Virginia di Castiglione La cugina bella di Cavour
mercoledì 26 gennaio 2022
Quanto si è parlato, quanto si è scritto della Contessa di Castiglione, nata Virginia Oldoini, quanti film e quanti sceneggiati televisivi l'hanno avuta protagonista. È da poco in libreria La Contessa, di Benedetta Craveri (Adelphi), biografia attenta e importante, dove si possono trovare molti particolari inediti sulla carriera di questa seduttrice seriale. All'inizio c'è il «brutto cugino» Camillo Benso di Cavour che incoraggiò la «bella cugina» a conquistare Napoleone III per ottenerne l'appoggio alla causa sabauda. Virginia, diciassettenne già sposata, riuscì agevolmente nell'impresa e per un paio d'anni divenne l'amante quasi ufficiale dell'imperatore. Malelingue la vollero implicata in un fallito attentato a Napoleone, e la Contessa prudentemente fece ritorno in Italia coltivando per sempre nostalgia di Parigi. Una lettera al geloso Roberto d'Orleans, che l'accusava di essere l'amante di Costantino Nigra, riassume bene la disinvoltura di Virginia: «Se lo avessi trovato di mio gusto (Nigra) - e lo trovo invece cattivo, falso, spilorcio, caparbio ma intelligentissimo - me lo sarei preso e lo direi. Che cosa ho da nascondere io? E a chi? Io e Nigra letichiamo e ci riappacifichiamo sempre a causa di falsità e di intrighi che mi fanno schifo. Ma abbiamo molti affari insieme, ci si vede spesso, tutti i giorni, quasi, o di sera se siamo liberi. Alla fine, è persino naturale che si creda che ci incontriamo per… moltiplicare la specie». La citazione viene dal curioso libro di Adriana Beverini, La Rapallina ambasciatrice di gusto e di bellezza (Edizioni Giacché, pp. 160, euro 19,90) che fin dal titolo (i Rapallini sono nell'albero genealogico degli Oldoini) collocano Virginia in un contesto familiare e spezzino (alla Spezia Virginia era conosciuta come La Rapallina). L'autrice aveva sentito parlare della Contessa da sua nonna Vittoria Rapallini Beverini, e gelosamente conserva un ventaglio e un ombrellino appartenuti alla Contessa. Inoltre, ha organizzato mostre e in iniziative per ricordare Virginia che, pur essendo nata a Firenze (nel 1837), tenne La Spezia nel cuore, pur trovandola abbastanza «noiosa». Il libro si sfoglia proprio come un album di famiglia, grazie anche alle fotografie che lo corredano. La Contessa fu regista di sé stessa, e oltre 400 "autoscatti" (chiamiamoli così) sono conservati nel Metropolitan Museum di New York. Ecco, dunque, la Contessa in strepitosi abiti che avranno richiesto metri e metri di stoffa: qui come "Regina di cuori", là affranta per la morte dell'amato cagnolino Kasino; oppure in posa dormiente a piedi nudi, o con la mano sulla spalliera di una poltrona a volute doratissime. E sempre con un'espressione altera ma velata di tristezza, troppo consapevole ma anche tediata dalla sua bellezza. Con tutte le sue conquiste (c'entra anche Vittorio Emanuele II, che però preferì restare "fedele" alla Bela Rosìn, amante ufficiale), lascia l'impressione di una donna sola.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI