giovedì 6 dicembre 2012
Il portavoce, monsignor Bernard Podvin, ricorda che prima è necessario «un dibattito pubblico sotto forma di Stati Generali».​
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​I vescovi francesi di nuovo in campo per combattere, questa volta, la proposta adottata dal Senato di un disegno di legge che autorizza la ricerca sull'embrione e sulle cellule staminali embrionali. In una nota diffusa ieri sera, il portavoce dei vescovi francesi monsignor Bernard Podvin ricorda che "l'art. 46 della legge di bioetica del 2011 che prevede che ogni progetto di riforma sui problemi etici e le questioni della società sollevate dal progresso della conoscenza nei campi della biologia, della medicina e della salute deve essere preceduto da un dibattito pubblico sotto forma di Stati Generali". E sulla proposta del Senato, la Conferenza episcopale francese rilancia una nota dell'arcivescovo di Rennes, Pierre d'Ornellas. "La vita dell'embrione umano merita di essere protetto? Sì o no? Il Senato ha risposto in modo negativo" e la ragione di tale rifiuto è "azzardata" secondo il vescovo. Secondo il Senato, infatti, a giustificare la ricerca sugli embrioni sarebbe "il ritardo della Francia nella ricerca scientifica. Possibile - si chiede il vescovo - che il progresso della ricerca francese dipenda da questa autorizzazione? L'embrione umano ha il diritto di essere protetto. L'Europa chiede che la sua protezione sia assicurata il più possibile". Secondo il vescovo, l'attuale legge francese contempla la protezione degli esseri umani "fin dall'inizio della vita". È dunque - a parere di monsignor d'Ornellas - "scioccante" che ora il Senato possa rimettere in discussione la legge e prevedere un cambiamento "senza che prima non ci sia stato un vero dibattito".Inoltre, conclude, "il voto del Senato è ancora più sconcertante dal momento in cui nei test per i nuovi farmaci, la comunità scientifica internazionale favorisce ora le cellule staminali riprogrammate scoperte dai premi Nobel Gurdon e Yamanaka. Come affermato dal neurobiologo Alain Privat, l'adozione di una disposizione che autorizza la sperimentazione sugli embrioni umani per principio invia al mondo un messaggio di negazione dell'etica e di anacronismo scientifico".
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