giovedì 3 settembre 2020
Domani sera, venerdì, Riccardo Chailly dirige la Messa da Requiem, presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Il Duomo di Milano

Il Duomo di Milano - Lapresse

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«Ho sempre sentito dire che il Teatro alla Scala ha un ruolo fondamentale non solo per Milano, ma per l’Italia. La presenza domani in Duomo del Capo dello Stato lo dimostra bene».

Il sovrintendente Dominique Meyer si dice «felice» del fatto che domani sera, venerdì 4 settembre, ad ascoltare la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi diretta da Riccardo Chailly in memoria delle vittime del coronavirus, ci sarà Sergio Mattarella, seduto accanto all’arcivescovo Mario Delpini, al ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini e al sindaco di Milano Beppe Sala; 600 posti (distanziati nel rispetto delle norme) tra le navate.

E i 400 biglietti «messi a disposizione della città sul sito del Duomo sono andati esauriti in cinque minuti, segno che c’è un grande desiderio di tornare ad ascoltare musica dal vivo» riflette Meyer. «Non solo: c’è anche un grande desiderio da parte di tutti noi artisti di tornare a fare musica insieme, l’ultima volta che ci siamo visti era per la prova di Salome il 27 febbraio» interviene Chailly, che guarda a questa ripartenza come a un momento «in cui c’è bisogno di coraggio collettivo e volontà di esserci».

La preghiera per le vittime sarà affidata alle note che Verdi scrisse nel 1874 in memoria di Alessandro Manzoni. «La Messa da Requiem è una pagina legata indissolubilmente alla storia della Scala, e torna periodicamente sul nostro leggio» spiega Chailly che, dal 2014, l’ha diretta quattro volte.

Una novantina gli orchestrali, ognuno al proprio leggio, e altrettanti coristi (preparati da Bruno Casoni) distanziati uno dall’altro di quasi due metri, distribuiti su otto file ai lati dell’altare (diversi i monitor per non far perdere a nessuno gli attacchi). Le voci sono quelle di Krassimira Stoyanova, Elina Garanca, Francesco Meli e René Pape. Tutti - orchestrali, coristi e solisti, ma anche ballerini e personale amministrativo del teatro - sottoposti in questi giorni a tamponi.

«Le difficoltà sono molte: si prova con la mascherina e la distanza fisica tra gli esecutori impone uno sforzo tecnico ancora più grande per gestire l’insieme di una partitura così complessa – nota Chailly –. Ma tutto si supera».

Ancora di più in un frangente come questo. «Il Requiem sarà un momento di profonda spiritualità e credo anche con non poco margine di dolore per tutti noi che eseguiamo questa pagina prima a Milano, poi in Santa Maria Maggiore a Bergamo e nel Duomo di Brescia dove andremo con organici ridotti per rispettare il distanziamento», dice il direttore musicale scaligero per il quale «l’ultima parola, quella del Libera, me, Domine finale, è una parola di speranza, diventa anelito alla vita che mira a negare il dissolversi dell’esistenza umana e il terrore della morte parrà sciogliersi in una speranza».

Ecco il significato più profondo della serata di domani, venerdì 4 settembre, che sarà trasmessa in diretta alle 20.30 su Rai5 e su Radio3, ma anche su maxischermi a Codogno nella parrocchia di San Biagio e della Beata Vergine Immacolata e a Milano in San Michele Arcangelo e Santa Rita, nel santuario di Santa Rita e in Sant’Agnese.

«In tempi difficili come questi – spiega Meyer – penso occorrano momenti dal forte significato simbolico come il Requiem dedicato alle vittime del Covid e come la Nona sinfonia di Beethoven che il 12 settembre sarà dedicata agli operatori sanitari che accoglieremo in sala». Sul podio sempre Chailly che il giorno dopo, domenica 13, sarà in piazza Duomo con la Filarmonica per il Concerto per l’Italia. «Il tradizionale appuntamento di giugno quest’anno è saltato, ma abbiamo voluto recuperalo, pur in un periodo già pieno di appuntamenti. Ma – conclude Chailly – dopo mesi di silenzio il desiderio di tornare a fare musica è più forte di tutto».

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