Tra il dire e il fare anche Seneca sa che c'è di mezzo il mare
mercoledì 8 dicembre 2021
IMonita di Seneca, opera postuma e forse apocrifa, ci sono pervenuti mescolati con sentenze morali di altri autori, in raccolte medievali diversamente titolate: Proverbia Senecae, Dicta Senecae, Liber Proverbiorum, Liber Proverbiorum et Sententiorum... La raccolta De Moribus era annoverata tra le opere di Seneca già dal secondo Concilio di Tours (567), ma studi successivi documentarono che si tratta di una collezione di citazioni di Seneca, Publilio Siro, Cicerone, Lattanzio e altri. Erasmo da Rotterdam pubblicò i Proverbia Senecae avvertendo che non si tratta di un'opera autografa di Seneca. Furono due grandi latinisti dell'Ottocento, Jacob Haas ed Edward Wölfflin che, nelle rispettive opere autonomamente pubblicate nel 1878, si presero la briga di separare i Monita verosimilmente senecani dalle sentenze di altri autori con cui fino ad allora erano stati rimescolati. Sulla scorta dei due illustri predecessori, Lucio Coco – esperto di patristica, editore, fra l'altro, delle Sentenze di Evagrio Pontico e delle Sentenze morali di Fozio – ha finalmente approntato un'edizione attendibile dei Monita, con testo latino a fronte (Aragno, pagine 86, euro 12). Una novità non solo per eruditi, ma anche per chi non si stanca di abbeverarsi alla saggezza degli antichi. Coco invita «a lasciarsi portare dalle intuizioni e dagli stimoli di questi moniti. Essi, infatti, sia quando indicano qualità positive sia quando denunciano difetti svelano una capacità di conoscenza dell'animo umano che ne fa un vero e proprio strumento di approfondimento e di analisi piscologica». È nota, peraltro, l'importanza che Seneca attribuiva all'esame di coscienza. Insegnano molte cose, i Monita. Ma il passaggio dal conoscerli a metterli in pratica non è facile. Lo stesso Seneca, del resto, era conscio del mare che sta tra il dire e il fare. Non entriamo nel merito e ci limitiamo a trascrivere alcuni dei 202 Monita a titolo di aperitivo. È sempre meglio sapere che non sapere e la curiosità è il primo gradino della scala che conduce alla cultura. Ascoltiamo Seneca: «23. Una via più spedita per la ricchezza è diminuire le spese più che accrescere il denaro»; «43. Gran cosa è l'equilibrio di parola e silenzio; attendi tuttavia a questo: di essere più disposto ad ascoltare che a parlare»; «123. Quando penserai che la vecchiaia è un peso, pensa che essa è un'offerta a Dio»; «162. Diventa presto schiavitù una libertà eccessiva»; «171. Ai rimproveri mescola sempre qualche carezza; più facilmente e più profondamente infatti penetrano le cose che seguono un percorso leggero»; «175. Chi non sa tacere, non sa parlare»; «181. Ottima cosa è uscire dalla vita come da un banchetto: senza aver sete e senza essere ebbro»; «194. È del buon cittadino ritenere che non la repubblica è nata per lui, ma lui per la repubblica».
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