sabato 2 aprile 2016
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Nella notte le stelle d’inverno sono ancora qui, brillanti e fredde ad illuminare le cime delle nostre alpi sotto la neve, ma più in basso c’è già quel sospiro d’attesa della primavera. Cade un ramo secco, freme un uccello che non ha ancora trovato sonno e sembra di sentire un piccolo pianto lontano, è l’acqua che salta tra le pietre. E tu non ti muovi e respiri piano per non disturbare la notte che non è tua, ma del fremere d’ali e dell’alito del vento. Un silenzio che non è pace, ma timore che le guerre possano scoprire questo angolo di mondo dove non arriva il grido e il pianto. E ti chiedi come fa a vivere ancora chi ha sentito sfuggire dalle sue braccia il bambino che aveva paura del mare e come potrà camminare sulle strade di un mondo che non l’accetta né vuole condividere la sua terra. La vendetta sembra affidata alle bombe che lacerano la vita dei nostri giovani sulle piazze d’Europa. Cosa abbiamo seminato nei secoli passati per diventare oggetto di odio e ragione di rivalsa con le nostre guerre, le nostre vittorie su popolazioni povere e incapaci di difendersi? Come la terra sopporta le nostre intrusioni nella sua vita, ma alla fine cerca vendetta con alluvioni e tempeste, così l’umanità, senza averne ancora piena coscienza ha lasciato crescere dentro di sé quella rivolta nata nell’animo dei propri antenati incapaci di difesa. Siamo adesso al bivio: aprire una guerra di distruzione senza confini o resistere attraverso le nostre leggi e le nostre capacità di rispondere alla violenza con equilibrio e iniziative comuni. E qui di nuovo si fa vivo l’interrogativo sulla coesistenza militare e politica dei paesi d’Europa dimenticata nelle vecchie carte di sessanta anni fa. Ciò che non abbiamo avuto il coraggio di affrontare nel tempo passato diventerà necessario non per decisione voluta, ma per futura sopravvivenza. Se invece i nostri figli dovranno affrontare ancora vita incerta lo dobbiamo a chi vende le armi, chi guadagna dalle guerre e non conta i morti. È una legge antica della quale non si parla mai. Il buio della notte e il silenzio che ho attorno non hanno risposte e allora chiudo la mia piccola pace dietro il vecchio portone di legno. © RIPRODUZIONE RISERVATA ieri & domani
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