Il tesoro nascosto delle "banche della pelle"

Le cure ai ragazzi ustionati a Crans-Montana hanno fatto scoprire un'eccellenza della sanità italiana: 5 centri e una rete che funziona. Parla il direttore del Centro nazionale trapianti, Giuseppe Feltrin
January 15, 2026
Il tesoro nascosto delle "banche della pelle"
L'attività della Banca dei tessuti all'ospedale Niguarda di Milano/(Ufficio stampa Niguarda)
La tragedia della notte di Capodanno a Crans-Montana con la necessità di curare molti pazienti gravemente ustionati ha portato alla ribalta i trapianti di tessuti umani, attività meno “appariscente” dei trapianti di cuore o di altri organi, ma che – come in questo caso – può essere una cura salvavita. Giuseppe Feltrin, da marzo 2024 direttore generale del Centro nazionale trapianti (Cnt) chiarisce: «Dal punto di vista della donazione e della capacità di utilizzo dei tessuti (dalle cute alle cornee, dalle valvole cardiache al tessuto muscolo-scheletrico), l’Italia è tra i primi Paesi in Europa, sia qualitativamente sia quantitativamente».
Quali sono le strutture e le attività legate all’utilizzo dei tessuti?
La donazione di tessuti in Italia ha radici profonde. Esistono 30 banche, 15 monotessuto e 15 multitessuto. Sono presenti in 11 Regioni, ma alla donazione contribuiscono anche le altre Regioni. Come del resto i tessuti vengono poi distribuiti ovunque ci sia la richiesta per un paziente. Il tutto in un’ottica di rete. Noi al Cnt, organo del Ministero della Salute, operiamo come coordinamento organizzativo. Il 2024 è stato un anno importante di crescita delle donazioni di tessuto: su un aumento globale del 3,9% delle donazioni di tessuto, quelle di cute sono cresciute dell’8,3%. E anche i trapianti di tessuto sono cresciuti nel 2024 rispetto all’anno precedente: nel complesso del 6,8%, ma di cute sono cresciuti del 20%, di cornee dell’8,5% e di valvole cardiache del 12,4%. Le banche della cute si trovano a Torino (Ospedale Cto Maria Adelaide), Milano (Ospedale Niguarda), Cesena (Ospedale Bufalini), Verona (Ospedale Civile Maggiore) e Siena (Centro conservazione cute – Banca regionale Tessuti e cellule). Proprio sull’approvvigionamento dei tessuti lo scorso anno abbiamo tenuto un corso specifico al Cnt, e lo ripeteremo.
Quando viene effettuata la donazione di tessuti, e chi sono i donatori?
Il donatore di tessuti può essere stato donatore di organi: quando – tipicamente nella terapia intensiva – c’è una persona in morte cerebrale, si accerta se può donare organi (idoneità fisica, secondo linee guida nazionali, e consenso). Dopo si verifica se è possibile anche un prelievo di tessuti. Però, mentre il prelievo degli organi deve avvenire poco tempo dopo il decesso (altrimenti si deteriorano), quello dei tessuti può avvenire entro le 24 ore seguenti. Quindi il donatore di tessuti può essere un paziente che muore fuori dall’ospedale, per esempio per un incidente stradale, ma che viene portato comunque nell’obitorio di un ospedale e può diventare donatore di tessuti, sempre se sono assolti i requisiti di idoneità fisica e consenso alla donazione (suo in modo esplicito o ricostruito dai familiari).
Come vengono valutate le richieste di tessuti, che non hanno le liste di pazienti in attesa, come – per esempio – i dializzati?
I punti intermedi sono le banche dei tessuti. Mentre gli organi hanno una funzione salvavita, buona parte dei tessuti impatta sulla qualità della vita: per esempio le cornee che consentono di tornare a vedere, anche se alcuni tessuti (come le valvole cardiache o la cute per i grandi ustionati) possono essere “critici”, cioè necessari per la sopravvivenza di un paziente. Di questi tessuti c’è nelle banche una certa riserva, ma non un’imminenza del bisogno. Non c’è la classica lista d’attesa presidiata dal Cnt, ma gli ospedali che eseguono i trapianti di tessuti contattano le banche in base alle loro necessità. Lo scorso anno, solo per la cute, sono stati effettuati in Italia 1.972 trapianti. Quindi in tutti gli ospedali, ove si presenti la possibilità, il coordinamento trapianti ospedaliero sa che deve cercare anche il donatore di tessuti.
Come si procede per le donazioni di cute?
Si può prelevare dal donatore fino a 24 ore dal decesso. Secondo le linee guida, l’età del donatore dev’essere compresa tra i 14 e i 78 anni. La cute, prelevata – sempre in aree non visibili – soprattutto dalle gambe, parte del dorso e parte delle braccia (in media 3mila centimetri quadrati di cute), viene trattata, lavata e processata e può essere conservata in due modalità: criopreservazione (per due anni) e glicerolazione (per cinque anni). Le cornee invece si conservano per non più di un mese. Le indicazioni più importanti all’impiego della cute sono nelle ustioni, in chirurgia plastica e in chirurgia ricostruttiva (dove, tolta quella del paziente, serve una cute nuova che funge da “cerotto biologico”), nelle ulcere da diabete che non si rimarginano. In più si può utilizzare il derma – la parte sotto la cute – in altre applicazioni. 
Sono possibili anche donazioni di tessuti da vivente?
Solo per alcuni: quelli vascolari e quelli ossei. Se in un intervento ortopedico viene sostituita la testa del femore, ed è di buona qualità, può essere poi impiegata come osso donato. Lo stesso accade durante l’asportazione delle vene safene: se hanno una minima qualità possono essere poi reimpiegate. In entrambi i casi previo consenso del paziente. E poi la placenta.
Quali sono le sfide future per i trapianti di tessuti? Quanto vi impegna il nuovo regolamento europeo Soho (sigla inglese per “sostanze di origine umana”)?
Il regolamento Soho entrerà in vigore il 7 agosto 2027, e non riguarda solo i tessuti di cui abbiamo parlato ma anche sangue, plasma (ed emoderivati), cellule staminali ematopoietiche (midollo osseo), i gameti, il microbiota fecale, eccetera. Ci sarà una profonda riorganizzazione in tutto il sistema di tracciamento e di certificazione di tutti i centri, a tutela della salute dei pazienti e dei donatori. In realtà, noi al Cnt – ma anche al Centro nazionale sangue – stiamo già applicando gli standard più elevati di sicurezza, ma tutto andrà omogeneizzato a livello europeo. Così come vengono individuati i tessuti “critici” il cui approvvigionamento deve essere sempre garantito, come si è visto con i pazienti di Crans-Montana. E questo ci ricorda un’altra necessità.
Quale?
L’importanza del consenso alla donazione di organi e tessuti. Si può esprimere facilmente al momento del rilascio della carta di identità: purtroppo abbiamo ancora un certo grado di opposizioni, soprattutto in due fasce anagrafiche: gli over60 e i tra 18 e i 35 anni. Mi permetto di ricordare quanto un sì in questi casi possa fare la differenza. 

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