martedì 16 aprile 2013
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IL CASO. Ecco chi è lo scrittore francese citato (anonimamente) da Papa Francesco nell’omelia di domenica. L’amava anche Paolo VI DI GIULIANO VIGINI N ella sua omelia di domenica scorsa in San Paolo fuori le mura, per la seconda volta - dopo Léon Bloy -Papa Francesco ha nominato anonimamente un altro scrittore francese, là dove ha ricordato «le classi medie della santità». Si tratta di Joseph Malègue (1876-1940) e del suo Agostino Méridier , come è conosciuto in Italia il romanzo Augustin, ou Le Maître est là (1933) nella traduzione di Giovanni Visentin per la Sei (1960). Se voi andate oggi a cercare in enciclopedie italiane ma anche in voluminosi dizionari della letteratura francese pubblicati in Francia per sapere chi era e che cosa ha scritto Malègue, farete fatica a trovarlo. Né, del resto, non si trova in circolazione in Italia più nulla di lui, neanche l’altro romanzo postumo, Pietre nere: le classi medie della salvezza , uscito sempre per la Sei nel 1966. Eppure, almeno fino alla fine degli anni Sessanta, negli ambienti cattolici si leggeva molto Malègue e godeva di largo credito. Charles Moeller - critico tra i maggiori nello studio del rapporto tra letteratura moderna e cristianesimo - dava questo giudizio di Augustin : «È uno di quei libri la cui lettura segna una data nella vita […]. Amo in Malègue, tra le tante cose, il suo rispetto dell’intelligenza, la sua preoccupazione di accordarla con le intuizioni del cuore e con i richiami della vita soprannaturale. Vorrei che tutti i giovani cristiani che trovano qualche difficoltà nella loro fede si soffermassero per qualche giorno a leggere e a rileggere, lentamente, rispettosamente, quel libro stupendo che è Augustin ». Lo stesso Paolo VI, grande cultore di letteratura francese fin dagli anni giovanili, era un avido lettore dello scrittore francese, letto e riletto più volte. Poi, come per altri celebri autori francesi che hanno formato generazioni di intellettuali, sacerdoti e laici, un lento ma inarrestabile oblio. Chi era dunque questa atipica figura di scrittore? Plurilaureato (lettere, scienze, filosofia, diritto), avvocato, intellettuale, collaboratore di riviste (' La vie spirituelle', 'Temps présent', eccetera), ma soprattutto uomo che, nella soprannaturalità della fede e nella libertà della grazia, aveva trovato la strada dei cercatori di Dio. Uscito a pagamento presso la casa editrice Spes, dopo il rifiuto ricevuto dall’editore Plon, il romanzo aveva avuto un immediato successo, stampato in pochi anni in decine di migliaia di copie, pur essendo un 'romanzo­fiume' e per palati sensibili, si direbbe anzi raffinati, visto che alcuni avevano soprannominato Malègue il 'Proust cattolico'. Sotto la forma del romanzo, egli aveva infatti affrontato il problema della fede da un punto di vista intellettuale, con le tentazioni e le seduzioni della mente sempre pronte a respingere e a chiudersi nel loro autosufficiente isolamento, ma insieme con un parallelo viaggio interiore capace di aprirsi alle evidenze della fede proposte dalla vita ad ogni istante, in circostanze diverse. La citazione del Papa, tratta dal secondo volume dell’edizione originale di Augustin , è riferita a una delle intuizioni più acute di Malègue sulla santità. Partendo dalla tenerezza e dalla paternità di Dio che si manifesta nelle numerose figure del romanzo che vivono santamente la loro quotidianità - a cominciare dalla signora Méridier, madre di Augustin - , l’autore vede nei santi la concreta incarnazione dell’amore di Dio. Ma non solo, per così dire, nei santi delle vette. Anche in quelli delle salite intermedie, che possono raggiungere gli scalatori normali, ossia chi segue Cristo nella perfezione evangelica nelle ore quotidiane della vita: quelle appunto che Malègue definisce in Augustin «les classes moyennes de la sainteté». Gente modesta, semplice, umile, sconosciuta, ma con un forte senso della bontà e della misericordia di Dio. Come non ritrovare in queste idee un’intima corrispondenza spirituale con quanto Papa Francesco sta predicando dal primo giorno del suo pontificato? Nessuno è escluso dal cammino verso la santità, perché il perdono e la grazia di Dio agiscono come mani che si protendono verso l’uomo senza essere viste: invisibili agli occhi, ma efficaci nello smuovere silenziosamente le menti e i cuori. Così è accaduto a Malègue. Le inquietudini, i dubbi, le incertezze, l’oscuramento della fede negli anni dell’adolescenza si erano dissolti nel momento in cui Augustin aveva scoperto il Dio di Gesù Cristo, che non cancella il dolore e non elimina la morte, ma dà all’intelligenza l’aiuto necessario per trovarne il senso, spegnendo l’orgoglio della mente o, in altri momenti, la paralisi di una sofferenza intellettuale inconsolabile. La certezza viene di pari passo: Dio non abbandona mai e - come evoca, con il vangelo di Giovanni, il titolo del libro - «il Maestro è qui e ti chiama» (Gv 11,28). © RIPRODUZIONE RISERVATA Una targa ricorda Joseph Malègue (1876-1940) a La Tour-d’Auvergne. Sotto, lo scrittore e un suo libro
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