sabato 28 aprile 2012
La vicenda prese il via lo scorso mese di dicembre, quando l'africana, dal Cie di Bologna, denunciò di essere stata vittima di violenza in un piccolo comune del forlivese, provocando le critiche di alcune associazioni contro le forze dell'ordine, accusate di non essersi adeguatamente attivate.​
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 Adama, la donna senegalese che aveva denunciato di essere stata picchiata e stuprata da un connazionale, si sarebbe inventata tutto, commettendo anche una lunga serie di reati. Di questo è convinta la procura di Forlì che, come anticipato dalla stampa locale,  ha notificato alla donna, attualmente ospite di una struttura protetta, la fine delle indagini con a suo carico una dozzina di capi d'imputazione.La vicenda prese il via lo scorso mese di dicembre, quando l'africana, dal Cie di Bologna, denunciò, tramite un legale, di essere stata vittima, due mesi prima in un piccolo comune del forlivese, della violenza, provocando le critiche di alcune associazioni contro le forze dell'ordine, accusate di non essersi adeguatamente attivate. Ne nacque un caso nazionale, raccolta di firme, sino all'intervento anche del ministrodell'interno Cancellieri. La storia di Adama venne addirittura scelta come simbolo per la giornata mondiale della violenza contro le donne, e diverse associazioni lanciarono un appello affinché l'africana fosse liberata, come poi avvenne, inviata in un casa protetta e dotata di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Le indagini avviate per identificare il presunto stupratore hanno però completamente ribaltato, secondo la magistratura, i contorni della vicenda.Adama non solo si sarebbe inventata l'aggressione e lo stupro, ma avrebbe prodotto falsi documenti di un matrimonio, si sarebbe sostituita ad una connazionale e con la falsa identità avrebbe aperto conti correnti, denunciato lo smarrimento di un bancomat, chiesto un ricongiungimento famigliare facendosi assumere da una grande azienda alimentare con sede sull'Appennino forlivese, per poi dichiarare all'autorità giudiziaria che l'amministratore delegato dell'azienda (in realtà, secondo le indagini, ingannato dai falsi documenti presentati) era a conoscenza del suo status di clandestina.Al termine dell'indagine la procura forlivese ha archiviato il fascicolo riguardante il presunto stupratore, mentre Adama dovrà rispondere di duplice calunnia, sostituzione di persona, truffa e una serie di falsi. Per la donna potrebbe anche scattare il provvedimento di espulsione.
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