lunedì 23 settembre 2013
COMMENTA E CONDIVIDI
Non c’è la minima forzatura editoriale nella "trilogia" proposta dalle Edizioni Studium che mandano ora in libreria - assieme - tre racconti del grande scrittore Mario Pomilio (se proprio volete un "cattolico scrittore", non uno "scrittore cattolico") con la cura di Federico Francucci e un’introduzione di Fabio Pierangeli (pagine128, euro 12). Si tratta del Cimitero cinese (1957), già uscito unitamente breve racconto Ritorno a Cassino (1962), in un solo volume alla fine degli anni Settanta, e che vede ora aggiungersi l’inedito giovanile I partigiani (1945). Tre lavori scritti in tempi diversi. Differenti nelle soluzioni e nell’esito compositivo e stilistico. Uniti, però, oltre che dal tema - la seconda guerra mondiale nel suo svolgersi e nella sua eredità - dallo sguardo profondo che ad esso rivolge l’autore attraverso gli occhi delle coppie larvatamente amorose su cui fanno perno le tre narrazioni: anelando una riconciliazione come un centro di gravità. E sono proprio le inedite pagine dei Partigiani a palesare il primo nucleo del tema nell’ispirazione pomiliana sfociata nei due successivi lavori. Secondo una partizione che Carmine Di Biase aveva già bene sintetizzato nella sua Lettura di Mario Pomilio (Massimo,1980), dopo il racconto I partigiani ora pubblicato per la prima volta - una situazione di morte, apparentemente congelata sull’"odio" che attende uno sbocco (primo momento) - ecco II cimitero cinese che nel suo finale scioglie la disperazione invitando alla speranza nella metafora di un bacio (secondo momento), fino al ritorno della "delusione" (terzo momento) in Ritorno a Cassino, punto di arrivo quanto ad autocoscienza intellettuale, con le sue atmosfere fra rinunzia e inappartenenza che anticipano il successivo libro generazionale La compromissione. Senza tornare sulle pagine note del Cimitero cinese, capaci di assorbire il tragico sradicamento del secondo dopoguerra, aprendo squarci di luce nel viaggio di due giovani - Inge, una tedesca, e un italiano, alter ego dell’autore, coscienti dell’odio che li circonda, tra una tappa e l’altra di regioni segnate dal conflitto, e senza fermarci sulla "prosecuzione" di Ritorno a Cassino, ambientato all’alba del "miracolo italiano", nell’immiserimento postbellico degli ideali giovanili, con un’altra coppia in viaggio, la memoria scomoda dei morti, l’abbazia-simbolo percepita come un falso dopo la ricostruzione, eccoci alla novità dei Partigiani. Un racconto acerbo, senza dialoghi, questo che racconta l’incontro fra Werner, tedesco, e Nora, italiana, durante l’occupazione. Ancora l’abbozzo di un’attrazione - che nella "trilogia" è comunque la prima -  mentre un camion militare trasporta i due, vicini, nel buio della notte. Poi ecco la lacerazione di questa vicinanza, lo staccarsi improvviso dell’una dall’altro, con il pianto di lei quando l’automezzo passa accanto ai corpi di italiani uccisi dai tedeschi. Questa in sintesi la trama dell’inedito, affidata come spiega una nota di Federico Francucci alla percezione di quanto sta accadendo da parte dei due protagonisti: «In bilico tra la volontà oscura di consolare, che porta dolcezza in un rapporto per altri versi durissimo, e l’impossibilità di farlo, più volte prospettata, e sancita tremendamente nel finale dalla vista dei giustiziati». Conservato in due redazioni nel Fondo Pomilio  presso l’Università di Pavia, il racconto rivela anche il germinare delle accurate scelte lessicali e  ritmiche, cifra stilistica della produzione pomiliana, qui palesata da un incipit (pubblicato in questa pagina) definito da Fabio Pierangeli «folgorante» e che richiama la funzione primaria del paesaggio, capace di imprimere subito le svolte delle azioni successive, saldandosi per così dire ai paesaggi interiori dell’anima dei protagonisti, nella ricerca dentro le tracce indelebili della distruzione di un "qualcosa" di segno opposto. Questo, a ben guardare, il filo rosso del sofferto cammino che dai Partigiani porterà Pomilio all’impossibile week end romantico nella Francia del Nord da poco liberata o, anni dopo, sull’autostrada del Sole alle prese con altre ferite aperte, seppure nascoste. Un itinerario mai dimentico di un passato carico di odio e di guerre, eredità che si raccoglie senza benefici di inventario, ma utile a sperare un futuro di amore e di vita. Qualcosa che fa pensare anche al Quinto Evangelio, alle sue "soluzioni", fra ricerca della verità e primato della carità. 
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: