giovedì 26 settembre 2019
Partiti da un'iniziativa di Greta Thunberg, che il 20 agosto 2018 a Stoccolma cominciò il primo sciopero per il clima (durato fino al 9 settembre), sono diventati un appuntamento mondiale
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Chi scende in piazza?

Venerdì 27 settembre scendono in piazza i giovani dei “Fridays for future”, gruppi di attivismo ambientale che si rifanno alla giovane svedese. Dopo il 15 marzo e il 20 maggio quello di venerdì sarà il terzo “Global strike for future”, lo sciopero globale per il clima in cui tutti sono chiamati ad alzare la voce contro l’emissione dei gas serra e una svolta green dell’economia per salvare il pianeta. A differenza dei primi due scioperi, alla mobilitazione di venerdì hanno aderito anche alcune sigle sindacali, come la Cisl e la Cgil e numerose aziende private. Sono previsti cortei, sit-in davanti ai palazzi governativi, Comuni e Regioni, in circa 180 città d’Italia. Ma potrebbero essere di più. Mentre sono già 350 i Paesi in tutto il mondo che hanno aderito al movimento della giovane attivista svedese.


"Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli. Siamo invece chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre perché il nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo e risponda al suo progetto di pace, bellezza e pienezza" (Papa Francesco, Laudato si', 53)

Perché il venerdì?

L’attivista svedese Greta Thunberg, ispiratrice del movimento ambientalista Fridays for future (letteralmente: i venerdì per il futuro) ha iniziato il suo primo sciopero per il clima, non andando a scuola, il 20 agosto 2018, dopo un’estate di incendi e caldo estremo in Svezia, per circa due settimane consecutive. Uno sciopero per chiedere ai rappresentanti politici interventi decisivi per ridurre le emissioni dei gas serra responsabili dei cambiamenti climatici. Il primo sciopero di Greta durò fino al giorno delle elezioni svedesi, il 9 settembre. Dopodiché, non avendo ricevuto risposte adeguate dal governo svedese, decise comunque di ritornare a scuola ma anche di continuare lo sciopero ogni settimana, saltando le lezioni del venerdì per presentarsi di fronte al parlamento svedese con il cartello “Skolstrejk för klimatet” (“Sciopero scolastico per il clima”).

"I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com'è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi" (Papa Francesco, Laudato si', 13)

Gli studenti dovranno portare la giustificazione?

No. Una circolare del Ministero della Pubblica istruzione, che ha suscitato non poche polemiche e acceso un dibattito politico, invita i dirigenti scolastici a far sì che la partecipazione degli studenti allo sciopero per il clima non incida sul numero massimo delle assenze. Il Ministro “esprime l’auspicio che le scuole – si legge nella circolare – possano considerare l’assenza degli studenti per la giornata del 27 motivata dalla partecipazione alla manifestazione , utilizzando le ordinarie modalità di giustificazioni delle assenze adottate dalle stesse scuola”.

Cosa chiede il movimento?

Il movimento, che non ha un coordinamento centrale e per ora è un insieme di comitati cittadini, sul suo profilo Facebook di Fridays For Future Italia vengono spiegate così le tre rivendicazioni:

1) Fuori dal fossile: raggiungimento dello 0 netto di emissioni a livello globale nel 2050 e in Italia nel 2030, per restare entro i +1.5 gradi di aumento medio globale della temperatura;

2) Tutti uniti, nessuno escluso: la transizione energetica deve essere attuata su scala mondiale, utilizzando come faro il principio della giustizia climatica

3) Rompiamo il silenzio, diamo voce alla scienza: valorizziamo la conoscenza scientifica, ascoltando e diffondendo i moniti degli studiosi più autorevoli di tutto il mondo. La scienza ci dice da anni qual è il problema e quali strumenti servono per risolverlo. Ora spetta alla politica il compito di agire.


"Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia. Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia. Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell'ambiente ha superato le possibilità del pianeta" (Papa Francesco, Laudato si', 161)

Cos'è la Climate Action Week?

È la settimana di mobilitazione per l’ambiente che ha preso avvio venerdì scorso, 20 settembre, con la marcia per il clima organizzata a New York in attesa del summit al Palazzo dell’Onu con i grandi del Pianeta chiamati a presentare, ognuno per il proprio Paese, le azioni messe in campo per ridurre le emissioni dei gas serra e contrastare i cambiamenti climatici. La settimana di sit-in, flashmob, convegni, incontri e proiezioni, tutte sul tema ambientale, culminerà venerdì, giornata conclusiva, con lo sciopero globale.

Come si può seguire la manifestazione?

È possibile seguire il comitato cittadino della propria città sulle pagine Facebook dei gruppi locali o sul profilo Facebook di Fridays For Future Italia dove vengono riportati tutti gli appuntamenti, gli orari e i luoghi di partenza dei cortei. La mobilitazione è libera e chiunque può partecipare e unirsi alla protesta ambientalista.


"Non tutto è perduto, perché gli esseri umani (...) possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto (...) Ad ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle" (Papa Francesco, Laudato si', 205)

Dopo il Friday for Future c'è il Saturday for Future, il sabato per il futuro: come si può partecipare?

Il 28 settembre partiranno i Saturdays for Future (Sabati per il futuro), nati da un'idea lanciata a giugno sulle pagine di Avvenire e promossi dal portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini e dal presidente del comitato scientifico di NeXt Leonardo Becchetti. Obiettivo: far diventare il sabato, giorno in cui la maggior parte delle persone fa la spesa, un momento di sensibilizzazione e impegno per la produzione e il consumo responsabili a favore dello sviluppo sostenibile. L’invito è a cambiare le abitudini di spesa, scegliendo in maniera più consapevole tutti: consumatori, aziende e associazioni.

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