martedì 13 ottobre 2020
A BergamoScienza i segreti della divulgazione in tv: «I cartoon non sono solo per bambini e aiutano a spiegare ai grandi anche gli argomenti più complessi. Poi finì tutto: costava troppo»
Un disegno animato di Quark

Un disegno animato di Quark - Quark

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Scienza e cartoni animati, un binomio perfetto. A riprova che l’animazione può essere roba da grandi. Bruno Bozzetto lo sostiene da sempre, da quando 60 anni fa premiò da sé il suo italiano medio in formato cartoon con il corto del debutto Un Oscar per il signor Rossi. E da Oscar sono stati vent’anni dopo i suoi memorabili cartoon per Piero Angela, ad animare ancor di più il programma clou della divulgazione scientifica in Italia, Quark. La trasmissione più longeva di mamma Rai, con l’erede Superquark che il 6 ottobre è tornato anche su RaiPlay per dieci puntate nella versione Superquark+. Alla domanda se la scienza ha bisogno dei cartoni animati saranno entrambi chiamati a rispondere domani in streaming, insieme allo scenografo della Pixar Ralph Eggleston e allo scrittore Massimo Polidoro, in un incontro condotto da Alessandro Bettonagli, direttore artistico del festival BergamoScienza.

«Non conoscevo Bruno Bozzetto personalmente, ma lo ammiravo per le sue opere, quei cartoni animati così divertenti e intelligenti – ci racconta Angela, a cui ieri a Trieste è stato conferito il Master honoris causa in Comunicazione della scienza della Scuola internazionale superiore di studi avanzati –. Poi un giorno ricevetti una sua lettera in cui mi proponeva di fare un film d’animazione ispirato al mio libro L’uomo e la marionetta. Ne fui lusingato e mi venne l’idea di fare però una sorta di prova. Era il periodo in cui stavo realizzando Quark ed iniziò così la nostra collaborazione. Il cartone animato si dimostrò uno strumento magnifico per spiegare concetti e situazioni altrimenti difficili da illustrare e documentare».

Piero Angela

Piero Angela - Ansa

La strana coppia della scienza in tv era lanciata. Il puntiglioso signore della divulgazione spediva a Bozzetto il suo storyboard e l’ironico cartoonist animava da par suo. «Ho sempre avuto il dono di visualizzare ogni concetto e situazione – ricorda Bozzetto – , ma con Piero Angela si trattava di concetti spesso piuttosto difficili. Mi aiutava il fatto che erano scritti con la dote rara della chiarezza. In dieci anni abbiamo fatto un centinaio di corti sentendoci al telefono una decina di volta. Angela mi mandava una traccia ma a un certo punto successe che si era invaghito dell’idea di suggerire lui stesso le immagini. Così aveva cominciato a unire alla sceneggiatura anche degli spunti di animazione. Io allora piegavo in due la pagina coprendo i suoi suggerimenti per non farmi influenzare, ma alla fine scoprivo che nell’80 per cento dei casi la mia animazione corrispondeva alla sua».

Era il 1981 quandò decollò il loro sodalizio e per Quark furono realizzati in tutto 45 cartoni della durata di 7-8 minuti, alcuni più lunghi. La matita di Bozzetto consentì di spiegare argomenti assai complessi: relatività, meccanica quantistica, entropia, Dna, embriologia. «Solo così – spiega Angela – era possibile spiegare bene un fenomeno naturale come, per esempio, la gestazione. Poi abbiamo fatto anche 14 puntate in prima serata sull’economia e 11 puntate sull’Europa. Infine cartoni di soli 30 secondi, in totale una serie di 200 pillole».

Incursioni di 30 secondi che riguardavano tutto lo scibile, non solo la scienza: educazione civica, medicina, i pericoli della casa, la guida dell’automobile. «Facevamo vero servizio pubblico – sottolinea Angela –. Ricordo che peregrinavo per gli studi Rai dai vari responsabili di rubriche a chiedere se mi mettevano queste pillole. Alla fine ne sono passate quasi 5000». «Tra i cartoni più difficili da realizzare – dice Bozzetto – ricordo quelli sui temi economici, fatti insieme agli esperti dello studio Ambrosetti di Milano. Numeri e percentuali non consentono di sbizzarsi con la fantasia come quando si parla del cervello, degli istinti, di espressioni corporee e facciali, di movimenti e gestualità che a livello di animazione offrono tante possibilità». Ma un dogma assoluto ha sempre informato il loro sodalizio.

Bruno Bozzetto

Bruno Bozzetto - Lapresse

«Eravamo totalmente d’accordo sulla necessità della sintesi e della semplicità estrema – continua Bozzetto – per non consentire allo spettatore di distrarsi. Scenografia troppo ricca e animazione sofisticata sarebbero state pericolose perché avrebbero troppo attirato lo spettatore distogliendolo dai concetti che dovevamo spiegare e illustrare. Il disegno animato deve essere al servizio della divulgazione».

Poi purtroppo l’economia, intesa come mero portafoglio, ha preso il sopravvento sulla scienza. «Bozzetto girava questi cartoni in 35mm su pellicola fotografica di alta qualità e ognuno dei 25 fotogrammi al secondo era colorato a mano – spiega Angela –. Era un lavoro costoso, ma all’epoca sopportabile dai nostri budget. A un certo punto però è arrivata la grafica computerizzata... Bozzetto generosamente avrebbe fatto la parte creativa anche gratis, ma gli stessi costi materiali erano ormai troppo alti. Così abbiamo dovuto rinunciare. Ma abbiamo dimostrato che chi spiega deve svestirsi di qualsiasi seriosità. In tv, come a scuola, si è persino più seri e rigorosi divertendo e divertendosi».

Tv che potrebbe presto tornare a rivedere le imprese di un redivivo Signor Rossi alle prese con il mondo digitale e ipertecnologizzato. «Un tempo Rossi andava in spiaggia e a sciare – svela Bozzetto –. E se il vecchio Rossi era alla ricerca della felicità questo sarà soltanto alla ricerca della sopravvivenza. E gli aggiungiamo anche una nipotina, una cosiddetta “nerd”. Staremo a vedere».

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