I social creano dipendenza? La difesa (debole) di Zuckerberg in tribunale

Il fondatore di Facebook ha negato che massimizzare il tempo degli utenti su Instagram fosse l'obiettivo delle piattaforme
February 20, 2026
I social creano dipendenza? La difesa (debole) di Zuckerberg in tribunale
@REUTERS
Un’azienda dovrebbe aiutare, ignorare o approfittare delle persone «meno fortunate in termini di opportunità educative» o provenienti da contesti difficili? È la domanda provocatoria che l’avvocato dell’accusa, Mark Lanier ha posto in tribunale a Mark Zuckerberg, Ceo di Meta Platforms, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp con oltre 3,5 miliardi di utenti nel mondo. «Penso che un’azienda ragionevole dovrebbe cercare di aiutare le persone che utilizzano i suoi servizi» ha risposto il fondatore di Facebook, uno dei creatori di Internet come lo conosciamo oggi, andando per la prima volta a difendersi davanti alla Corte Suprema di Los Angeles. Ma i bambini e i ragazzi considerati vulnerabili sono stati aiutati e protetti nel loro sviluppo psico-sociale dalle piattaforme social?
L’immenso problema della dipendenza dai social media tra bambini e adolescenti è al centro del dibattito mediatico e legale negli Stati Uniti. E alla fine di gennaio è iniziato il primo storico processo-pilota nell’ambito del quale una giovane donna e la sua famiglia stanno cercando di dimostrare che le applicazioni dei social media, al di là dei contenuti in sé, sono specificamente progettate per creare dipendenza, per incoraggiare un consumo incontrollato da parte dei più giovani.
L’apparizione di Zuckerberg in tribunale – la sua prima testimonianza sulla sicurezza dei minori davanti a una giuria – era molto attesa. Meta Platforms, assieme Alphabet Inc., proprietaria di YouTube, è stata accusata di indurre i giovani a usare le sue App, ca usando problemi di salute mentale che hanno portato ad ansia, depressione, disturbi alimentari e autolesionismo.
Il primo, tra i temi più controversi affrontati in aula, che sta catturando da mesi oramai l’attenzione di numerosi governi in tutto il mondo, riguarda proprio il limite di età da introdurre per accedere ai social network. «Se vogliamo avere successo con gli adolescenti, dobbiamo coinvolgerli fin da preadolescenti», si leggeva in una presentazione interna di Instagram del 2018. Dal 2019, l’età minima per l’accesso ai social è di 13 anni, eppure l’avvocato della vittima, Lanier ha dimostrato che il 30% degli utenti della piattaforma negli Stati Uniti, in totale quattro milioni, abbia un’età compresa tra i 10 e i 12 anni.
Zuckerberg ha continuato a difendere con forza la sua azienda, sottolineando che Instagram non ha mai permesso l’accesso agli utenti con meno di 13 anni e sostenendo di aver nel corso del tempo migliorato il sistema di identificazione degli utenti minorenni.
Rispetto alle critiche relative al fatto che la querelante Kaley G.M., abbia iniziato a usare IG all’età di 9 anni, la posizione è stata netta: «La politica dell’azienda è sempre stata chiara» sul limite di età per l’accesso degli utenti. Secondo il suo Ceo, Meta Platforms nulla può, se le persone mentono sull’età pur di accedere ai social network: «La responsabilità di verificare l’età degli utenti dovrebbe ricadere sui produttori di dispositivi mobili».
L’avvocato dell’accusa Lanier ha mostrato alla giuria anche alcune e-mail del 2014 e del 2015 nelle quali veniva menzionato tra gli obiettivi dell’azienda proprio il tempo trascorso su Instagram. E un documento del 2022 elencava tra i «traguardi» di Instagram per gli anni a venire l’aumento graduale del tempo che gli utenti trascorrevano quotidianamente sull’App da 40 minuti nel 2023 a 46 minuti nel 2026.
«Se state cercando di affermare che la mia precedente testimonianza (al Congresso, ndr) non era accurata, sono fortemente in disaccordo» si è difeso Zuckerberg: sebbene Meta in precedenza avesse obiettivi legati alla quantità di tempo che gli utenti trascorrevano sull’App, in seguito l’azienda ha cambiato approccio concentrandosi su come offrire una buona esperienza sulla piattaforma: «Se – ha proseguito il multimiliardario americano – le persone troveranno i servizi più gradevoli, uno degli effetti collaterali sarà che li utilizzeranno di più».
La testimonianza di Zuckerberg arriva circa una settimana dopo la deposizione sul banco dei testimoni del Ceo di Instagram, Adam Mosseri: in quell’occasione ha contestato che gli utenti possano essere considerati «clinicamente dipendenti» e definito l’elevato utilizzo di Instagram da parte dei bambini come «uso problematico», simile a un utilizzo prolungato della tv. Eppure, molti ricercatori hanno già documentato le conseguenze dannose dell’uso compulsivo dei social tra i giovani e nel conempo i legislatori di tutto il mondo sono già al lavoro per comprendere come limitarne l’impatto.

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