martedì 19 giugno 2018
Per la storica Hamerman nel Secolo d’oro dei Paesi Bassi i maggiori pittori rimasero legati alla Chiesa di Roma nonostante le persecuzioni calviniste. Non solo Vermeer, anche Hals e Steen
“Donna con la bilancia” di Jan Vermeer alla National Gallery di Washington

“Donna con la bilancia” di Jan Vermeer alla National Gallery di Washington

Con espressione assorta e intensa la giovane osserva il bilancino che con cura solleva sopra il piano del tavolo. Il volto è illuminato da una finestra aperta in alto e sul tavolo stanno sparsi alcuni gioielli: «Si pensa che la signora, visibilmente incinta, ritratta nel dipinto detto Donna con la bilancia, oggi nella National Gallery di Washington DC - riferisce Nora Hamerman - sia la sposa di Vermeer. Soprende che la bilancia, tenuta come se stesse pesando qualcosa, sia in realtà vuota. Sulla parete di destra un grande dipinto raffigura il Giudizio universale dove, sotto l’immagine di Cristo in gloria, avviene la drammatica scena in cui le anime sono valutate. E di fronte alla giovane sta uno specchio, espressione della riflessione su sé medesimi, ovvero della coscienza. Si tratta di uno dei dipinti dove più evidente risalta l’appartenenza di Vermeer alla fede cattolica». La Hamerman, storica dell’arte statunitense, ha appena svolto un corso su «Vermeer e i maestri olandesi» per il programma Osher alla Johns Hopkins University di Baltimora, in cui ha in particolare approfondito come nel “Secolo d’oro” dei Paesi Bassi i maggiori pittori fossero cattolici: «Durante la guerra degli Ottant’anni, con la quale l’Olanda conquistò l’indipendenza, in città come Amsterdam o Haarlem essere cattolici voleva dire essere perseguitati, i preti rischiavano di essere giustiziati dai calvinisti. E questo valeva anche per i luterani e per i mennoniti: la religione era vista come una bandiera politica.

Solo dopo la pace di Westfalia del 1648, con la quale l’Olanda divenne repubblica indipendente, cessarono le persecuzioni. Ma rimase la discriminazione e chi non era calvinista non poteva praticare il culto se non in modo clandestino. Si diffusero le chiese nascoste entro le case. Ad Amsterdam ve n’erano un centinaio e tutt’oggi ne resta una testimonianza nel museo Ons’ Lieve Heer op Solder (Nostro Signore nell’Attico): nel secolo XVII quella stanza all’ultimo piano di una casa signorile, tanto grande da estendersi in tre edifici contigui, fungeva da chiesa. La liberazione dal cattolico impero spagnolo aveva portato a un regime ancor più marcato sul piano della propaganda religiosa. Ciò nonostante, dei quattro maggiori artisti del Secolo d’Oro, tre, Franz Hals, Jan Steen e Johannes Vermeer furono cattolici e il quarto, Rembrandt, fu fortemente influenzato dalla famiglia materna, che era convintamente cattolica».

Come mai c’era questa differenza tra regime calvinista e orientamento degli artisti? «I calvinisti erano contrari alle immagini e attuarono una certa iconoclastia: prendevano le chiese ricche di ornamenti e le pitturavano tutte di bianco. E, per quanto essi avessero conquistato il potere, la fede cattolica era quella più diffusa tra la popolazione. Probabilmente inoltre uno spirito libero come quello dell’artista non vedeva di buon occhio il legame tra religione e struttura politica, che nel mondo calvinista ancor più forte di quanto non lo fosse stato sotto l’impero spagnolo: del resto la credenza calvinista nella predestinazione, ovvero che la salvezza sia questione di elezione e di fede più che di opere, sembra propensa a favorire il potere temporale, giustificando le persone a prescindere dalle opere...». Invece nella Donna con la bilancia si raffigura un concetto diverso. «Certo: se si è predestinati, non c’è bisogno di giudizio; mentre invece l’idea dell’esame di coscienza, ipotizzabile nella presenza dello specchio in quel dipinto, era tipicamente gesuitica. Dopo essersi convertito al cattolicesimo e dopo il matrimonio con Catharina Bolnes, Vermeer visse a due pas- si dalla chiesa dei Gesuiti in un quartiere di Deft dove la presenza cattolica era tanto forte da essere chiamato Papenhoek, “l’angolo del papa”».

Ma la tematica religiosa non è molto presente nei suoi dipinti. «Il suo orientamento è ben visibile in diversi aspetti: Vermeer ebbe sedici figli (11 sopravvissero dopo la nascita) e fu l’unico pittore a raffigurare donne incinte. La sua prima opera rappresenta santa Prassede, nota per prendersi cura del corpo dei martiri. Ma la sua è una pittura più allusiva che ostensiva, come si vede anche nel caso della Donna con la bilancia. Bisogna tener presente che nella temperie politica calvinista era difficile per un pittore trovare occasioni per esprimersi in quanto cattolico. Beninteso, vi fu chi lo fece, come Hendrick Bloemaert: aveva studiato a Roma ed è considerato un po’ il Caravaggio olandese. Compose molte pale di altare. Negli altri autori si ravvisano singole opere o accenni. Per esemmente pio di Rembrandt, non cattolico ma vicino al cattolicesimo, si consideri l’acquaforte Morte della Vergine: è un soggetto tipicamente di tradizione cattolica o mennonita; l’episodio infatti non è narrato nella bibbia e pertanto non accettabile per i calvinisti. Franz Hals fu un grandissimo ritrattista, non lasciò alcuna opera a soggetto religioso, ma si segnala il ritratto di un prete che ad Haarlem difese i cattolici dopo l’arrivo dei calvinisti.

Jan Steen, autore ricco di ironia e di allegorie si è spesso dedicato a ridicolizzare i vizi dell’epoca e a mettere in luce le usanze popolari. Ha pitturato diverse volte la Festa di San Nicola: si celebra il sei dicembre e in Olanda è dedicata ai bambini. Questi la sera prima lasciano i loro klompen (i tipici zoccoli) vuoti: nella notte saranno riempiti dal santo, che si crede proveniente dalla Spagna, con dolci, per chi è stato buono, oppure con legno o carbone per chi non s’è comportato bene. Ma particolar- rivelatrice della sua fede è la sua straordinaria Cena in Emmaus. Il Vangelo di Luca riferisce che quando i due discepoli allo spezzare del pane riconobbero Gesù questi “sparì dalla loro vista” (Lc 24, 31). Ma usualmente i pittori raffigurano i tre al momento della cena, invece Steen cattura l’aspetto più difficile e rivelatore: il momento della scomparsa. Gesù si allontana confondendosi con l’aria e con la mano sembra benedire i due per lasciar loro la forza che in quel momento non hanno». Si può dire che il calvinismo con la repressione anticattolica favorì l’arte cattolica pur nell’Olanda liberata dagli Spagnoli? «Forse si può dire che la visione cattolica del cristianesimo si dimostra meno vincolata al potere temporale, di quanto lo siano altre correnti. E che l’arte sia sempre capace di rivelare i segreti dell’anima. Anche per via di allusioni, come nel caso di Vermeer».

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