Angel, l'esilio e l'isolamento: «Così restituisco la scuola alle ragazze afghane»

8 marzo 2026 - IL DIRITTO DI STUDIARE - Quando i taleban riconquistarono l'Afghanistan, lei studiava in Pakistan. Non è più rientrata, ma da lontano insegna alle sue coetanee perché non perdano la speranza
March 7, 2026
Angel, l'esilio e l'isolamento: «Così restituisco la scuola alle ragazze afghane»
Una manifestazione in Pakistan per la libertàò di istruzione femminile in Afghanistan, nel gennaio 2023 / ans/ ANSA
Angel Raha – il nome è di fantasia per ragioni di sicurezza –, 26 anni, conserva ancora il biglietto aereo datato 17 agosto 2021. Quel giorno avrebbe dovuto lasciare Bangalore, in India, dove si era recata tre anni prima per frequentare la facoltà di Economia, e tornare a casa, a Bamyan, in Afghanistan. «Da un momento all’altro, una casa, però, non ce l’avevo più. I taleban me l’avevano scippata, insieme al mio Paese», racconta l’allora universitaria con regolare permesso che il ritorno a Kabul degli ex studenti coranici, quarantotto ore prima della sua partenza, aveva trasformato in profuga senza residenza né mezzi. «È stato un periodo molto doloroso. Sono caduta in una profonda depressione. Da una parte, volevo rientrare. I miei, però, mi dicevano di non farlo. Non volevano che rinunciassi a laurearmi e a svolgere una professione. Avevano già capito che il regime avrebbe cancellato le donne un pezzo alla volta». La loro previsione si è rivelata tragicamente corretta. A colpi di editto – 130 in totale -, i taleban hanno bandito le ragazze dalla vita sociale e civile del Paese. Non possono viaggiare da sole, svolgere gran parte degli impieghi, istruirsi dopo i 12 anni. Il nuovo codice penale, appena emanato, le definisce proprietà del marito, del padre o del fratello maggiore che possono disporne, perfino maltrattarle con il fine di “scoraggiare il vizio”.
In India, invece, Angel Raha è riuscita a ottenere una borsa che le ha consentito di iscriversi a un master in amministrazione di impresa a Mysore. «Ero contenta ma questo non cancellava il senso di colpa per non essere in Afghanistan a condividere il dolore di familiari e amiche. Né la nostalgia. Forse è per questo che ho cominciato a frequentare un’associazione di rifugiati. Sono stati loro a chiedermi la disponibilità a impartire classi virtuali di inglese alle adolescenti afghane. Internet funzionava e volevano sfruttarlo per aiutare le donne. Cercavano volontari e mi sono subito offerta. Non immaginavo quanto potesse essere frustrante».
In undici mesi, la prima classe digitale di Angel Raha di 25 alunne si è dimezzata a causa della repressione e della recessione in seguito al blocco dei fondi della Repubblica e al taglio degli aiuti da parte della comunità internazionale che non ha riconosciuto l’Emirato. «Alcune di quelle ragazze sono state costrette a sposarsi perché le famiglie non potevano sfamarle… A un certo punto mi sono fermata. A novembre 2024 avevo finito il master e avevo cominciato a lavorare. Mi ero, inoltre, trasferita a Pune e, poi, a Goa. Mi dicevo che non avevo tempo per il volontariato. In realtà facevo fatica a reggere dal punto di vista emotivo. Poi, un anno dopo, è morta mia madre. Ho avuto una nuova crisi. Non ero potuta stare con lei. Questo mi distruggeva. Sono uscita dalla paralisi pensando che potevo, comunque, fare ancora qualcosa per lei, che tanto aveva spronato me e mia sorella a studiare».
Attraverso il Jesuit worldwide language, ha ripreso la docenza volontaria. «Non più con le allieve. Formo nuove insegnanti perché a loro volta facciano lezioni – digitali o nelle rispettive case a seconda delle condizioni - nelle rispettive città. Puntiamo a un effetto moltiplicatore per sfuggire alla censura dei taleban. Non possono controllare tutti e tutte. Si tratta di aprire spiragli nel muro della prigione in cui hanno rinchiuso la popolazione femminile. E di allargarli un po’ per volta. Fin quando le barriere crolleranno. E l’Afghanistan tornerà ad essere un Paese in cui le donne si sentano a casa».      

© RIPRODUZIONE RISERVATA