giovedì 31 marzo 2016
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Salvo ovvie eccezioni, in generale i libri di grandi autori non sono stati partoriti da imprese editoriali di grandi dimensioni, e gli stessi cosiddetti movimenti letterari d’un certo rilievo hanno trovato sostegno in quelle piccole case editrici il cui peso era determinato più dalla personalità dell’editore che da qualsiasi altro fattore. Questa verità è ricordata da Kurt Wolff (1887-1963), il fondatore appena ventiseienne, insieme a Ernst Rowohlt, a Lipsia, della casa editrice omonima, in un frammento ritrovato nel suo lascito. A questo e ad altri suoi testi si sono affidati Gino Giometti (filosofo e cofondatore e condirettore di Quodlibet, casa editrice di Macerata) e Danny Antonello (poeta e libraio nella stessa città) per avviare l’esperienza di un nuovo marchio editoriale. Il volume, pubblicato in Germania nel 1965 da Klaus Wagenbach ugualmente per lanciare una nuova esperienza editoriale, contiene alcune conferenze radiofoniche tenute da Wolff tra il 1961 e il 1965. Nel frammento citato, a sostegno delle sue considerazioni, il tedesco ricorda come il poeta Stefan George e il suo circolo forse non sarebbero stati senza Georg Bondi, l’editore outsider attivo dal 1895 a Dresda, così come il movimento naturalista non sarebbe stato senza il supporto fondamentale del ventiseienne Samuel Fischer, fondatore nel 1886 dell’editrice omonima. L’espressionismo invece, «trovò riparo nella casa editrice Kurt Wolff». Scegliendo Wolff, Giometti e Antonelli hanno dunque deciso di inserirsi nel solco della nobile tradizione sopra citata. L’intento dichiarato nel loro 'manifesto' è quello di «selezionare quei testi che, in tutta la tradizione scientifica e letteraria, trovano proprio oggi – e forse per la prima volta, e forse all’oscuro dei più – il loro momento privilegiato di leggibilità. Scritti che sfuggono di mano al loro autore, pagine postume, anche se 'pubblicate in vita', lettere e diari, 'appunti sparsi e persi', e tutti quei frammenti di scrittura che puntellano le rovine della moderna letteratura d’Occidente». Non un libro di memorie in senso stretto, questo del fondatore del marchio editoriale Kurt Wolff Verlag, piuttosto elaborazione di ricordi vivi e interrogazione continua sul mestiere dell’editore e su quello dello scrittore. Diciamo pure che certe sue considerazioni, nella loro inesorabilità, mettono a nudo un tratto assolutamente avventuroso del mestiere d’editore: «Il successo o l’insuccesso sono legati alla fortuna. […] La fortuna – annota Wolff – è indispensabile: la sterilità o la fertilità del periodo di azione dato è legata al destino, e in un’epoca non creativa l’editore è condannato all’impotenza ». E certo il nostro di fortuna ne ha avuto abbastanza, visto che a lui fu dato di incontrare personaggi come Franz Kafka, Robert Walser, Georg Trakl, Karl Kraus, Gottfried Benn, cioè alcuni degli autori più importanti del Novecento letterario di lingua tedesca. Non è un caso se le pagine più interessanti di questo libro sono quelle dedicate a Kafka e a Kraus. Del praghese, di cui pubblicò per primo diciotto prose brevi nel 1912, Wolff ha ricordi vivissimi: «Il primo incontro ce l’ho ancora davanti agli occhi nella sua nitidezza spettrale». Era il 29 giugno 1912. Accompagnato da Max Brod, l’editore è come lo rivedesse, dopo 50 anni, «taciturno, maldestro, tenero, vulnerabile, intimidito come un liceale ». Sebbene quello di un trentenne, agli occhi di Wolff l’aspetto di Kafka restò sempre «di un essere senza età; si potrebbe dire un ragazzino che non ha mai fatto un passo per entrare nell’età virile». Altro incontro decisivo, perWolff, quello con Kraus, anch’esso nel 1912, per un sodalizio editoriale durato una decina d’anni. E più che sul polemista e aforista, l’editore getta l’occhio sui suoi lettori: «Mi colpiva molto la percezione che in realtà esistevano solo due gruppi polarizzati di persone che avessero un rapporto con lui: ammiratori fanatici e fanatici avversari». © RIPRODUZIONE RISERVATA Il nuovo marchio Quodlibet pubblica una singolare raccolta di conferenze in cui l’editore tedesco lega la riuscita della sua professione, più che alle capacità, alla casualità del trovarsi nel luogo e nel momento storico giusto EDITORE. Kurt Wolff
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