lunedì 2 luglio 2018
Il ministro Seehofer chiedeva la linea dura sui «movimenti secondari». Ora ritira la sua minaccia di dimissioni. Merkel: salvaguardato lo spirito europeo
Austria: ci sarà effetto a catena se Berlino chiuderà le frontiere

L'accordo a Berlino tra la Cdu di Angela Merkel e la Csu bavarese per un giro di vite sui migranti rischia di innescare un "effetto domino" di frontiere chiuse che farebbe vacillare il sistema di Schengen e la stessa Ue. La prima reazione è arrivata dall'Austria, che si è detta pronta "a proteggere i confini meridionali" con Italia e Slovenia. I dettagli ancora non sono chiari - il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, riunisce il governo a Vienna nel pomeriggio - ma si profila una stretta sui controlli al Brennero. Prevedendo l'afflusso di migranti respinti dalla Germania, Vienna ha fatto sapere che adotterà "misure per evitare che siano danneggiati l'Austria e la sua gente", in particolare proteggendo "le frontiere meridionali con Italia e Slovenia". E, se l'Austria chiude i confini, l'Italia potrebbe vedersi costretta a fare altrettanto. "Io sono per i confini aperti, nella legalità", ha subito osservato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

L'accordo a Berlino è arrivato in extremis, dopo aver sfiorato la rottura insanabile nel governo tedesco. Il nodo dei respingimenti alle frontiere è stato sciolto in serata, dopo una lunga maratona negoziale. È stato proprio il principale indiziato della rottura, il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, a dare la notizia. «È stato raggiunto un accordo sul rafforzamento dei controlli alle frontiere, resterò ministro» ha detto, dopo aver minacciato le sue dimissioni più volte.

Angela Merkel ha confermato l’intesa, definendola «un buon compromesso » sull’istituzione di «centri di transito» per i migranti già registrati in altri paesi, per contrastare gli ingressi illegali in Germania. È una soluzione «per salvaguardare lo spirito europeo» e «mettere ordine» sui movimenti secondari, ha detto la cancelliera. In sostanza si prevede che i richiedenti asilo che arrivano in Germania e siano già registrati in altri Stati membri dell’Ue vengano indirizzati in centri di transito direttamente al confine tedescoaustriaco. Dai centri, dove saranno obbligati a restare, una volta che i loro dossier saranno stati esaminati, i migranti saranno rimandati direttamente nelle nazioni da cui provengono. L’intesa sottolinea anche che Berlino non vuole agire in modo unilaterale, ma intende organizzare trasferimenti nel quadro di accordi ammini-strativi conclusi con i Paesi coinvolti. Da domenica c’era stato un susseguirsi di notizie e smentite che avevano gettato la politica tedesca nel caos.

I fatti, prima di tutto: Merkel la mattina del 1° luglio invia una lettera agli alleati di governo in cui presenta i risultati ottenuti al vertice di Bruxelles del 28 e 29 giugno. Secondo la cancelliera «16 Paesi europei» sono pronti «ad accordi bilaterali. La Spagna e la Grecia hanno accettato di riprendere i migranti registrati nei loro porti e poi arrivati in Germania. Un accordo con l’Italia invece non è stato possibile perché intende prima ottenere la riduzione dei migranti che arrivano sul suo territorio», spiega successivamente la cancelliera in un’intervista al canale pubblico Zdf.

Nel frattempo, a sorpresa, giungono le smentite assai poco diplomatiche di Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia: «Non abbiamo firmato alcun accordo bilaterale con Merkel a Bruxelles». La situazione precipita. Seehofer, domenica notte convoca una riunione straordinaria a Monaco di Baviera con il suo partito, i cristiano sociali bavaresi. Alle 3 del mattino Seehofer rompe gli indugi: «L’esito del vertice sui migranti è insufficiente». Secondo i media è pronto a rinunciare alla presidenza della Csu e anche alla guida del ministero degli Interni. Dalle prime ore del mattino su tutti i media rimbalza la notizia delle dimissioni imminenti del ministro degli Interni, decisione che potrebbe provocare la fine anticipata anche del governo di Grande Coalizione.

Nel primo pomeriggio però sembrano arrivare segnali di distensione da Monaco di Baviera, il ministro presidente del Land, Marcus Söder, sembra disposto a trattare. «Siamo pronti al compromesso, come bisogna essere in politica. Non c’è alternativa al governo con noi. Seehofer ci ha sorpreso tutti ieri». La Csu volta le spalle al ministro degli Interni o è pura tattica politica? Viene convocata una riunione straordinaria a Berlino di tutta l’Unione democristiana Cdu/Csu. L’orario è fissato per le 17, ma il vertice subisce un rinvio. C’è un fuoriprogramma: Merkel e Seehofer si incontrano privatamente al Bundestag con Wolfgang Schäuble, presidente della Camera Bassa del Parlamento tedesco. Schäuble, cristiano-democratico ex ministro delle Finanze in due governi Merkel, gode di grande considerazione sia nella Cdu, sia nella Csu. A lui il complicato compito di mediare tra i due contendenti. La Süddeutsche Zeitungriporta una dichiarazione di Seehofer: «Non mi faccio mandare via dalla cancelliera». Si tratta ad oltranza. A tarda sera, la svolta definitiva che consente a Merkel di andare avanti.

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