giovedì 31 agosto 2017
Il cardinale presidente della Cei oggi in visita a Visso, San Severino Marche, Tolentino, Camerino, Macerata e molte frazioni. Partecipazione al dolore, ma anche volontà di aiutare la rinascita
Il cardinale Bassetti con il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi e il vescovo Nazareno Marconi nella basilica di San Nicola

Il cardinale Bassetti con il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi e il vescovo Nazareno Marconi nella basilica di San Nicola

Deve andarsene e, poco prima, quasi si emoziona. «Vado via con nostalgia da queste macerie… Vado via con nostalgia» dice, sotto voce. Il cardinale Gualtiero Bassetti ha sul volto la tristezza e la speranza. E da questi due giorni si porta via «una profonda esperienza di umanità», oltre a una convinzione: «Più si condivide quello che siamo e quello che abbiamo, più ci si arricchisce. Io ho cercato di dire qualche parola di consolazione alla gente, ma è stata più la ricchezza e il conforto che ho ricevuto». Girando oggi Visso, San Severino Marche e Tolentino, Camerino e Macerata e molte frazioni (dopo aver visitato ieri mercoledì Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, Montegallo e le loro genti).

Un’esperienza profonda davvero di umanità. Due giorni nei quali ha incontrato macerie, dolori, solitudini, stanchezze, ma anche ricostruzioni, fiducia e nessuna voglia di arrendersi. Nei quali tanta gente ha voluto stringergli la mano, raccontargli quel che ha passato e perso e quello che desidera per domani. Qualcuno, fra loro, ha detto al presidente della Cei che da queste parti si devono ricostruire le case e anche le persone. «Certo, bisogna partire dalle persone per arrivare alle comunità», spiega monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche. Ha accompagnato Bassetti nella mattinata di ieri ed è contento, «il cardinale ha potuto rendersi conto della reale, drammatica situazione delle nostre comunità». Non usa la parola «comunità» a caso, l’arcivescovo, perché il cardinale ha visto e parlato anche con sindaci, prefetti, forze dell’ordine e tanti rappresentanti delle istituzioni locali.

A Visso, ma anche a Tolentino, per esempio, indossa un normale caschetto prima e poi quello donatogli dai Vigili del fuoco, ed entra in abitazioni e chiese semidistrutte e inagibili. Vuole vedere, capire, toccare cos’è accaduto. Così, «attraversando l’Appennino – dirà poi Bassetti in serata, nella sua omelia, celebrando a Macerata la Messa che chiude il suo viaggio nei luoghi dell’Italia centrale martoriati dai terremoti – non si può non rimanere impressionati dalla dimensione del lutto». Quello «per la perdita dei propri familiari, amici e conoscenti», ma anche quello «per la distruzione dei propri paesi. Luoghi bellissimi, carichi di storia e umanità, oggi caratterizzati da case distrutte, strade coperte di macerie, luoghi di culto crollati o chiusi».

E se in questi mesi «abbiamo partecipato con commozione al dolore delle popolazioni colpite dal sisma – va avanti il presidente della Cei – abbiamo però anche sperimentato la carità operosa della popolazione italiana che si è fatta volontaria per aiutare chi aveva perso tutto e ha accolto chi non aveva più una dimora». Ecco, proprio «da questi gesti può rinascere, senza dubbio, la vita futura di una comunità». Fermo restando che tutto questo non può bastare, perché occorre finalmente lo sforzo definitivo: riconoscere «come assoluta priorità, nell’agenda pubblica del Paese, la salvaguardia e la messa in sicurezza del meraviglioso e difficile territorio italiano, dei suoi borghi, delle sue città e anche di tutte le sue opere d’arte». Priorità che in realtà è ormai addirittura «un’urgenza non più rimandabile per il bene della popolazione italiana, affinché le lacrime di oggi non siano, un’altra volta, le lacrime di domani».

A Macerata con Bassetti c’è il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo emerito di Ancona-Osimo. «Questo è il tempo della pazienza e dell’impegno» aggiunge Menichelli, che esprime «grande gratitudine al cardinal Bassetti per la sua visita». È presente il vescovo, monsignor Nazzareno Marconi: qui è la festa del santo patrono della città, san Giuliano l’Ospitaliere, ed è proprio davanti alla cattedrale che si celebra la Messa alla quale poi segue un corteo religioso proprio in onore del santo.

Bassetti è stanco, ma contento. Il motivo lo aveva in fondo spiegato in mattinata, a Pieve Torina (nel maceratese): «Essere vicini a chi soffre, rendersi conto di persona e concretamente, quando si parla con chi è stato sotto le macerie, quando ti parla chi ha perso tutto, è diverso da sentire dai mezzi d’informazione. E noi pastori della Chiesa dobbiamo avere questi contatti diretti con chi soffre».


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