Solo i burocrati sconfiggeranno la burocrazia?
venerdì 13 luglio 2018
«Le cuoche spariscono, le impiegate aumentano». In Emilia, in un bar tra Modena e Reggio, ho sentito una giovane donna, probabilmente una cuoca, pronunciare questa frase. Mi ha colpito e la ricordo perché mi è sembrata la felice definizione sintetica di un processo di burocratizzazione della società e del lavoro che dura da due secoli e che non ha finito di espandersi in modo sempre più capillare. I mestieri tradizionali e concreti spariscono, mentre le attività e le pratiche burocratiche crescono, si specializzano e si complicano penetrando in ogni dimensione della comunicazione e della vita. Lo Stato formula procedure “corrette” per ogni genere di iniziativa, di ricerca culturale, di produzione e di servizio. Più di un secolo fa Marx definì lo Stato un «boa constrictor», un mostruoso serpente che avvolge e soffoca, lega, vincola, regola ma anche costringe e impedisce ogni libera attività. Pretendendo di tutelare legalmente la sicurezza, la prevedibilità, la normatività di tutto ciò che in una società può avvenire, la burocrazia (oggi tecnoburocrazia) mostra di temere ogni spontanea iniziativa umana sempre sospettabile, per principio, di criminose irregolarità. La teoria di Thomas Hobbes che quattro secoli fa partì dal principio dell'homo homini lupus è la teoria che in pratica ha vinto. La libera socialità è ritenuta in se stessa immorale e degenerativa. È lo Stato ad assumersi il compito di costringerla al bene. Secondo questa idea, gli esseri umani sarebbero incapaci, l'uno di fronte all'altro, di produrre comportamenti morali. È solo lo Stato che può imporli. Non voglio dire che lo Stato burocratico che avvolge la società sia uno Stato totalitario. Voglio dire che legalità non sempre coincide con moralità e che non ci si può aspettare che i comportamenti morali vengano trasmessi dall'alto. Nel suo 1984 Orwell descrisse un futuro in cui aspetti dello stalinismo e del nazismo si sarebbero mescolati tenendo il mondo in un perpetuo stato di guerra e in cui la vita privata di ognuno sarebbe stata spiata. Oggi è la democrazia tecnoburocratica a controllare tutto e tutti, ma con il nostro tacito consenso. Nei social network ognuno rinuncia alla propria privacy e l'apparato informatico sa e ricorda di noi più di quanto noi sappiamo e ricordiamo di noi stessi. La burocrazia modifica professioni e mestieri. Non solo vengono fatte sparire le cuoche nelle mense scolastiche per delegare tutto a catene di produzione-distribuzione di prodotti alimentari in serie, ma perfino i fisici nucleari, se vogliono ottenere finanziamenti europei per le loro ricerche, devono formulare i loro progetti in un gergo burocratico difficile come una “neolingua” inaccessibile ai profani. Per difenderci dalla burocrazia, dovremo tutti diventare burocrati?
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