martedì 26 maggio 2020
Con la morte di don Orlando Bartolucci, parroco della diocesi di Pesaro, sale ancora il numero delle vittime tra i sacerdoti italiani uccisi dalla pandemia. Per loro l'omaggio del Papa.
I volti di alcuni dei sacerdoti morti in queste settimane per il coronavirus

I volti di alcuni dei sacerdoti morti in queste settimane per il coronavirus - Combo Avvenire

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La morte di don Orlando Bartolucci, 76 anni, parroco di Santa Maria Assunta di Montecchio, in diocesi di Pesaro, allunga ancora la lista dei sacerdoti uccisi dal Covid-19 dall'inizio della pandemia portandola a 120 preti diocesani.

Un pensiero ai "tanti pastori che nel mondo danno la vita per i fedeli, anche in questa pandemia, tanti, più di 100 qui in Italia sono venuti a mancare". L’aveva rivolto il Papa introducendo la Messa a Santa Marta la mattina di domenica 3 maggio, IV del tempo pasquale, dedicata al Buon Pastore. Un pensiero che si allarga “anche ad altri pastori che curano il bene della gente: i medici. Si parla dei medici, di quello che fanno, ma dobbiamo renderci conto che, soltanto in Italia, 154 medici sono venuti a mancare, in atto di servizio. Che l’esempio di questi pastori preti e ‘pastori medici’, ci aiuti a prenderci cura del santo popolo fedele di Dio”.

Nelle stesse ore da Venezia giungeva la notizia del primo sacerdote in servizio pastorale nella diocesi di san Marco deceduto per coronavirus: si tratta del salesiano don Paolo Stocco, 77 anni, 59 anni di professione e quasi 50 di sacerdozio, per 54 anni missionario in Venezuela, rientrato in Italia nel 2014 e in ultimo impegnato nelle parrocchie veneziane di Castello, in particolare San Pietro e San Giuseppe. Con il suo decesso il totale dei sacerdoti italiani morti sale a 119.

A questo elenco vanno aggiunti i religiosi impegnati in strutture della propria congregazione cui abbiamo dedicato un articolo a sé (e senza contare le suore, anch'esse al centro di un approffondimento su questo sito).

L'ormai interminabile elenco dei sacerdoti deceduti per effetto del contagio conta anche i preti morti nelle due diocesi che hanno pagato il tributo più pesante: Bergamo, con 25 preti morti, e Milano, con 13 sacerdoti portati via dal coronavirus (a entrambe è dedicato un approfondimento a parte)

Tra le vittime del Covid-19 nel clero, ci sono anche i religiosi in servizio pastorale attivo nelle parrocchie e dunque inseriti a tutti gli effetti nel clero diocesano pur facendo parte della loro congregazione religiosa. Ce lo ricorda l'ultimo decesso di questa triste serie: si tratta di padre Giuseppe Garbin, 75 anni, Giuseppino del Murialdo, da un anno viceparroco nella comunità dei Santi Martino e Rosa a Conegliano, in diocesi di Vittorio Veneto. Vicentino di origine, era stato parroco a Padova. Aveva contratto il virus come il suo confratello padre Giuseppe Manzato, suo compagno di studi e di ordinazione, che è guarito. Garbin invece non ce l'ha fatta: è morto il mattino del 28 aprile.

Dalla diocesi di Como giunge la notizia del secondo morto del 28 aprile: la vittima del Covid-19 - la quinta nella Chiesa lariana - è don Alberto Panizza, 91 anni, per 25 in servizio pastorale a Tirano, in Valtellina, dov'era decano della Collegiata, dopo che per 30 anni aveva guidato una parrocchia urbana di Sondrio, protagonista della nascita del nuovo edificio e dell'oratorio..

Due morti in due giorni. La diocesi di Novara sta pagando il suo tributo di sacerdoti morti per il contagio da Covid-19, e lo fa all'improvviso, quando pareva che la catena di morti nel clero italiano si fosse quasi arrestata. Invece la diocesi piemontese - confinante con la Lombardia - che sinora non aveva registrato vittime ha perso due preti assai noti e amati. All'alba del 24 aprile è spirato don Aldo Ticozzi, cappellano delle Monache Benedettine dell'Adorazione perpetua di Ronco di Ghiffa, per lunghi anni educatore e rettore del Seminario diocesano. Nella notte tra il 22 e il 23 aprile era morto anche don Paolo Bosio, parroco di Momo, in diocesi di Novara. Aveva 46 anni, compiuti il 3 aprile. «E’ come se mi fosse morto un figlio, anzi un fratello più giovane che era un’anima bella e limpida, generosa e tenera - ha scritto il vescovo Franco Giulio Brambilla in una commossa lettera rivolgendosi a lui -. Ricordo quando hai dovuto prendere la responsabilità della parrocchia di Momo con una successione non facile e piena di ferite. Ricordo la tua premura di tenermi sempre informato. Ricordo la pazienza di ricostruire la trama lacerata della comunità e il tessuto violato delle coscienze che si confidavano con te. E appena hai incominciato a vedere la luce, si è presentata la mano forte della malattia terribile che ti ha portato via anzitempo».

Era una figura assai nota in tutta la regione quella di don Giuseppe (Peppe) Branchesi, 81 anni, della diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Storico parroco di quest'ultima cittadina, era stato assistente spirituale di Coldiretti Marche. Il suo nome, tra le molte altre iniziaitive, è legato alla squadra di volley della Lube, che fondò negli anni 60 e che si è di recente laureata campione del mondo.

In diocesi di Bolzano-Bressanone il 24 marzo era spirato don Peter Zelger, a lungo direttore dell’Ufficio pastorale diocesano e impegnato nel mondo della comunicazione. Zelger è stato anche prevosto del duomo di Bressanone.

E' della diocesi di Cerignola la prima vittima tra i sacerdoti pugliesi: si è spento monsignor Saverio Del Vecchio, 86 anni. Oltre ai numerosi incarichi pastorali, aveva anche insegnato al Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Benevento, formando molti sacerdoti che oggi ne ricordano con affetto, come oinforma la diocesi pugliese, «l'amabile figura ancora oggi, dopo tanti anni, senza dimenticare che il Cammino neocatecumenale gli aveva dato allo stesso una nuova consapevolezza della sua vocazione battesimale e sacerdotale».

Un giovane prete stroncato dal virus: è don Enrico Bernuzzi, 46 anni, della diocesi di Tortona, morto all'alba del Lunedì dell'Angelo. Prete dal 2006, ha esercitato il suo ministero nelle parrocchie di Voghera diventando referente diocesano per la Pastorale vocazionale e il seminario. A lui e ad altri due sacerdoti era affidata l'unità pastorale che a Voghera include il Duomo e altre tre parrrocchie (Pombio, San Rocco e Risurrezione). E' il secondo prete più giovane strappato dal contagio: aveva un anno in meno don Alessandro Brignone, il sacerdote della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno morto il 19 marzo.

Aveva più del doppio dei suoi anni un altro prete morto in questa Pasqua, nelle Marche: don Luigi Angeloni, 96enne, già parroco nella frazione di Parolito di San Severino, deceduto al Covid Hospital di Civitanova Marche. Era il più anziano sacerdote dell'arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche.

Il Lunedì dell'Angelo ha visto spegnersi un prete della diocesi di Cesena-Sarsina: si tratta di don Franco Guardigni, 79 anni, per 15 parroco di Longiano. La sua salute precaria l'aveva coistretto tempo fa a ritirarsi presso la Casa del Clero e poi nella Casa di Riposo Don Baronio, struttura che ospita anche pazienti colpiti dal Covid-19.

In diocesi di Senigallia durante la Settimana Santa è spirato a 91 anni don Dario Giorgi, sacerdote diocesano ma molto legato alla spiritualità dei Cistercensi, tanto da voler essere rivestito nella bara del loro abito bianco con lo scapolare nero. Vocazione monastica, era poi entrato nel clero della diocesi di Fano per poi passare a quella di Senigallia così da essere più vicino all'amata comunità di Chiaravalle, dov'era poi tornato, ormai anziano, come ospite.

Durante la Settimana Santa a Pesaro è morto don Marcello Balducci, 61enne, malato da tempo, comunque ancora attivo in Cattedrale dove dava una mano alla pastorale. Aveva curato a lungo una rubrica di commento al Vangelo sul settimanale diocesano "Il Nuovo Amico". La Chiesa marchigiana aveva già perso tre sacerdoti. Il primo a morire era stato don Zenaldo del Vecchio, 90 anni, seguito pochi giorni dopo da don Graziano Ceccolini, 83 anni. Del 21 marzo è invece il decesso di don Giuseppe Scarpetti, 69 anni, parroco di Cristo Re a Pesaro. La quinta vittima del clero pesarese è don Orlando Bartolucci, parroco 76enne, morto nella solennità dell'Ascensione, il 24 maggio, tre settimane dopo l'ultima vittima registrata tra i sacerdoti diocesani italiani.

Un nome noto tra i morti più recenti è quello di don Renato Lanzetti, 67 anni, vicario generale della diocesi di Como, quarta vittima nel clero della Chiesa lariana. Accanto al vescovo Oscar Cantoni dal 2017 dopo vari incarichi pastorali nella provincia di Sondrio della quale era originario, è morto il mattino del Mercoledì Santo. Si aggiunge ad altri tre lutti della diocesi lombarda. Il 22 marzo era morto don Marco Granoli, 82 anni, amatissimo canonico del Santuario della Madonna di Tirano (Sondrio). Il 1° aprile poi il decesso di don Carlo Basci, 76 anni, a lungo alla guida della comunità di Menaggio, sulle sponde del Lario. Degli stessi giorni è la scomparsa di don Mario Mauri, già cappellano presso l’ospedale di Gravedona. La morte di don Alberto Panizza il 28 aprile ha portato il toitale della diocesi lariana a 5.

La diocesi di Parma ha perso 7 preti: don Giorgio Bocchi e don Pietro Montali (entrambi 89enni), don Andrea Avanzini (55 anni, contagiato probabilmente dalla madre anziana con la quale viveva) e il 94enne don Franco Minardi, che fu secondo direttore della Caritas diocesana. Martedì 17 è deceduto don Fermo Fanfoni, 82 anni. Due giorni dopo è morto don Giuseppe Fadani, 83 anni, alla guida della parrocchia di Carignano, alle porte di Parma. Il Mercoledì Santo se n'è andato don Giuseppe Canetti, 89 anni, già vicario parrocchiale di Colorno, ormai ritirato presso la Casa del Clero.

La vicina diocesi di Fidenza piange la scomparsa di monsignor Stefano Bolzoni, da fonti locali attribuita al coronavirus anche se manca la conferma ufficiale, del resto - come molti altri casi - impossibile da definire con certezza in assenza di un tampone o del referto autoptico. Ndl suo curriculum un gran numero di incrichi pastorali e diocesani: è stato, tra l'altro, parroco di Busseto e presidente della Fondazione San Donnino.

Nei giorni attorno alle Palme si era registrato il primo lutto per un prete calabrese, primo sarecdote in servizio pastorale all'estero a morire per il contagio: si tratta di don Gioacchino Basile, 60 anni, originario di Reggio Calabria, legato al Cammino Neocatecumenale, esperienza che lo portò nel 1988 a partire missionario per gli Stati Uniti dove diventò sacerdote nel New Jersey per poi fare il parroco a Porto Rico ed entrare nella diocesi di New York. E' qui che è morto, al Winthrop University Hospital, sabato 4 aprile, vigilia delle Palme.

In diocesi di Albenga-Imperia è scomparso don Ercole Turoldo della Comunità dei Canonici regolari lateranensi. Friulano, 70 anni, era in servizio pastorale ad Andora.

In diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola è morto il 24 marzo don Arnaldo Avaltroni, parroco 83enne della chiesa di San Paolo a Torrette di Fano, parrocchia di cui era alla guida dal 1972. Il 25 marzo l'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado è stata privata di don Cristoforo (Nino) Amati, 86 anni, prete dal 1957.

La diocesi di Palermo perde il suo primo prete: don Silvio Buttitta, 83 anni, figura legata alla memoria di Giovanni Paolo II, del quale custodiva una reliquia, e che è morto la sera dello stesso giorno in cui scomparve il Pontefice polacco 15 anni fa.

Primo prete morto a Vittorio Veneto: è don Corrado Forest, 80 anni, ordinato prete dall'allora vescovo Albino Luciani. «Non è male che anche qualche prete prenda questo tipo di malattia per condividere quello che vivono motte altre persone» aveva detto al suo vescovo Corrado Pizziolo durante il ricovero, secondo quanto riferiscono i media locali. A lui si aggiunge il viceparroco di Conegliano padre Giuseppe Garbin.

Primo morto in una diocesi friulana: a 85 anni è deceduto don Enrico Pagani, per 49 anni parroco di Talmassons, in diocesi di Udine.

Un lutto anche a Torino: è morto padre Bruno Castricini, 73 anni, dell'ordine dei Servi di Maria, molto popolare in città per il suo impegno pastorale in due parrocchie del centro: San Pellegrino in corso Racconigi e San Carlo nell'omonima, frequentatissima piazza.

Altre situazioni in Piemonte. Don Pierfranco Chiadò Cutin, 72enne parroco di Bosconero, morto il 31 marzo, apparteneva alla diocesi di Ivrea. Ordinato dal vescovo Luig Bettazzi, ne era anche divenato segretario particolare.

Della diocesi di Mondovì era invece don Erasmo Mazza, 90 anni, deceduto nella casa di riposo di Garessio, nella quale continuava a svolgere il suo ministero, dopo essere stato parroco per oltre mezzo secolo in varie comunità dell'Alta Val Tanaro.

Una vittima anche nella diocesi di Casale Monferrato: don Mario Devecchi, 89 anni, morto il 13 marzo, «un sacerdote buono, zelante, sempre disponibile con i fratelli, amato dalla popolazione per il carattere gioviale», come scrive la diocesi nel suo sito.

Un sacerdote morto per il virus in diocesi di Vercelli: don Fiorenzo Vittone, 81 anni, vicino al Movimento dei Focolari, per molti anni impegnato nella pastorale della salute. Collaborava ancora con il santuario della Vergine del Trompone, nella diocesi eusebiana, e viveva con la Comunità dei Silenziosi Operai della Croce.

In terra piemontese ma nella regione ecclesiastica liguere è la diocesi di Tortona che prima della morte di don Enrico Bernuzzi aveva pianto la scomparsa di don Giacomo Buscaglia, 82enne.

Ben tre i sacerdoti scomparsi in altrettanti giorni attorno a domenica 29 marzo in diocesi di Bolzano-Bressanone, due nella sola giornata di sabato 28, decessi che portano il totale a 4. Aveva 83 anni don Anton Matzneller, nato in Alto Adige, che era stato ordinato sacerdote nella diocesi austriaca di Innsbruck, incardinato poi per 45 anni in un'altra Chiesa locale d'oltreconfine, Gurk-Klagenfurt. Nel 2007 il ritorno in Italia. All'età di 71 anni si è spento don Reinhard Ebner, già missionario in Brasile, in servizio pastorale poi nelle comunità di Laives, Vipiteno e Dobbiaco. Il giorno prima era morto a 85 anni don Heinrich Kamelger, già parroco in Bassa Atesina e in Val d'Isarco. Si aggiunge a don Salvatore Tonini, 84enne di origini trentine, collaboratore pastorale a Bolzano, vicino al Movimento dei Focolari.

Quattro i sacerdoti scomparsi in diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato. L'ultimo è stato don Franco Sciaccaluga, 93enne. Decano del clero spezzino, goveda di buona salute finché non è stato contagiato dal Covid. Esperto e cultore di canto gregoriano, ha anche diretto il coro in cattedrale. Prima di lui era mancato don Giovanni Tassano, 83 anni, direttore del Centro missionario diocesano, primo "fidei donum" della diocesi del Levante ligure, parroco in Burundi per 17 anni e per altri 8 in Congo, realtà nelle quali ha superato epidemie, guerre e povertà estrema. Si aggiunge ai due lutti recenti per don Piergiovanni Devoto, 76 anni, parroco e latinista insigne; e don Nilo Gando, 89 anni, nato a Monterosso, parroco in varie comunità e in ultimo assistente diocesano delle Confraternite.

Cremona perde il suo nono prete, ed è una figura molto nota in diocesi: don Alberto Franzini, 72 anni, parroco della Cattedrale. Nato a Bozzolo, il paese di don Primo Mazzolari, del quare era stato anche chierichetto, aveva ricoperto uin gran numero di incarichi di responsabilità in diocesi, tra i quali quello di direttore del settimanale diocesano "La Vita Cattolica". Due perdite precedenti hanno riguardato altrettante figura di fidei donum cremonesi che hanno speso una parte significativa della loro vita in missione. Si tratta di don Arnaldo Peternazzi, 86 anni, 12 dei quali trascorsi in Brasile; e di don Francesco Nisoli, 71enne, che nel grande Paese sudamericano ha passato addirittura 30 anni. Il primo, grave lutto per la diocesi lombarda era stato quello del giornalista don Vincenzo Rini, grande amico di Avvenire, protagonista della storia dei media cattolici italiani, 75 anni, seguito a breve dalla morte di don Mario Cavalleri, ben 104 anni, per un trentennio alla guida della “Casetta”, realtà di accoglienza per poveri, tossicodipendenti e profughi. A loro si sono aggiunti pochi giorni dopo monsignor Giuseppe Aresi, 91 anni, canonico onorario e poi penitenziere della Cattedrale, e don Albino Aglio, 93 anni, dal 1993 al 2002 parroco di Sant'Imperio, in città. Addio anche a don Achille Baronio (84 anni) confessore in cattedrale, ex parroco di vari paesi, ora presso la Parrocchia di Sant'Abbondio in Cremona; e a don Vito Magri, 88enne, morto presso la Fondazione Caimi di Vailate. Sacerdote cooperatore di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio per 11 anni, era e poi rimasto presso il santuario mariano fino al 2017. Il vescovo lo ricorda per «l'’impegno quotidiano nella preghiera per la nostra Chiesa».

Tre i lutti della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. L'ultimo lutto è quello di don Efrem Giovanelli, parroco emerito di Borzano d’Enza, Compiano e Vedriano. Aveva 81 anni, era stato anche maestro elementare. Prima di lui, alla morte di don Guido Mortari, 83 anni, per mezzo secolo alla guida della stessa parrocchia cittadina, Sant'Agostino, è seguita quella di don Emilio Perin, 91enne storico parroco (dal 1969 al 2006) di Gesù Buon Pastore a Reggio. Vicentino di origine, era sacerdote da 68 anni. Di lui sui ricorda che guidò la parrocchia cittadina quando ancora la chiesa era ospitata nell'ex stalla di una casa colonica, costruendo di fatto la comunità della quale si può dire che conosceva tutti.

A Brescia sono morti in tre: don Giuseppe Toninelli, 79 anni, una lunga vita di ministero in tante parrocchie, e monsignor Domenico Gregorelli, 86 anni, ordinato a Firenze, poi passato a Fermo (dov'era stato canonico della cattedrale dal 2003) e dal 2008 era in diocesi di Brescia. Morto anche don Giovanni Girelli, 72 anni, in servizio nell’unità pastorale di Orzinuovi, cittadina falcidiata dal Covid–19.

Era della diocesi di Pavia don Luigi Bosotti, della Comunità Casa del Giovane. 70 anni, ha dedicato tutta la vita ad accompagnare nella vita e nella fede le giovani generazioni.

Un totale di 6 preti strappati dal virus in diocesi di Piacenza-Bobbio, che piange don Paolo Camminati, 53 anni, a lungo responsabile della pastorale giovanile, protagonista di alcune Gmg, già collaboratore di Avvenire, ora assistente spirituale dell'Azione Cattolica diocesana (qui potete leggerne un ricordo più approfondito). Dolore anche per la morte di don Giuseppe Castelli, 85 anni, pioniere delle missioni diocesane in Brasile. Partito per Paragominas nel 1964, dove rimase 11 anni, dopo un periodo come parroco a Piacenza tornò in missione alla fine degli anni Novanta, per poi rientrare in patria. Figura assai nota nella sua diocesi per l’impegno accanto ai più emarginati è quella di don Giorgio Bosini, 79 anni, fondatore del Ceis locale (oggi associazione La Ricerca onlus), già molto malato e del quale dunque è ancora difficile ricondurre con certezza la morte al virus, al pari dei due gemelli don Mario e don Giovanni Boselli, 87 anni, incredibilmente morti a pochi giorni di distanza. Certamente ucciso dal contagio don Giovanni Cordani, 83 anni, parroco di Rivergaro, a lungo insegnante.

Della diocesi di Lodi, con 4 morti, era don Carlo Patti, 66 anni, parroco di Borghetto Lodigiano e Casoni dove era appena arrivato, nell'ottobre 2019; don Gianni Cerri, spirato a 85 anni; don Giovanni Bergamaschi, che si è spento a 85 anni presso la Casa di riposo di Sant'Angelo Lodigiano dove risiedeva dal 2017; e don Bassiano Travaini, 88 anni, collaboratore pastorale a Sant'Angelo Lodigiano, attivamente impegnato a servizio degli ammalati e degli anziani della città.

A Mantova una vittima: è spirato don Antonio Mattioli, 74 anni, già rettore del Seminario diocesano.

Nei primi giorni della pandemia Trento ha pianto un sacerdote anziano ma ancora dinamico come don Luigi Trottner, 86 anni, parroco di Campitello in Val di Fassa.

E' stata la diocesi di Salerno-Campagna-Acerno a dover contare il primo sacerdote del Sud morto a causa del contagio. Si tratta del parroco di Caggiano don Alessandro Brignone, appena 45 anni, è morto nella notte tra 18 e 19 marzo all'ospedale di Polla.

Al Sud ha perso la vita anche don Antonio Di Stasio, 85 anni, parroco della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia.

La diocesi di Nuoro aveva registrato il primo sacerdote sardo ucciso da coronavirus (ma ora si è aggoiunto un secondo prete): don Pietro Muggianu, uno dei due preti diocesani colpiti dal virus che si trovavano in rianimazione. Nato a Orgosolo, 83 anni, canonico onorario del Capitolo della Cattedrale, tra i suoi innumerevoli incarichi pastorali sia sul territorio barbaricino sia in Curia merita di essere ricordato il suo servizio come insegnante nei licei. A lui si è poi aggiunto don Giovanni Melis, 72 anni. Sposato, diacono permanente, rimase vedovo. Divenne sacerdote nel 2004. E' stato vice parroco di San Paolo in Nuoro, poi parroco di Sarule e Lodè (2012-2016). Negli ultimi anni collaborava nelle parrocchie di San Francesco e di San Paolo a Nuoro.

Dai profili dei preti diocesani (o in servizio presso struetture pastorali della diocesi) emergono ormai almeno cinque tratti comuni: la popolarità del nostro clero (la gran parte dei preti sono morti contagiandosi perché sono rimasti in mezzo alla gente anziché pensare a mettersi in salvo, i pochi altri erano in case di riposo); la capillarità della presenza di comunità in quartieri di città ma anche in piccoli e minuscoli centri in cui il prete è custode della memoria condivisa, partecipe del passaggio di tesimone e di valori tra generazioni; la fedeltà a un luogo, spesso per decenni (ci sono parroci rimasti in una comunità per quasi 40 anni); l'umiltà di uno stile di servizio nel nascondimento più assoluto, fino a una morte in solitudine; e la preziosità di presenze che la gente scopre essere indispensabili, specie quiando la lontananza coatta - o la morte - li privano di una persona sempre cara, vicina, disponibile.

Per segnalare aggiornamenti sui sacerdoti e i consacrati scomparsi per effetto del contagio: f.ognibene@avvenire.it. Grazie

(Hanno collaborato Chiara Genisio, Barbara Sartori, Diego Andreatta, Egidio Banti, Maria Chiara Gamba, Maria Cecilia Scaffardi, Emilia Flocchini)

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