mercoledì 31 ottobre 2018
Almeno trecento i morti. Due bombe sulla maratona di Boston: tre le vittime. Napolitano rieletto al Colle. La morte del cardinale Tonini
La bare delle vittime del naufragio di Lampedusa allineate in un hangar dell’aeroporto (Ansa)

La bare delle vittime del naufragio di Lampedusa allineate in un hangar dell’aeroporto (Ansa)

Affermare che il 2013 sia stato un anno destinato a restare nella storia è dire una cosa scontata: quando mai un Papa si dimette? Rarissimi e controversi i casi di rinuncia di un sommo pontefice, tanto che l’ultimo a lasciare il soglio di Pietro era stato Pietro Angelerio da Morrone, Celestino V, nel 1294, altri tempi. Il 2013 ci consegna invece a sorpresa le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco, un Papa che appena insediato in Vaticano si mette con grande lena al lavoro. Il 29 giugno pubblica la sua prima enciclica Lumen fidei, l’8 luglio va a Lampedusa dove non si interrompe l’arrivo di migranti, il 22 luglio torna al di là dell’Atlantico per presenziare alla Giornata mondiale della gioventù di Rio, il 4 ottobre è ad Assisi e dieci giorni dopo si reca in visita al Quirinale ospite del presidente Napolitano. Il 25 novembre sarà invece lui ad accogliere in Vaticano un capo di stato, il russo Vladimir Putin. Il giorno prima Francesco ha presentato l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, documento del magistero che segna la chiusura dell’anno della fede.

Abbiamo detto di Napolitano. Negli annali della repubblica italiana non era mai accaduto che un presidente giunto alla scadenza del mandato settennale venisse rieletto. Con Giorgio Napolitano - altra singolarità del 2013 – la tradizione si interrompe, ma il voto che lo riconferma (20 aprile) è una mossa obbligata: nel marasma della politica i grandi elettori non riescono a individuare una scelta alternativa. Napolitano dunque rimane, ma si capisce che il suo è un incarico a termine. Dovendo scegliere con urgenza una personalità cui affidare l’onere di dare vita a un nuovo governo designa Enrico Letta, che riceve il mandato il 24 aprile e presta giuramento il 28. Nasce di fatto un governo di grande coalizione, anche questo fatto inedito nella storia repubblicana. Dopo la fine anticipata della XVII legislatura ci sono state le elezioni politiche il 25 febbraio, ma nessuno dei due contrapposti schieramenti (centrodestra e centrosinistra) ha ottenuto nelle urne i consensi necessari a governare da solo. Bisogna fare di necessità virtù, e Letta ci prova con molto impegno.

Le cronache di quest’anno non risparmiano il solito rosario di violenze e di sciagure, ovunque nel mondo. Il 27 gennaio un incendio in una discoteca nello stato brasiliano del Rio Grande del Sud provoca 242 morti. Il 25 febbraio – sembra fantascienza – esplode un meteorite sopra i cieli della Russia e i feriti sono quasi 1500. Il 15 aprile scoppiano due ordigni mentre è in corso la maratona di Boston: 3 morti e 170 feriti. È il 7 maggio quando una nave in manovra, la Jolly Nero, urta la torre dei piloti del porto di Genova. Il manufatto crolla, sotto le macerie i soccorritori troveranno 9 morti e 4 feriti; due i dispersi. Lo sgomento del paese è enorme, le polemiche che seguiranno all’incidente non si sono ancora spente a cinque anni di distanza.

Si muore anche sui treni (il deragliamento di un convoglio a Santiago di Compostela, Spagna, il 24 luglio fa 79 vittime e 140 feriti) e lungo le strade. Terribile la sciagura del 28 luglio lungo l’autostrada Napoli-Canosa: nei pressi di Monteforte Irpino un pullman sfonda il guard-rail e precipita nella scarpata sottostante. I morti sono 40, una vera strage. Ma qui da noi il capitolo sciagure non è ancora chiuso perché il 3 ottobre nelle acque di Lampedusa si incendia un natante di disperati, migranti che cercano di raggiungere le nostre coste. Il fuoco è incontrollabile, le vittime sono almeno 300. Nell’Italia sotto choc le autorità proclamano una giornata di lutto nazionale, il 12 ottobre. Il 18 novembre la Sardegna è in ginocchio sotto l’offensiva del ciclone Cleopatra con le sue piogge torrenziali. La zona di Olbia è la più duramente colpita, il bilancio è di 18 morti.

Dall’estero in pillole: il 12 marzo le isole Falkland decidono con un referendum di rimanere sotto la sovranità inglese; il 1 luglio la Croazia entra nell’Ue; il 3 luglio in Egitto viene deposto Morsi e prende il potere Al Sisi; il 21 luglio il re dei belgi Alberto abdica a favore del figlio Filippo, il 22 settembre le elezioni politiche in Germania confermano la coalizione guidata da Angela Merkel; il 5 dicembre se ne va 94enne Nelson Mandela, ex presidente del Sud Africa uscito dagli anni bui dell’Apartheid.

Due eminenti figure italiane vengono a mancare nel 2013. Il 6 maggio, a 94 anni, si spegne Giulio Andreotti, personalità di spicco della politica per tutta la seconda metà del XX secolo, ministro e varie volte presidente del consiglio. Il 28 luglio Avvenire è in lutto per la scomparsa del cardinale Ersilio Tonini, 99 anni, già arcivescovo di Ravenna. Se ne va un grande amico di questo giornale, del quale Tonini è stato penna autorevole nonché presidente del consiglio di amministrazione negli anni forse più difficili per la sopravvivenza della testata cattolica.

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