martedì 11 aprile 2017
Crescita del Pil un pò più sostenuta, all'1,1%. Debito che si stabilizza sui livelli dello scorso anno. E deficit che si dovrebbe assestare sul 2,1% per il 2017
Il premier Gentiloni (destra) e il ministro dell'Economia Padoan (Lapresse)

Il premier Gentiloni (destra) e il ministro dell'Economia Padoan (Lapresse)

Crescita del Pil un pò più sostenuta, all'1,1%. Debito che si stabilizza sui livelli dello scorso anno. E deficit che si dovrebbe assestare sul 2,1% per il 2017 grazie alla manovra che non è "depressiva" ma contiene misure per il rilancio dell'economia.

Al termine di due ore di riunione del Consiglio dei ministri il premier Paolo Gentiloni sintetizza le scelte adottate dal governo tra documento programmatico, il Def, e decreto di correzione chiesto dalla Ue, sottolineando che l'Italia prosegue nel percorso di riforme per sostenere la crescita e si presenta a Bruxelles con "i conti in ordine ma senza aumentare le tasse".

I numeri precisi, così come il dettaglio delle misure, arriveranno solo nei prossimi giorni. Di certo nel maxi-decreto ci sarà, ha confermato Gentiloni "la correzione dei conti dello 0,2%, le misure a favore degli enti locali, misure per il terremoto, altre misure per la crescita". In queste settimane, ci ha tenuto a sottolineare il presidente del Consiglio, Palazzo Chigi ha lavorato in stretto contatto con via XX settembre e "insieme al ministro dell'Economia" si sono trovate "le soluzioni migliori", come dimostra in modo "molto eloquente il consenso del Cdm alla proposta". La discussione, ha ripetuto, è stata "fluida" e ora toccherà al Parlamento valutare le misure perché "non c'è un altro luogo in cui vengono discusse".

Allusione che sembra richiamare i dubbi e le correzioni che nelle settimane scorse i renziani hanno esposto a Padoan mettendo lo stop a nuove tasse, riforma del catasto - che non dovrebbe essere contenuta nel Def - e privatizzazioni.

Il percorso per la cessione di quote delle società pubbliche, ha ribadito il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, è però confermato nel Def, con l'obiettivo di ricavare lo 0,5% del Pil (circa 8 miliardi) da destinare all'abbattimento del debito che "finalmente si è stabilizzato". Saranno le soluzioni ad essere "originali". Il ministro non è entrato, anche in questo caso, nei dettagli, limitandosi a dire che in consiglio c'è stato un primo scambio di idee, "con l'obiettivo di tornarci a breve sopra ed eventualmente di prendere decisioni concrete". In queste settimane una delle vie 'originalì che il Tesoro ha esplorato con Cdp è quello di un coinvolgimento diretto della Cassa, cui potrebbero essere conferite quote delle grandipartecipate (a partire da Eni, Enel e Poste). Ma, a quanto si apprende, anche sul ruolo di Cdp il vertice del Pd avrebbe consigliato di soprassedere e di avviare una riflessione.


Rispetto alle ultime stime del governo, il quadro macroeconomico viene quindi in gran parte confermato, con stime anzi addirittura più prudenti sul Pil dei prossimi anni. Lo stesso dicasi per il deficit che nel 2018 è stato lasciato fermo all'1,2% anche se Gentiloni ha voluto lasciare una porta aperta. Proprio l'asticella dell'indebitamento potrebbe infatti essere rialzata (indiscrezioni parlano dell'1,8%) nei prossimi mesi in base all'andamento della trattativa con l'Unione europea per ottenere nuova flessibilità.

Finora l'esecutivo ha comunque mantenuto l'impegno politico di non aumentare le tasse. Nella manovra, approvata salvo
intese, non figurano infatti ritocchi delle accise sui carburanti e tantomeno dell'Iva. I capitoli di entrata dovrebbero essere limitati alla lotta all'evasione, con in primo piano lo split payment, e "limitati tagli di spesa", anche se in questo caso non del tutto definiti.

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