mercoledì 11 novembre 2009
L’imprenditore Vassallo, ora collaboratore di giustizia: ero con Sergio Orsi quando gli portò i soldi direttamente a casa. Al centro delle indagini la realizzazione di un termovalorizzatore.
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«Presenziai personalmente alla consegna di 50mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi all’onorevole Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe». L’imprenditore Gaetano Vassallo, vicino al clan dei casalesi e ora collaboratore di giustizia, parla di Nicola Cosentino e del progetto per la realizzazione di un termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa, in provincia di Caserta. Sono gli argomenti centrali dell’ordinanza di custodia emessa nei confronti del parlamentare di Casal di Principe. Nel provvedimento del giudice sono riportati stralci di un interrogatorio di Vassallo, ritenuto vicino alla cosca dei Bidognetti. «Si trattava - spiega il pentito - di un termovalorizzatore differente rispetto a quello della Fisia-Fibe, in quanto avrebbe dovuto essere un termovalorizzatore realizzato con finanziamenti dello stesso consorzio CE4. Era stato individuata un’area del comune di Santa Maria La Fossa. È per questo che nascono i problemi in quanto, in quel territorio, il gruppo Bidognetti non ha nessun referente, essendo la zona di Santa Maria La Fossa sotto il dominio incontrastato di Francesco Schiavone detto Cicciariello, del gruppo degli Schiavone». Al mutamento dell’area territoriale d’interesse e al conseguente mutamento del clan di riferimento degli Orsi fa seguito dunque, secondo il racconto di Vassallo, un cambiamento dei referenti criminali di Cosentino, considerato - osserva il gip Raffaele Piccirillo - da Vassallo come partner a tutti gli effetti dell’impresa mafiosa dominata dagli Orsi (titolari della Eco4). «Ne deriva - dichiara Vassallo - che Cosentino, con gli Orsi, per realizzare il progetto economico della costruzione del termovalorizzatore in Santa Maria La Fossa, lasciano il gruppo Bidognetti e "passano" con gli Schiavone». «Tale passaggio - aggiunge - è stato ovviamente incruento, in quanto rispondente esclusivamente a dinamiche di controllo territoriale già preesistenti all’interno del clan dei casalesi. In altre parole, il gruppo imprenditoriale, al fine di garantire il buon esito al suo progetto, ha seguito la geografia criminale del clan dei Casalesi. Da Sergio Orsi ho avuto una conferma di questa ricostruzione. Infatti egli mi ha spiegato che il sindaco di Santa Maria La Fossa Abbate, mentre per un verso, in maniera palese, con la popolazione contrastava il progetto di costruzione del termovalorizzatore sul territorio di Santa Maria La Fossa; per altro verso aderiva, o comunque soggiaceva, alle necessità imposte dal clan Schiavone e sosteneva il progetto di fattibilità del termovalorizzatore».

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