Un esercito di mosche
domenica 3 aprile 2022
Era l'autunno del 2021 quando mi cadde lo sguardo su una foto sul web. La festa per il 73esimo anniversario della Repubblica comunista nordcoreana. Ma non erano i soliti missili giganteschi, la solita marea di carri armati perfettamente allineati (è quell'ordine assoluto che mi atterrisce: vuol dire che ciascun uomo sa che non può sgarrare di un centimetro). No, questa volta Kim Jong-un aveva comandato una faccenda diversa: uno stuolo di uomini in fiammante, tuta anticontaminazione, la maschera antigas sul volto. Senza alcuna arma. Solo un mostruoso plotone di soldatini tutti uguali (anche questo mi sgomenta delle parate militari, come gli uomini sembrino tutti uguali). Con quella roba nera sulla faccia. Sgradevole poi come le maschere antigas presentino un naso a tappo, simile a quello di una mosca al microscopio. Mosche, un esercito di mosche scarlatte marciava a Pyongyang. Ma perché, mi ero chiesta con un tuffo al cuore. Erano ancora i tempi del Covid, e dei non del tutto smentiti sospetti sulla Cina. Che Kim Jong-un sapesse qualcosa che noi non sapevamo? Perché investire tanto in reparti anticontaminazione, o antigas? Quando poi è scoppiata la guerra d'Ucraina e si è ventilato l'uso di armi chimiche, quella foto mi è tornata in mente. Non è possibile, non ci posso credere. Scherzano, cerco di dirmi. Poi guardo mio nipote di un anno e mezzo che dorme, beato, e allora prego.
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