lunedì 16 gennaio 2017
Il 21 gennaio di 800 anni fa Onorio III promulgava la Bolla di conferma del grande Ordine religioso che ha dato alla storia personaggi come Tommaso d'Aquino, Caterina da Siena, Pio V, Savonarola...
Guzmán e i suoi fratelli: otto secoli di domenicani

«Mandati a predicare il Vangelo». Sono le parole che fanno da trama narrativa ma anche da incipit alle due bolle di Onorio III la Vita religiosam (22 dicembre 1216) e la Gratiarum omnium largitori (21 gennaio 1217) che diedero l’iniziale conferma, da parte della Santa Sede, al mandato apostolico che attendeva quel piccolo drappello di frati, vestiti già allora in abito bianco e nero, guidati dal carismatico e dotto Domenico, il sacerdote castigliano originario di Caleruega.

Parole a cui molto probabilmente si rifarà il successore di Onorio III, papa Francesco, nel suo discorso di saluto il prossimo 21 gennaio nella basilica di San Giovanni in Laterano, a 800 anni esatti della promulgazione della bolla di conferma (1217-2017). Un appuntamento simbolicamente importante perché vedrà radunati sotto le navate della basilica del Laterano – che è sede della cattedra del vescovo di Roma – il primo papa gesuita della storia della Chiesa cattolica assieme ai seguaci e figli del carisma di san Domenico di Guzmán. E a spiegare l’intimo e indiretto legame del Pontefice argentino con questo ordine mendicante (sorto negli stessi anni dei francescani) sono state proprio le parole di Bergoglio al confratello Antonio Spadaro, nella sua prima intervista rilasciata da papa alla rivista dei gesuiti italiani La Civiltà Cattolica nel settembre del 2013: «Io volevo qualcosa di più. Ma non sapevo che cosa. Ero entrato in seminario. I domenicani mi piacevano e avevo amici domenicani. Ma poi ho scelto la Compagnia di Gesù…».

Una celebrazione quella di sabato che permetterà di rievocare idealmente la storia di questo plurisecolare Ordine religioso che annovera al suo interno dei primati importanti: quattro papi come Innocenzo V, Benedetto XI, Pio V (il papa del Rosario e della vittoria di Lepanto) e Benedetto XIII; teologi e santi del rango di Tommaso d’Aquino, Alberto Magno, Rosa da Lima (la prima canonizzata latino-americana), Caterina da Siena (patrona d’Italia), Caterina de’Ricci (la mistica devota di Savonarola), Vincenzo Ferrer e Martin de Porres; seguaci del ramo secolare dei domenicani i “terziari” Aldo Moro, Titina De Filippo, Giorgio La Pira, papa Benedetto XV o ancora il beato e fondatore del Santuario di Pompei Bartolo Longo. Ai domenicani, dal XIII secolo, si deve anche la pratica quotidiana nella Chiesa Cattolica della recita e dello sgranare la classica corona del Rosario.

E a rievocare la storia di questa famiglia di religiosi come la saga e l’avventura non ordinaria di molti dei suoi esponenti di spicco (da Meister Eckhart a Taulero a Giordano di Sassonia, da Raimondo di Capua a Daniele Concina, l’avversario del probabilismo dei gesuiti, fino agli “irregolari” i filosofi Giordano Bruno e Tommaso Campanella senza dimenticare il difensore dei diritti degli indios i “nativi americani” il vescovo spagnolo Bartolomeo de Las Casas) che l’hanno resa un unicum nella storia della Chiesa e dell’Occidente, è un bel saggio curato proprio da due frati, Gianni Festa e Marco Rainini, dal titolo: L’Ordine dei predicatori. I domenicani: storia, figure e istituzioni (Laterza, pagine 490, euro 30). Il volume che vanta contributi importanti – firmati da studiosi come Gabriella Zarri, la francescanista ed esperta di testi mistici Alessandra Bartolomei Romagnoli fino all’allievo di Eugenio Garin, Gian Carlo Garfagnini, che spiega la figura profetica del frate ferrarese Girolamo Savonarola – ha il pregio di presentare ai lettori la pluralità di carismi che quest’Ordine ha saputo suscitare in otto secoli di vita.

A impressionare di queste pagine sono soprattutto i ritratti dedicati a grandi figure del Novecento come Pierre Claverie o il beato martire di Dachau l’italiano Giuseppe Girotti (firmato dal domenicano Marco Salvioli) o il capitolo su cui si sofferma Gianni Festa (una perla inedita) sul portoghese Bartolomeo dos Martires, contemplativo e modello di buon vescovo tridentino, amico di San Carlo Borromeo. Nello sfondo di questa bella pubblicazione affiora prepotentemente quanto il pensiero di Tommaso d’Aquino il “doctor communis” (basti leggere a rigurardo il saggio di Andrea Aldo Robiglio) sia stato la stella polare, ma anche l’architrave su cui si è formata la teologia e la Ratio Studiorum dei frati predicatori.

Un anniversario quello degli 800 anni e un libro che, come sottolinea lo storico e curatore Marco Rainini, aiuta anche a sfatare la leggenda “nera” e infondata di un san Domenico di Guzmán primo frate a ricoprire il ruolo di inquisitore nella lotta ai catari. Il volume si presenta come un’antologia corale in cui vengono elencati, tra gli altri, i grandi domenicani che fecero il Concilio, da Yves Marie Congar a Marie Dominique Chenu, senza dimenticare uno dei padri dell’esegesi biblica moderna e fondatore dell’École biblique di Gerusalemme come Marie-Joseph Lagrange.

Una storia che riletta nel suo sottofondo fa emergere le tante coscienze di un famiglia religiosa a volte frammentata ma capace – come recita il motto in latino dei predicatori, Contemplata aliis tradere – di trasmettere agli altri (il popolo di Dio) le cose che i seguaci di san Domenico hanno contemplato, spesso nel buio costretto delle loro celle, davanti all’Assoluto.

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