Angel, Lily e le altre donne di domani: storie di bambine in lotta per i propri diritti
Dalle palestre alle aule scolastiche, dai quartieri difficili delle città italiane fino alle realtà più fragili del mondo, ci sono piccole donne che combattono per la dignità femminile. In occasione dell'8 marzo le abbiamo incontrate

Coumba, Angel, Loujain, Maxima, Rose, Basma, Naima: alcune sono poco più che bambine, altre ragazze. Ciascuna di loro ha misurato sulla propria pelle cosa significhi essere donne, quanto possa essere difficile fin da piccole. Chi drammaticamente, incontrando abusi e soprusi. Chi nella normalità di ogni giorno, a scuola, in palestra, in strada. Per celebrare, anche noi, la Giornata internazionale della donna abbiamo scelto di parlare di loro e con loro dei diritti delle bambine. Perché sono le cittadine di domani, e meritano tutta la nostra attenzione. E perché quest’anno “Avvenire” festeggia i primi 30 anni di Popotus, la testata di informazione per i più piccoli. I diritti delle bambine, dunque. Violati in tante parti del mondo, dove la povertà, l’ignoranza, le tradizioni impediscono loro di realizzare il proprio percorso di libertà. In Afghanistan, dove l’istruzione è vietata dopo i 12 anni, in Nigeria dove prospera il fenomeno delle piccole domestiche, sulle rotte dell’emigrazione, dove le ragazze soffrono disagi e rischi specifici, nei tanti Paesi africani dove ancora si praticano le mutilazioni genitali femminili. Ma anche in Italia, dove le donne sono ancora poco rappresentate dalla politica (nonostante sempre più spesso vi accedano con incarichi amministrativi), dove non sempre tutti gli sport o tutti i percorsi di studio alle donne sono accessibili, dove manca ancora un’educazione alla parità di genere che sia articolata e approfondita nelle scuole. Eppure anche dalle bambine e dalle ragazze arriva il cambiamento. Non solo vittime delle violazioni dei loro diritti e delle loro libertà, ma anche protagoniste. Così le storie che abbiamo raccolto e che trovate elencate qui sotto, ognuna da cliccare e da leggere per intero, descrivono la traiettoria straordinaria di piccole donne coraggiose che, non importa l’età e la grandezza degli ostacoli che si sono trovate davanti, si sono impegnate e si impegnano perché il loro futuro (e quello di tutte le altre donne di domani) sia diverso.
Una storia, un diritto
IL DIRITTO DI STUDIARE: Angel Raha, 26 anni, afghana. All’arrivo dei taleban - agosto 2021 - era in Pakistan a studiare. Non ha potuto rientrare e nel frattempo alle ragazze è stata vietata la scuola. Così lei ha iniziato a fare lezione online. «Attraverso internet apro spiragli nel muro della prigione in cui hanno rinchiuso la popolazione femminile. Nella speranza di allargarli un po’ alla volta, finché le barriere crolleranno».
IL DIRITTO DI CONTARE: Lojain Ameri, 13 anni, torinese. Ha appena concluso il suo mandato da prima cittadina “junior”. Durante il suo mandato ha fatto ergere la prima statua dedicata a una donna nella sua città, in memoria di Giulia Di Barolo. «Ci servono buoni esempi. Di fronte a chi non capisce, a chi rifiuta la parità dei diritti, a chi respinge la nostra libertà, noi ragazze dobbiamo farci valere in ogni ambito, anche piccolo, per cambiare le cose».
IL DIRITTO D’ESSERE PROTETTE: Maxima Lava Suleima, siriana. Aveva 14 anni quando è fuggita dalla Siria in guerra. Ha rischiato la vita nell’Egeo, poi ha attraversato i Balcani a piedi. Ora vive in Olanda: «Accolgo chi è in marcia».
IL DIRITTO ALLA SICUREZZA: Naima, 20 anni, genovese. È impegnata nel Movimento Giovani di Save the children, che quando era bambina l’ha accolta nel suo Punto luce di Genova e l’ha fatta sentire a casa. Dopo un corso di formazione in un Centro antiviolenza, va a parlare con le ragazze nelle scuole. «Restituisco quello che ho ricevuto quando ero piccola: ascolto, comprensione, sostegno. Alle ragazze serve questo per non sentirsi sole».
IL DIRITTO A NON ESSERE VIOLATE: Coumba, 21 anni, senegalese. È la prima della sua famiglia che è stata sottratta alle mutilazioni genitali femminili (FGM).
lL DIRITTO A FARE SPORT: Basma, 18 anni, milanese. È campionessa nazionale di boxe thailandese, uno sport che nel nostro Paese è quasi unicamente praticato dai maschi. «E infatti i ragazzi me lo fanno sempre notare, sia a scuola sia in palestra, soprattutto con delle battute». «La verità è che questo sport mi fa sentire me stessa. Ogni ragazza dovrebbe buttarsi in quel che vuole fare. Se ascoltiamo sempre i giudizi degli altri, non combiniamo niente».
IL DIRITTO A NON ESSERE SFRUTTATE: Rose, nigeriana. In Nigeria quasi 25 milioni di bambini, quasi sempre femmine, sono stati coinvolti in lavori domestici. Rose E. è stata una di loro. «Avevo 6 anni quando ho iniziato. Non c’era un orario di servizio, mi svegliavo presto e lavoravo finché c’era da fare. In caso di errori mi picchiavano». Oggi Rose ha 40 anni e come volontaria aiuta le bambine a uscire dalla schiavitù.
IL DIRITTO DI CONTARE: Lojain Ameri, 13 anni, torinese. Ha appena concluso il suo mandato da prima cittadina “junior”. Durante il suo mandato ha fatto ergere la prima statua dedicata a una donna nella sua città, in memoria di Giulia Di Barolo. «Ci servono buoni esempi. Di fronte a chi non capisce, a chi rifiuta la parità dei diritti, a chi respinge la nostra libertà, noi ragazze dobbiamo farci valere in ogni ambito, anche piccolo, per cambiare le cose».
IL DIRITTO D’ESSERE PROTETTE: Maxima Lava Suleima, siriana. Aveva 14 anni quando è fuggita dalla Siria in guerra. Ha rischiato la vita nell’Egeo, poi ha attraversato i Balcani a piedi. Ora vive in Olanda: «Accolgo chi è in marcia».
IL DIRITTO ALLA SICUREZZA: Naima, 20 anni, genovese. È impegnata nel Movimento Giovani di Save the children, che quando era bambina l’ha accolta nel suo Punto luce di Genova e l’ha fatta sentire a casa. Dopo un corso di formazione in un Centro antiviolenza, va a parlare con le ragazze nelle scuole. «Restituisco quello che ho ricevuto quando ero piccola: ascolto, comprensione, sostegno. Alle ragazze serve questo per non sentirsi sole».
IL DIRITTO A NON ESSERE VIOLATE: Coumba, 21 anni, senegalese. È la prima della sua famiglia che è stata sottratta alle mutilazioni genitali femminili (FGM).
lL DIRITTO A FARE SPORT: Basma, 18 anni, milanese. È campionessa nazionale di boxe thailandese, uno sport che nel nostro Paese è quasi unicamente praticato dai maschi. «E infatti i ragazzi me lo fanno sempre notare, sia a scuola sia in palestra, soprattutto con delle battute». «La verità è che questo sport mi fa sentire me stessa. Ogni ragazza dovrebbe buttarsi in quel che vuole fare. Se ascoltiamo sempre i giudizi degli altri, non combiniamo niente».
IL DIRITTO A NON ESSERE SFRUTTATE: Rose, nigeriana. In Nigeria quasi 25 milioni di bambini, quasi sempre femmine, sono stati coinvolti in lavori domestici. Rose E. è stata una di loro. «Avevo 6 anni quando ho iniziato. Non c’era un orario di servizio, mi svegliavo presto e lavoravo finché c’era da fare. In caso di errori mi picchiavano». Oggi Rose ha 40 anni e come volontaria aiuta le bambine a uscire dalla schiavitù.
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