mercoledì 12 aprile 2017
Il governo va oltre il Pil e inserisce quattro criteri di benessere equo e sostenibile: reddito medio disponibile, indice di diseguaglianza, mancata partecipazione al lavoro ed emissioni di gas nocivi
Lavoro e smog: debuttano gli indicatori del «Bes»

Primi in Europa e non solo. Non in solidarietà e accoglienza, come sempre. Stavolta la lezione l’Italia la dà addirittura in economia e finanza. Altro che Germania... Con il Def 2017 siamo infatti il primo Paese dell’Unione europea e del G7 a includere nella propria programmazione economica, oltre al solito Pil, alcuni importanti indicatori di Benessere equo e sostenibile. Di Bes, grazie alla pionieristica attività statistica e socio-politica dell’Istat, si parla soltanto da pochi anni, ma parlamento prima e governo ora hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di intuirne la concreta e realistica portata. Non più dunque soltanto meri criteri numerici e quantitativi, ma nel nuovo Documento di economia e finanza anche valutazioni che corrispondono più in profondità ai quotidiani bisogni dei cittadini. Sono soltanto quattro per ora i nuovi parametri che irrompono nello strategico Def, ma indicano già un cruciale cambiamento di rotta prendendo in considerazioni fattori sociali, lavorativi e ambientali. Proprio mentre un Paese 'guida' come gli Stati Uniti sta invece decidendo di buttare al macero consolidati principi e valori sociali, solidaristici e ambientali.

Reddito medio disponibile, indice di diseguaglianza, tasso di mancata partecipazione al lavoro e emissioni di CO2 e di altri gas cosiddetti clima alteranti. Sono questi i quattro indicatori, «particolarmente significativi per la qualità della vita dei cittadini e della società nel suo complesso», che il governo ha deciso di inserire nel Def in via di adozione da parte del Consiglio dei ministri per misurare il Benessere equo e sostenibile, in via sperimentale (valutando l’evoluzione passata e futura dei quattro indicatori). «È tempo che la politica economica – dice in una nota il Ministero dell’Economia e delle Finanze – superi l’approccio alla programmazione basato esclusivamente sul Pil e assuma impegni programmatici per migliorare ambiti più specifici della qualità della vita dei cittadini». Una decisione che dà seguito all’approvazione l’anno scorso da parte del parlamento dell’inserimento degli indicatori del Bes nel ciclo del bilancio statale. «In linea di principio – sottolinea il Ministero del Tesoro, citando in particolare il pionieristico lavoro della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi e i rapporti di diverse organizzazioni internazionali: Onu, Ocse e Commissione europea – il benessere trae vantaggio dall’aumento del prodotto interno lordo, ma non coincide con esso. La qualità e la sostenibilità dell’ambiente, le diseguaglianze economiche, la qualità del lavoro, la salute e il livello di istruzione della popolazione sono alcune delle dimensioni che concorrono al benessere di una società».

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