venerdì 9 settembre 2011
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Non è solo la bellezza della natura a fare della costiera amalfitana, patrimonio dell’umanità, uno dei luoghi più celebrati al mondo. È altresì quella del suo paesaggio umano. Non mancano gli scempi, e sono tutti contemporanei, ma nell’insieme l’uomo ha saputo qui darsi non solo una dimora, ma anche un luogo dello spirito: nell’integrazione perfetta con l’ambiente, nella edificazione di villaggi incastonati come gemme nella roccia, nella creazione sapiente di terrazzi per rendere fertili i versanti, con agrumeti protesi sino al mare e orti scavati nella pietra, nel ritaglio di una natura resa docile e intima, riflesso misterioso della mitezza del clima e della qualità della luce. Lo confermano le cupole dei tanti campanili. Sono rivestite di maioliche e i colori sono quasi ovunque gli stessi: il verde dei giardini, il giallo dei limoni, l’azzurro del mare. I paesi sono come presepi; i lori nomi nella memoria sono poesia: Positano, Ravello, Atrani, Maiori, Minori, Amalfi, Cetara, Vietri. I viaggiatori stranieri vi giungevano numerosi fin dal diciassettesimo secolo. In epoca moderna e contemporanea la lista degli uomini illustri che hanno visitato la costiera o vi hanno abitato è sterminata: da William Turner a Goethe, da Picasso a Pirandello, da Ibsen a Joan Mirò a Forster, Virginia Wolf, Lawrence, Graham Greene, Andrè Gide, Gore Vidal, Arturo Toscanini. I centri si raggiungono prendendo la statale 163, inaugurata da Ferdinando II di Borbone nel 1840. È un viaggio lunghissimo, giacché la strada è stretta e il susseguirsi dei tornanti obbliga ad una corsa rallentata. Sicché lo sguardo può spaziare sugli speroni di roccia rivestiti di verde acceso e profumato e sulla distesa a perdifiato del mare. Ed è possibile un doppio viaggio, uno quasi a pelo d’acqua, attraversando gli abitati marinari, con spiagge che paiono orti e mitiche scogliere; l’altro a mezza costa, attraversando i centri più interni, come Tramonti, Scala e Ravello, la terrazza sull’infinito, con il duomo medievale e i suoi preziosissimi amboni, con i celebri giardini di Villa Cimbrone e Villa Rufolo. Quest’ultima ispirò Wagner, che giunto a Ravello nel 1880, mentre era intento a lavorare al suo Parsifal, restò folgorato. «Klingsor’s zauber garten ist gefunden!», scrisse nel registro della villa, «Il magico giardino di Klingsor è trovato!». Da qui la natura ha una sua altezza oltre che una sua vastità, lo sguardo si perde nello sfumarsi del cielo e dell’onda, il silenzio dei vicoli si intreccia con il bianco delle case. Ma si può salire ancora più in alto, verso i monti del Faito, sino ai mille metri. Qui i boschi di leccio e castagno chiudono la vista del mare. Ma dove per un miracolo la vegetazione si dirada, il paesaggio è mozzafiato. Ecco, la costiera amalfitana è soprattutto in quel suo distendersi miracoloso tra cielo e terra, tra terra e mare. Non mancano i problemi, tuttavia. Mario De Iuliis, dirigente della Pro Loco di Minori, afferma che le tradizionali politiche del turismo che investono unicamente sulla promozione e sull’accoglienza non sono più sufficienti e Mario Apuzzo, artista e notissimo operatore culturale, sottolinea che «ciò che manca è un progetto unitario che leghi sinergicamente le grandi potenzialità culturali e paesaggistiche della costa con le sue risorse naturalistiche e gastronomiche». È Cetara, dal latino cetaria, ossia tonnara, il primo centro che si incontra venendo da Vietri, la città delle maioliche. A Maiori, dove Rossellini girò alcuni dei suoi film più famosi, da Paisà a Viaggio in Italia, è lo splendido complesso di Santa Maria a Mare, dove ha sede un pregevole museo d’arte sacra, che custodisce una rara collezione di statue 'sotto campana'. Minori, città del gusto, l’antica Rheginna Minor , è la città di Santa Trofimena, i cui resti si conservano in un’urna nella cripta della cattedrale. Atrani, che diede i natali a Masaniello, posta allo sbocco del torrente Dragone, è il paese della costiera che maggiormente conserva la fisionomia di medievale borgo marinaro, con le sue case addensate in spazi minimi, strette l’una all’altra come in un abbraccio. Ma la perla della costa è naturalmente Amalfi, con la bella fronte del Duomo fondato nell’XI secolo e il Chiostro del Paradiso, realizzato nel tredicesimo secolo come cimitero dei cittadini illustri e circondato da un peristilio di archi acuti, intrecciati e retti da colonne gemine di stile arabo­gotico. E poi Conca dei Marini e Furore, il cui profilo urbano pare un fiotto di case sputate dal fiordo. Poi Praia a Mare e infine Positano, bianca e tutta in discesa, come una collana di perle.
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