Lojain, “sindaca” a Torino: «La parità si può costruire»
di Andrea Zaghi, Torino
A 13 anni Lily (come la chiamano tutti) ha appena concluso il suo mandato da prima cittadina “junior” e sogna di diventare medico. Durante il suo mandato ha fatto ergere la prima statua dedicata a una donna nella sua città, in memoria di Giulia Di Barolo: «Ci servono buoni esempi se vogliamo cambiare le cose»

Parla veloce Lily e dice cose da grande. Cose sagge, che i “grandi” dovrebbero avere ben chiare e che invece spesso finiscono per dimenticare. Le pronuncia con il candore e insieme la determinazione dei suoi tredici anni, con lo sguardo fiducioso di una ragazza che guarda al futuro senza paura. Lojain Amer di anni ne ha appena tredici e ha da poco concluso il suo mandato come sindaca del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze di Torino, dopo essere stata consigliera e componente della Commissione Pari opportunità e diritti dello stesso organismo. «È stata un’esperienza bellissima – racconta sorridendo, e lo si capisce anche al telefono – perché mi ha fatto sentire che noi ragazzi e ragazze possiamo davvero fare qualcosa». Lojain è un po’ come il suo nome, che in arabo significa “acqua d’argento”. Frequenta la terza media all’Istituto comprensivo Bobbio Novaro e ha già in mente il percorso che vorrebbe seguire: cinque anni di liceo scientifico – l’iscrizione è già fatta – e poi medicina, con il sogno di diventare cardiologa. «In famiglia ci sono già dei medici – spiega – e io ho questa idea fin da piccola. Vorrei aiutare gli altri, chi sta male, chi fa più fatica. Non escludo che un giorno la politica possa affiancare la medicina, ma prima viene la medicina».
L’attenzione agli altri, dunque. Anche a partire dalla realtà complessa e variegata in cui vive, quella del quartiere Regio Parco, tra il centro storico e la periferia, accanto a Barriera di Milano. «Torino non è il Bronx – osserva – anche se i problemi ci sono e tutti lo sanno. Ma resta una città bellissima. Certo, le cose da sistemare sono tante. E per farlo serve l’impegno di ciascuno: non si può aspettare che siano sempre gli altri a intervenire». È proprio con questo spirito che le ragazze e i ragazzi del Consiglio comunale dei giovani hanno lavorato negli ultimi mesi, incontrandosi e preparando alcune proposte poi presentate al Consiglio comunale e alla Giunta della città. «Tre sono state accettate e una è già diventata realtà», racconta Lily. Si tratta del primo monumento torinese dedicato a una donna che molto ha fatto per le altre donne: Giulia di Barolo, la filantropa dell’Ottocento che promosse a Torino opere di assistenza e istruzione per le detenute. «Una donna che è un esempio ancora oggi», sottolinea. Tra le altre proposte avanzate dal Consiglio dei ragazzi c’è anche l’idea di introdurre la carne halal nelle mense scolastiche. «È una questione di accoglienza e di pari diritti», spiega. Accoglienza e diritti: due parole che per Lily hanno un significato molto concreto. Figlia di famiglia italo-egiziana, racconta di vivere bene la propria esperienza a Torino. «Io sto benissimo qui», dice. «Ma so che per tutte le mie coetanee non è così. E non è soltanto una questione di essere italiane, egiziane o cinesi. Il punto riguarda tutte: il diritto di contare nella società».
Per una ragazza di tredici anni il ragionamento è sorprendentemente lucido. «Il problema di fondo – riflette – sono le ideologie difese senza spirito critico. Persone che non accettano la parità dei diritti o la libertà delle ragazze. Credo che persone così ci saranno sempre. Ma proprio per questo noi ragazze dobbiamo farci valere in ogni ambito, anche nelle cose piccole. È una responsabilità che riguarda tutti, anche i maschi». Quando le si chiede quale sia il suo sogno, Lily – “acqua d’argento”, come dice il suo nome – fa una breve pausa. Poi risponde con una frase semplice, quasi un promemoria per gli adulti: «I pari diritti non sono il sogno di qualcuno. Sono un dovere di tutti». Un messaggio garbato, ma molto chiaro per quei “grandi” che, troppo spesso, fanno finta di non sentire o finiscono per dimenticare.
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