C'è un molo che divide Ancona (e c'entrano le grandi navi)

di Marco Benedettelli, Ancona
Il progetto prevede una nuova banchina crocieristica ma i comitati ambientali cittadini protestano
March 8, 2026
Vista sul molo Clementino, ad Ancona
Vista sul molo Clementino, ad Ancona
La zona più antica dello scalo, quel molo Clementino proteso sull’Adriatico dai vicoli dell’angiporto, potrebbe divenire una nuova hub crocieristica per “città galleggianti”, lunghe fino a 300 metri. Il progetto ora è appeso al parere del Ministero per la transizione ecologica che è atteso per il 20 maggio circa quando – accolte e valutate le osservazioni dei soggetti interessati – arriverà il verdetto del Via-Vas, la Valutazione di impatto ambientale integrata e strategica. «In caso di semaforo verde, la metamorfosi ad Ancona sarebbe profonda, per la qualità della vita, la tenuta urbanistica ed ecologica e la salvaguardia dei suoi beni simbolici e culturali», a pensarlo è Anna Scalembra, rappresentante del comitato Porto-Città che unisce, nell’opposizione al banchinamento, associazioni di diverse sensibilità. «Il molo Clementino è la propaggine più estrema nella morfologia di Ancona, ci si arriva incuneandosi in strade a imbuto e inoltre è un luogo di grandissima storia, che rischierebbe d’essere tagliato via dalla vivibilità condivisa e riempito d’inquinamento». E mentre l’amministrazione politica cittadina si è avvitata in un cortocircuito di posizionamenti trasversali, la contrapposizione a distanza del Comitato è con il fronte del sì, che vede in prima linea Autorità portuale di Ancona e altre associazioni di categoria, decise a scommettere sulle opportunità economiche legate al turismo – più volte sottolineate come «irripetibili» – che il nuovo Terminal promette, per la competitività dello scalo nell’Adriatico e per una regione, le Marche, in declino industriale. «Badate, noi non siamo contrari all’arrivo delle mega navi. Ma si potrebbero far attraccare in altre banchine più prossime alle infrastrutture di collegamento», aggiunge Scalembra. Invece, scegliere a tutti i costi proprio lo storico molo Clementino, che è già affiancato dagli stabilimenti della cantieristica navale, «genera problemi che si moltiplicano tra loro, in una distopia per la salute e gli spazi».
I traghetti a Ancona oggi movimentano 740mila passeggeri all’anno, il turismo crocieristico c'è già, attivo su un altro molo, il 15, con 46 “toccate” nel 2025 da 1.700 passeggeri di media mentre il traffico registra fino a 22 mila veicoli al giorno in zona porto, con il 14% di tir. I livelli di ammorbamento dell’aria sono superiori ai limiti fissati dall’Oms nel 2021 e che nel 2030 saranno ulteriormente abbassati. Uno studio scientifico del 2023 stima a 110 i decessi prematuri per inquinamento atmosferico ad Ancona. Per consentire alle ipotizzate “città galleggianti” da circa 5 mila persone di spegnere in attracco l’alimentazione a gasolio e le immense colonne di pulviscoli dalle fumaiole, diventa condizione indispensabile una massiccia elettrificazione delle banchine, il cosiddetto cold ironing, da realizzarsi con finanze pubbliche. A ribadirlo pubblicamente è anche la Giunta regionale. Ogni mega crociera consumerebbe fino a 15 MW. «Ad oggi però manca ancora un progetto dettagliato e ufficiale di questa infrastruttura, che richiederebbe una serie di grandi cabine elettriche lungo il tracciato», spiega Scalembra. Non solo, secondo il Comitato, lacune progettuali si ravvisano sui nuovi tracciati di smaltimento delle acque nere. O sulla mobilità del cosiddetto “ultimo miglio”, «Il trasbordo dei turisti all’imbarcadero prevede pullman elettrici, eppure resta il problema del traffico. Si parla di allargare con una nuova corsia la litoranea, già congestionata dai tir dei traghetti, spostando la ferrovia su una piattaforma a mare. Tempi e costi per un tale progetto sembrano oltremodo critici».
Non ultima, c’è la questione culturale e sociale. Lo specchio di porto ambito per il nuovo Terminal custodisce monumenti di straordinario valore, dalle mura romane alle portelle medievali, con il gioiello dell’Arco di Traiano attribuito ad Apollodoro di Damasco. Beni di sicuro interesse per tanti crocieristi ma che, sottoposti a un ulteriore stress di traffico e parking, verrebbero anche preclusi da una fruizione pubblica. Per i cittadini un autentico “luogo del cuore”. «Tutto ciò in nome di prospettive occupazionali che sono, a nostro parere, un abbaglio. Stime parlano di 1.400 nuovi posti di lavoro, numero raggiunto conteggiando ipotetiche assunzioni tra commessi, camerieri e terziario stagionale. «È irrealistico, a nostro parere – sostiene Scalembra – Facciamo un confronto. A 13 km da Ravenna, presso Porto Corsini, si sta realizzando un nuovo Terminal crocieristico anche più grande di quello di Ancona. Posti di lavoro previsti? Secondo le proiezioni della stessa AP ravennate, fra i 100 e i 200 tra diretti e indiretti. Ma al di là di questo c’è da domandarsi, in tutta coscienza, se sia giusto sacrificare la salute, la qualità della vita e l’anima di una città in nome di obiettivi economici che lasciano in mano ben poco».

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