Quel «diavolo» di Keynes, padre dell'economia moderna
mercoledì 24 settembre 2008
Si torna a sentir parlare di keynesismo e per capire un po' meglio chi era il teorizzatore dell'economia sociale di mercato, John Maynard Keynes, è utile la biografia scritta da Alain Minc, Diavolo di un Keynes, tradotta da Franco Motta per la Utet (pagine 248, euro 24,00). Alain Minc, per chi non lo ricordasse, è colui che, non ancora trentenne, firmò nel 1977 con l'alto funzionario Simon Nora il famoso Rapporto Nora-Minc sul futuro della comunicazione informatica: è in quel Rapporto, commissionato da Giscard d'Estaing, che per la prima volta compare la parola "telematica". Manager, finanziere, scrittore prolifico, consigliere anche di Carlo De Benedetti, nel febbraio di quest'anno Minc ha dovuto dimettersi dalla presidenza del Comitato dei garanti di Le Monde, contestato dalla redazione del quotidiano tradizionalmente gauchiste (e in vistoso calo di diffusione), per le sue simpatie per Sarkozy (suo, sembra, il consiglio di abolire la pubblicità nella televisione pubblica). Keynes nacque a Cambridge nel 1883, figlio dell'economista John Neville e della scrittrice femminista Florence Ada Brown. L'adorazione da parte di un padre debole e di una madre energica e invadente può spiegare almeno in parte l'omosessualità del giovane Maynard, esibita nell'assidua frequentazione del Circolo Bloomsbury, fondato nel 1905 da Virginia Woolf, con suo marito Leo, Roger Fray e una costellazione di artisti e intellettuali omo e bisessuali. Ezra Pound, eterosessuale praticante, avvertì immediatamente in Bloomsbury «un sentore di fragole un po' andate e di panna irrancidita». Nel 1918, la svolta. Keynes conosce la celebre danzatrice russa Lidija Lopuchova, che lo guidò, scrive Minc, nella metamorfosi «da omosessuale militante a eterosessuale paradossale e infine a marito classico». Si sposarono nel 1925. Dopo gli studi a Eton, la docenza al King's College di Cambridge, e un'infaticabile attività pubblicistica. Keynes divenne ascoltato consigliere del Tesoro britannico, sviluppando «il suo composito di creatività intellettuale, agitazione d'idee, influenza sui decisori e divismo mediatico». Membro della delegazione inglese alla Conferenza di pace di Versailles nel 1919, sfogò il suo risentimento per la tiepida accoglienza alle sue proposte nel volume Gli effetti economici della pace, in cui giustamente sosteneva la necessità di non angariare con i risarcimenti bellici la Germania sconfitta, ma di aiutarla nella ricostruzione per non compromettere l'intera economia europea. Nel secondo dopoguerra il Piano Marshall darà almeno in parte ragione alla sua antica profezia. Feroce oppositore del "gold standard", la convertibilità aurea delle monete (l'oro, per Keynes, era «la barbara reliquia»), elaborò la sua dottrina dell'intervento statale negli investimenti per assicurare la piena occupazione e aumentare i consumi, a suo avviso motore dello sviluppo. Il tutto confluì nella sua opera più famosa, la Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (1936) che è il testo fondativo dell'economia moderna, che ebbe seguaci, fra gli altri, in Galbraith e Samuelson, ma anche fieri oppositori come Schumpeter, che tacciava la Teoria di "regressione scientifica". Keynes rivendicava a sé nell'economia il ruolo di Einstein (da lui amabilmente definito «un Charlie Chaplin con la fronte di Shakespeare») nella fisica. Circondato da immenso prestigio (fu creato lord nel 1942), elitista e convintamente antiamericano, Keynes «è ammirato ma per nulla amato, incensato ma a malapena tollerato». L'ultimo trionfo, peraltro ambiguo, avvenne con gli accordi di Bretton Woods nel 1944, che istituirono il Fondo mondiale di investimento e la Banca mondiale. Sembrava il successo delle teorie di Keynes, ma in realtà fu la vittoria dell'americano Harry Dexter White che riuscì ad assicurare agli Stati Uniti la supremazia mondiale in campo monetario. Sofferente di cuore da tempo, Keynes morì il 21 aprile 1946, assistito dalla moglie e rimpianto dai superstiti di Bloomsbury. Virginia Wolf si era suicidata cinque anni prima.
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