giovedì 26 marzo 2015
​Lo psicologo Feder (NoSlot): adolescenti sempre più a rischio con la crescita delle app sulle scommesse negli smartphone
Solo in Europa giro d’affari da 661 milioni. Il 31 marzo la sfida in rete contro le slot.

L'AZZARDO NON È UN GIOCO: VAI AL DOSSIER
«Ci preoccupiamo di arginare le sale giochi nelle nostre città, ma non ci accorgiamo che l’azzardo ha ormai invaso la Rete, il mondo in cui ormai tutti viviamo». Simone Feder, psicologo e coordinatore del movimento NoSlot, indica il nuovo fronte della lotta contro la ludopatia e anticipa una svolta, che avrà per protagonista proprio il mondo degli adolescenti: a fine mese si svolgerà la prima 'guerriglia social', a colpi di slogan e simboli, contro il proliferare dell’azzardo online. Bastano pochi istanti, infatti, oggi per trasformare lo smartphone in una slot machine, o per convertire Facebook in un casinò social dove invitare gli amici a puntare a più non posso. Si inizia a giocare gratis, ma per ottenere crediti ulteriori occorre mettere mano alla carta di credito. E si arriva al paradosso: si pagano soldi veri per vincere denaro virtuale. Il fenomeno dei social casinò games, spinto dalla possibilità di giocare anche sui dispositivi mobili, muove un giro d’affari planetario in costante crescita. Secondo il sito Superdata, specializzato in analisi dei mercati digitali, il settore ha generato ricavi per 2,9 miliardi di dollari nel 2013. Solo in Europa, il jackpot ha raggiunto 661 milioni. «Non si gioca più in solitudine, ma si invitano gli amici per organizzare sfide in tempo reale – prosegue Feder –. Si pubblicano i punteggi, in modo da incentivare anche gli avversari a impegnarsi per superare il record. Lo scopo è diffondere sempre più una cultura che ormai tende a far coincidere il significato di gioco con quello di azzardo». Quasi un 'lavaggio del cervello' che non risparmia i bambini, anzi inizia proprio da loro. «Basta cercare tra le applicazioni degli smartphone per trovare più di quaranta slot machine virtuali dedicate ai più piccoli – prosegue Feder –. Ci sono animaletti, personaggi dei cartoni, suoni e colori. Invece del denaro, si vince l’immagine del lupetto da aggiungere alla collezione. In questo modo il meccanismo dell’azzardo diviene un comportamento naturale. Stiamo allevando potenziali gambler (giocatori d’azzardo patologici, ndr) e non ce ne rendiamo conto. Oc- corre una maggior vigilanza dei genitori».  Giovani e giovanissimi sono le prede preferite dell’industria dell’azzardo, proprio perché sono i clienti di domani. «Secondo una nostra recente ricerca, il 12% degli under 18 brucia la paghetta in slot e scommesse. Una percentuale che sale al 29% nella fascia d’età tra i 18 e i 19 anni. Se non si interviene, domani questi ragazzi butteranno lo stipendio nelle sale giochi. Oggi sprecano già il loro tempo libero, danneggiando apprendimento e relazioni sociali». Le sirene dell’azzardo che ammiccano da pc e smartphone ammaliano anche gli adulti: ci sono più di 17mila app dedicate a slot, bingo e persino gratta & vinci da tastiera. Un vero e proprio boom, se si considera che solo un anno fa erano poco più di 2mila. Ma se il 'contagio' si allarga, iniziano a comparire in Rete anche gli antidoti. E, sorpresa, sono proprio i giovani a diffonderli. «Quando andiamo nelle scuole a parlare del problema, ci rendiamo conto che gli studenti hanno iniziato a prender consapevolezza dei danni provocati dall’azzardo. Molti di loro li vivono sulla loro pelle, in famiglia. Almeno il 18% dice di avere qualcuno in casa che gioca o scommette tutti i giorni. Perciò hanno capito che bisogna agire. In alcuni istituti di Pavia e Milano sono stati realizzati spot contro l’azzardo che vengono postati su Facebook». Il 31 marzo scatterà un’azione di guerriglia social senza precedenti. Il virtual event no slot inviterà a pubblicare o a condividere sulla propria bacheca un’immagine, una frase, una vignetta o comunque un messaggio per dire no all’azzardo. «L’iniziativa è partita dagli studenti – conclude Feder –. A dimostrazione che se si semina tra i giovani qualcosa di buono poi cresce».
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