L’imprenditore riscrive a Trump «L’unica speranza è la sua grazia»
Prosegue la travagliata vicenda di Idronaut che abbiamo già raccontato su Avvenire. Graziottin, titolare dell’azienda nella lista nera Usa per sospetta violazione dell’embargo verso la Russia: «Forse Trump viene per le Olimpiadi, così ci ho riprovato»

«La nostra sola speranza è di ottenere la grazia dal presidente Donald Trump»: sono le ultime parole scritte in una lettera inviata ieri da Flavio Graziottin al presidente degli Stati Uniti attraverso il canale delle richieste sul sito ufficiale della Casa Bianca. Nessuna perifrasi neppure nel titolo del documento, “Request for clemency”. È l’ultimo tentativo di ottenere ascolto da parte dell’imprenditore 82enne Graziottin, fondatore e amministratore unico di Idronaut Srl, l’azienda italiana che il 23 agosto 2024 è stata inserita nella black list dell’Ofac (Office of Foreign Assets Control) del Dipartimento del Tesoro statunitense, con l’accusa di non aver rispettato l’embargo verso la Russia. Da allora Graziottin ha iniziato la sua lotta per la sopravvivenza, una vicenda di cui avevamo già raccontato nelle pagine di Avvenire.
L’azienda, con sede a Brugherio (Mb), è attiva da circa 44 anni nella produzione di sonde per il monitoraggio della qualità delle acque. La misura adottata dall’Ofac contesta a Idronaut di aver facilitato l’approvvigionamento di strumentazione scientifica a favore della Russia. In particolare, avrebbe aggirato l’embargo attivo dal 2022 verso la Russia vendendo la sua sonda alla Shanghai Oceanen, un’azienda cinese a sua volta sanzionata che avrebbe fatto da intermediaria per la spedizione dell’attrezzatura alle russe Technopole e Shirshov Institute. Graziottin ha sempre sostenuto che i rapporti con le controparti si fossero esauriti prima del loro inserimento nella lista nera e ha provato a difendersi su più fronti, sia fornendo tutta la documentazione richiesta all’Ofac – che ha però deciso di lasciare Idronaut nella black list – sia rivolgendosi al Consiglio di Stato italiano per chiedere formalmente di accedere agli atti che l’avrebbero potuto incriminare: cosa che finora non ha ottenuto. Nessuna di queste strade ha portato risultati. Intanto, però, dalla sanzione sono derivati il blocco dei conti correnti personali e societari, l’interruzione di servizi assicurativi e finanziari, difficoltà nei pagamenti in dollari e nei rapporti con i trasportatori.
Una vicenda che ora Graziottin ricostruisce passo passo nella lettera inviata a Trump. Perché, dunque, una richiesta di clemenza proprio ora? «Mi è venuto in mente – ci confessa Graziottin – quando ho letto la notizia di una possibile visita di Trump in Italia in occasione della finale delle Olimpiadi. Ho pensato che forse così in qualche modo sarei riuscito finalmente a fare arrivare la mia richiesta direttamente nelle mani del presidente». Non è la prima volta che scrive a Trump, e già allora non nutriva molte speranze di una risposta. Nella lettera, ora l’imprenditore ribadisce di non aver effettuato vendite a soggetti già sanzionati. La richiesta dunque è semplice: «Che mi si cancelli da quella black list per riacquistare i miei diritti», ossia di poter recuperare piena capacità bancaria e commerciale. «Speriamo che la nostra posizione possa essere riconsiderata; in caso contrario saremo costretti a chiudere definitivamente l’azienda e interrompere l’assistenza a circa 5.000 sonde in tutto il mondo, abbandonando tutti i nostri scienziati», si legge infine nel testo.
Sul piano giudiziario alcune Ordinanze del Tribunale di Monza hanno disposto lo sblocco parziale di alcune somme, ma è ancora in corso il contenzioso con una banca che gli avrebbe bloccato 6,5 milioni di euro per paura di finire anch’essa nella lista. «Non abbiamo perso nessuna delle molte cause – sostiene – ma non abbiamo ottenuto risultati concreti». Sul piano umano, «parenti e amici mi trattano ancora come un appestato, ma non mi sento depresso, sono arrabbiato!». L’azienda, ridimensionata nell’organico e con parecchie difficoltà, continua l’attività: «Non mi arrenderò, anche se dovessi restare l’ultimo addetto dell’Idronaut».
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