Vinitaly torna in presenza ma fa i conti con la guerra
mercoledì 6 aprile 2022
Vinitaly torna in presenza dopo due anni di rinuncia e così pure Vinitaly and the city, il fuori salone in città che prende il via venerdì fino a lunedì 11 aprile, con le etichette delle cantine cooperative d'Italia che hanno scelto di presentarsi, in piazza dei Signori, con un brand augurale di questi tempi: ViVite. Che significa Vino, Vite, Vita. E pensando all'assenza di buyer russi, che col vino di lusso avevano interessi, torna d'attualità la leggenda dello Champagne Cristal, che nacque da una richiesta alla maison Roederer, nel 1876, di una bottiglia più trasparente possibile, per poterne esaminare il contenuto: l'imperatore di Russia, Alessandro II, temeva attentati per avvelenamento. Fra le storie di enogastronomia c'è poi quella del Pollo alla Kiev, scoperto nientemeno che da Gualtiero Marchesi oppure la tradizione del pane che in Ucraina conosce 80 interpretazioni diverse, come ebbe ad annotare Honoré de Balzac, ammirato dalla focaccia Pampushka. Pane e vino simbolo di pace, sembra dire la storia di Denys, vignaiolo di Cherson, 39 anni, che spera di raggiungere Verona per raccontare la tragedia del 16 marzo, quando i missili russi gli hanno distrutto parte dei 50 ettari di vigneti, cantina e agriturismo. Ma c'è anche il pregiato ristorante Beef di Kiev che riesce a servire mille pasti al giorno, destinati a militari e civili nascosti nei bunker, mentre le donne ucraine giunte in Italia si sono messe ai fornelli a cucinare la tipica zuppa Borsch. La pace ha le sembianze di un piatto, di una tavola, che domani diventerà contaminazione di saperi, perché gli sfollati sentono forte qualsiasi appiglio che rivendichi la propria identità. Sul fronte del vino, si attende questo Vinitaly per capire, dopo pandemia e guerra corrente, quali saranno gli effetti nel breve periodo. Rincarano le materie prime, rincarano le bottiglie di vetro, ma pure i cartoni di confezionamento oltre all'energia e l'Unione Italiana Vini stima un costo vicino al miliardo per un settore che ne fattura 13. La globalizzazione subisce una retromarcia che per certi aspetti è rovinosa, se è vero che sono fermi anche i trasporti e per la consegna dei vini Oltreoceano si parla di mesi. Torneremo a comprare il vino sfuso? A San Donato Milanese c'è un locale, Vineria del Vin Bòn, che già lo fa: sembrava una soluzione vintage, mentre rischia di diventare un modello. Urge un'analisi seria degli scenari, perché la miccia ha fatto scoppiare qualcosa che, anche senza l'uso di armi domani (si spera), avrà tempi lunghi di assestamento.
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