martedì 24 marzo 2020

Parole in libertà, in giorni senza libertà: chiusi per virus, non possiamo fare. Ma possiamo continuare a pensare…

Giorno 13

Un’amica che apprezzo molto perché scrive benissimo, sa fare il suo mestiere e ha il cuore posizionato sopra la testa (what else?), ha lanciato un sondaggio sulla sua pagina facebook che mi pare intrigante come tutte le cose che guardano avanti anziché indietro o peggio, di fianco. Chiede: cosa farete non appena sarà decretato lo scampato pericolo? E precisa, citando Calvino: indicate anche la cosa più futile e leggera, perché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto.

Rubo, a caso ma non troppo, alcune delle risposte che ha ricevuto: c’è chi per prima cosa andrà al lago con la mamma; chi abbraccerà uno a uno gli autisti, gli infermieri e i medici delle ambulanze; chi innanzitutto vuole tornare dal parrucchiere. Ma anche chi promette di non lavarsi più le mani per un mese, o di partire per un viaggio senza meta, rotolarsi sull’erba, rimpiangere la calma di non avere orari, continuare a non farsi toccare dalla gente. La mia risposta preferita però è questa: mi basterà sapere che siamo tutti vivi. Poiché proprio tutti è purtroppo impossibile già da ora, immagino intenda dire che per prima cosa vorrebbe che chi è rimasto abbia conservato la forza di vivere e non solo di esistere, che non è la stessa cosa.

Invidio chi ha la risposta pronta, io non sono ancora attrezzato. Evitando retorica e scontatezze varie, non so cosa farò per prima cosa quanto tutto sarà finito. Probabilmente avrò il dubbio tra ricordare e dimenticare: più facile ricordare, perché una cicatrice quasi sempre sai quando te la sei procurata anche tanto tempo dopo. Ma avrò bisogno di dimenticare molte parole e troppe brutte immagini, perché una cattiva memoria non è mai una buona compagnia.

Avrò bisogno di non dimenticarmi che non voglio vivere in un Paese dove non si trovano mascherine che costano due euro, e dove lavorano medici che devono diventare eroi perché tutti si accorgano di quanto siano bravi. Banalmente, ma non troppo, vorrei rivedere una coda fatta bene come quelle di adesso fuori dal Supermercato. E vorrei ricordarmi che spesso la mia salvezza non dipende solo da me e da come mi comporto, ma dalla correttezza e dalla maturità degli altri. Solo che gli altri per qualcuno sono io, e non devo dimenticarlo.

Quando tutto sarà finito, voglio tornare a baciare il sorriso più bello del mondo. E per prima cosa penserò comunque a fare qualcosa di unico e di raro, perché mi interessa molto il futuro: è lì che passerò il resto della mia vita.

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