Non solo ferie: piccolo viaggio nella Chiesa «plurale» che frequento
mercoledì 5 agosto 2015
Succede che il mio robot faccia più di una resistenza a lavorare dalla splendida isola in cui, per premiarlo delle fatiche di questi mesi, l'ho portato in vacanza. È l'occasione buona per tentare un esperimento. Verificare, in una giornata d'agosto, quali sono i discorsi preferiti dai miei "amici" su Facebook: profili personali e pagine con cui condivido l'interesse per i temi della fede e la vita della Chiesa. Premesso che l'esperimento vale niente (il campione costituito dai miei "amici" non rappresenta altro che se stesso), preciso che è durato un centinaio di post. Di questi solo la metà è stato classificabile come "informazione religiosa", essendo l'altra metà un tripudio di immagini private: di volti amabili e amati, di luoghi incantevoli, di cibi succulenti. Insomma, le ferie.Ma in quel 50% ho trovato molte cose da apprezzare. I post più numerosi si sono coagulati intorno alle categorie "cercare e trovare Dio" e "amare il prossimo come se stessi": due ambiti entro i quali c'è stato spazio sia per il pellegrinaggio mariano a Medjugorje sia per il volontariato in Africa e dove hanno avuto la parola giganti della tradizione come san Domenico e san Giovanni Bosco, autori contemporanei come Zygmunt Bauman e Carlo Molari, o testimoni di questo tempo come Ernesto Olivero e Maurizio Patriciello. Quando dico che la Chiesa è una realtà riccamente plurale, penso a questo...La cosa che mi è piaciuta di meno e quella che mi è piaciuta di più, a ben vedere, stanno in dialogo. Da una parte, un'immagine, rilanciata da Papaboys 3.0 ancora un mese fa: risale al 2009 (ma ogni tanto torna fuori) e mostra l'acqua battesimale scorrere sul capo di un bimbo prendendo la forma di un rosario. Mi spiace, ma non ci credo. Dall'altra, un testo di don Antonio Guidolin, parroco a Treviso, che suggerisce di «ritrovare il gusto delle domande» e sottolinea, con l'aiuto di Romano Guardini, che le domande che ci tengono vivi sono «quelle a cui non possiamo rispondere, ma con cui dobbiamo vivere ogni giorno». Lo credo anch'io.
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