lunedì 21 settembre 2009
Situazione caotica: occorrerebbero 9 strutture a norma ma il nostro Paese ne ha solo quattro (L'Olimpico, San Siro, il San Nicola e il nascente impianto della Juve). Serve una legge per gli Europei del 2016, ma il Parlamento non ne sa quasi nulla.
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Facile la battuta: siamo all’ultimo stadio. Difficile invece capire cosa sta accadendo. I fatti certi sono due. Primo: il nostro calcio per restare (o tornare?) competitivo in Europa dice di aver assolutamente bisogno di una nuova legge sugli stadi e dotarsi finalmente di impianti di proprietà dei club. Secondo: l’Italia è candidata a ospitare gli Europei 2016, per i quali occorrono almeno nove stadi a norma Uefa (più tre riserve). E invece, al momento, ne ha appena quattro: l’Olimpico di Roma, San Siro, il San Nicola di Bari e il nascente impianto in costruzione della Juve.Gli stadi di proprietà sono anche al primo punto nell’agenda del neo eletto presidente della Lega Calcio, Maurizio Beretta. Il disegno di legge sugli stadi all’esame del Parlamento, secondo Beretta «è un tassello molto importante, un requisito indispensabile se vogliamo pensare seriamente agli Europei del 2016. In ogni caso è una necessità assoluta per il calcio italiano ma anche per tutto il sistema Paese e ritengo che ci siano le condizioni per fare una legge in fretta e bene».E qui nasce il problema, perché le leggi nascono in Parlamento. E il nostro pare non saperne quasi nulla. «Una legge sugli stadi pronta per essere discussa? Non ne siamo al corrente. Se ne parla sui giornali ma di concreto c’è ben poco». Lo ha dichiarato ieri il responsabile nazionale dello sport e capogruppo in commissione Cultura della Camera dell’Udc, Luciano Ciocchetti. «Si continua a parlare di una legge sugli stadi, sostenuta dalla maggioranza e dall’opposizione, ma non ne conosciamo il testo. La realtà è che non si è mai discusso di nulla e comunque, vista la situazione economica del Paese, dare fondi a società private per costruire degli stadi non è una priorità».Una bella doccia fredda, insomma. E una situazione caotica sull’argomento che rischia di causare all’Italia un’altra figuraccia simile a quella patita per gli Europei del 2012. Avevamo il dossier migliore, ma l’Uefa ci preferì addirittura le derelitte Polonia e Ucraina (e quest’ultima, in grave ritardo, ancora oggi non ha la certezza di riuscire a completare in tempo i suoi impianti). Scelta politica più che tecnica, ma che testimoniò la scarsa fiducia nelle capacità italiana.Ora la Figc ci riprova: ha appena scelto anche un project manager, Michele Uva (ex Parma e Lazio), che sta cercando di recuperare il tempo perso. Il dossier per essere scelti quale Paese organizzatore degli Europei 2016 - con tutte le garanzie necessarie perché non sono sufficienti gli atti normativi - va presentato entro il 15 febbraio del prossimo anno: l’Uefa deciderà il 27 maggio. Le altre candidature sono Turchia, Francia (ha una buona legge sugli stadi ed è in attesa di finanziamenti dal governo Sarkozy) e Svezia-Norvegia.Michel Platini, presidente dell’Uefa, ha spiegato con grande sincerità: «L’Italia ora è un po’ indietro e io non ho debiti», riferendosi appunto a quanto accadde per l’edizione 2012. Ma con soli 4 stadi a norma, e il disinteresse della politica, l’impresa pare quasi impossibile.
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