venerdì 14 novembre 2008
Dopo quasi undici ore di camera di consiglio chiuso uno dei processi sui disordini del 2001. E scoppia la polemica. 
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I vertici della polizia assolti e condannati 13 agenti: si è concluso così ieri sera, con la sentenza arrivata dopo quasi undici ore di camera di consiglio, il processo per l’irruzione nella scuola Diaz di Genova. Respinte la maggior parte delle richieste di pena formulate dalla pubblica accusa contro 28 dei 29 poliziotti finiti alla sbarra e quantificate in 108 anni di reclusione. I reati contestati andavano dalla calunnia al falso ideologico, dall’arresto illegale al falso ideologico, dalle lesioni alla violazione della legge sulle armi, dalla violenza privata all’abuso su detenuti. Assolti quindi Giovanni Luperi, l’attuale capo del Dipartimento di analisi dell’Aisi (ex Sisde) che nel 2001 era vice-direttore dell’Ucigos, Francesco Gratteri, il capo dell’Anticrimine che all’epoca del blitz era direttore dello Sco, Gilberto Caldarozzi, sette anni fa vice-direttore Sco e attuale direttore del servizio centrale operativo della polizia, e Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese. Per loro i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini avevano chiesto quattro anni e mezzo in quanto ritenuti colpevoli di calunnia, falso e arresto illegale. Ai tredici condannati, tutti agenti e dirigenti appartenenti al Settimo nucleo sperimentale del reparto mobile di Roma, sono stati inflitti un totale di 35 anni e sette mesi di carcere, tra loro i due agenti finiti sotto accusa per aver portato all’interno della scuola due bombe molotov. «Sconfitto il teorema della Procura», ha commentato l’avvocato Alfredo Biondi, che ieri mattina era stato l’ultimo a prendere la parola in difesa di Pietro Troiani e Alfredo Fabbroccini. «Siamo lieti che la giustizia ordinaria riconosca una verità nota a tutti e cioé che al vertice della Polizia ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni», ha sottolineato il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. «Nessun complotto, la polizia è sana», ha tuonato il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. La pubblica accusa non ha voluto anticipare la decisione sull’eventuale impugnazione della sentenza alla lettura della quale in aula si sono levate anche delle proteste. Qualcuno dal pubblico ha gridato: «Vergogna!». «È triste constatare che si è verificato tutto quello che era previsto: in questo Paese si è fatta un’amnistia a senso unico su Genova», ha detto Luca Casarini, uno dei leader del movimento che sfilò nelle strade di Genova. Queste le condanne: 4 anni a Vicenzo Canterini, ex capo Reparto Mobile di Roma, 2 anni a Michelangelo Fournier, ex vice di Canterini, 3 anni a Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emilio Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone; 3 anni anche a Pietro Troiani, due anni e sei mesi a Michele Burgio, un mese a Luigi Fazio. Assolti, invece, Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi, Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Salvatore Gava. Per Alfredo Fabbrocini anche i pm avevano chiesto l’assoluzione. Il blitz finito sotto la lente della magistratura risale alla notte del 21 luglio 2001 e interessò l’edificio scolastico che il Comune aveva concesso ai no global giunti da tutta Europa. In seguito all’irruzione i feriti furono più di sessanta, alcuni dei quali in gravi condizioni e anche in coma. Tra questi il giornalista inglese Mark Covell, ieri in aula, che subì lesioni alla testa. Novantatré invece i no global arrestati, che però vennero tutti prosciolti. Quella notte furono sequestrate due bottiglie molotov che, in realtà, erano state trovate in corso Italia e poi trasferite alla Diaz facendole apparire nella disponibilità dei contestatori. Nel corso del processo fece scalpore la testimonianza di uno dei funzionari imputati, Michelangelo Fournier, che parlò di «macelleria messicana», spiegando di non aver fatto un’ammissione tale prima in quanto attaccato alla divisa che indossava e per spirito di corpo.
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