domenica 19 marzo 2017
Avere un'agricoltura più efficiente, meglio organizzata dal punto di vista fondiario, più competitiva e in grado di produrre a costi più bassi. Sono questi i traguardi che vuole raggiungere la Banca delle Terre agricole che qualche giorno fa è stata presentata al pubblico. Un'iniziativa importante, che probabilmente passerà un po' in sordina, ma che invece rappresenta per davvero uno strumento efficace per accrescere la competitività. A patto che venga usato come si deve.
La "banca" non è solo un inventario completo della domanda e dell'offerta dei terreni e delle aziende agricole italiane, ma un luogo di compravendita efficace
per rendere più grandi le imprese. La "banca" mette in grado chi la consulta di individuare geograficamente i terreni, la loro superficie, le tipologie colturali, avere le informazioni catastali e di mappa, acquisirne le caratteristiche naturali, strutturali e infrastrutturali; vengono naturalmente anche definite le modalità e le condizioni di cessione e di acquisto. Se poi la richiesta d'acquisto è effettuata da giovani, è prevista anche la possibilità di richiedere un mutuo ipotecario all'Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare che ha curato anche la realizzazione della "banca" stessa).
L'obiettivo, spiega una nota, è quello di «rimettere in circolo capitali e investimenti sul bene terra, segnando un punto fondamentale nella ricomposizione fondiaria e nella lotta all'abbandono dei terreni agricoli a beneficio della competitività dell'intero sistema agricolo italiano». Già, perché pur con tutta la buona volontà e la maestria dei nostri agricoltori, i campi d'Italia soffrono ancora di un problema storico legato alla frammentazione degli appezzamenti e alla ristretta, in molti casi, estensione fondiaria delle aziende. Senza dire dell'abbandono e quindi della perdita delle superfici incolte.
Dietro a tutto questo, d'altra parte, c'è anche dell'altro. E cioè l'ambizione di costruire (o ri-costruire), una mappatura precisa dei terreni pubblici, lavorare per renderli produttivi e quindi sottrarli alla voragine rappresentata per l'agricoltura dal dirottamento verso altri usi delle superfici agricole abbandonate. Così, la Banca delle terra agricole rappresenta una sorta di ritorno alla terra, ma in termini di produttività ed efficienza.
«Si parte – ha detto il ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina presentando l'iniziativa – con i primi 8mila ettari di terreni di proprietà di Ismea e che vogliamo destinare con corsia preferenziale ai giovani».
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