginazione, del degrado e dello sfruttamento. Da lunedì i quattro palazzi della cittadina sul litorale casertano sono stati dichiarati dalla Regione "zona rossa", che ha vietato fino al 30 giugno l'ingresso e l'uscita dagli edifici dove vivono più di mille persone, in gran parte famiglie bulgare di etnia rom. Una decisione presa dopo i primi due positivi, un uomo e una donna andata a partorire in ospedale. Asintomatica e scoperta casualmente. Sono così scattati i tamponi, coinvolgendo varie strutture sanitarie e dell'accoglienza casertane. Nella mattinata di lunedì ne erano stati scoperti 10, saliti a 30 su 582 tamponi, e ora a 49 su 700. Si tratta di bulgari e un'italiana. Ma i controlli a tappeto continuano. E sarà fatta l'analisi sierologica a tutti i negativi. Così come prosegue il blocco totale dell'area realizzato da forze dell'ordine, polizia locale e esercito.

Una situazione molto difficile e delicata, come ci ha confermato un responsabile delle forze dell'ordine. Soprattutto all'inizio quando gli uomini in campo sono risultati insufficienti per eseguire il blocco totale. I cinque palazzi non si trovano, infatti, in una zona periferica, ma quasi al centro di Mondragone, area trafficata e commerciale. Oltretutto le famiglie bulgare sono in Italia, in gran parte stagionali, per i lavori in agricoltura, che hanno il periodo di punta proprio in queste settimane. Operare il blocco dei palazzi ha voluto dire soprattutto impedire che uomini e donne andassero nei campi. Qualche falla nel sistema di controllo c'è stata, qualcuno è andato a lavorare e poi tornato a casa, e ora si sta tentando di controllare anche loro coi tamponi. Sperando con non ci siano contagiati e che quindi il virus abbia circolato anche al di fuori. Per coordinare l'operazione di blocco è arrivato anche il questore di Caserta, Antonio Borrelli, a conferma della gravità della situazione. Mentre comune e Protezione civile stanno rifornendo di viveri e di beni di prima necessità le famiglie costrette a stare chiuse in casa.

Una situazione che aggrava le condizioni di queste famiglie. Come Avvenire ha scritto due anni fa, uomini, donne e perfino minori sono vittime di caporali e imprenditori senza scrupoli, che li sfruttano per 2 euro l'ora, facendoli lavorare anche 12 ore al giorno. Arrivano tutti gli anni, in più di 2mila, quasi tutti vivono negli ex 'palazzi Cirio, quattro edifici di dieci piani, fine anni ’70. Fortemente degradati, fuori e dentro. Proprietari italiani che si fanno pagare almeno 100 euro a persona al mese, ovviamento in nero. E questo ora rende più difficile sapere esattamente chi ci vive. E quindi sapere a chi fare i tamponi. Proprio sotto i palazzi all'alba va in scena il mercato delle braccia, con decine di pulmini dei caporali che caricano i braccianti bulgari per portarli sui campi della Campania e del basso Lazio. Uno sfruttamento più volte colpito dalle forze dell'ordine ma che continua e che ora solo il Covid-19 ha temporaneamente bloccato.

E la comunità bulgara è stata vittima anche di un'altra drammatica vicenda, quella dello sfruttamento della prostituzione minorile, anche questa raccontata più volte dal nostro giornale, fino alla recente pesante condanna di tre italiani che "compravano" i ragazzini immigrati. Ora il nuovo grave problema che sta provocando tensioni. Sui social qualcuno ha postato immagini di famiglie bulgare che avrebbero lasciato i palazzi, un fatto poi risultato falso. In realtà, come ci spiega un investigatore, sono proprio i bulgari a collaborare di più, forse perché per la prima volta si sentono curati e protetti. Hanno capito bene che si tratta solo di un cordone sanitario e non di un blocco militare. Anche se la situazione è davvero surreale, coi quattro palazzi isolati, mentre attorno la vita di Mondragone continua quasi normale. Ma la tensione sta crescendo. Un gruppo di abitanti dei palazzi, bulgari e italiani, ha inscenato una manifestazione di protesta. Mentre in aiuto alle forze dell'ordine è in arrivo un contingente dell'esercito.

Le parole del vescovo Piazza

Proprio sulle tensioni interviene con una nota molto forte il vescovo di Sessa Aurunca, monsignor Orazio Francesco Piazza, invitando a respingere "lo sconforto" e "atteggiamenti xenofobi", costruendo, invece, "una sensibilità comunitaria che sappia rispondere alle urgenze". Dopo aver ricordato che "veniamo da un periodo durissimo dove solo l’attenzione, la prudenza, la collaborazione, hanno creato le condizioni giuste per affrontare l’emergenza Covid-19", lancia un appello a parroci, istituzioni, fedeli. "È importante in questo momento far emergere il meglio di voi stessi. Non sono utili le umoralità e le reazioni che distruggono il tessuto sociale. Solo la comunione ecclesiale e la coesione sociale sono la risposta per indirizzare ogni sforzo delle Istituzioni, del volontariato, degli attori sanitari verso una opportuna risoluzione. Ci sono vite in gioco, ed ogni uomo aldilà del colore, della nazionalità, della cultura è figlio prezioso agli occhi di Dio. Come sempre di fronte ad ogni vita dobbiamo disporre il cuore al senso di responsabilità e di solidarietà".

Conclude ricordando che oggi la Chiesa celebra la figura di San Giovanni Battista, patrono della Collegiata di Mondragone. "È stato il facilitatore del Messia - sottolinea il vescovo -, anche voi siate facilitatori di comunione e coesione per una qualità di vita e di fede che io conosco e vi riconosco e che ora deve entrare in gioco per creare le condizioni opportune con cui affrontare quest’ultima emergenza".

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