“Miracoli”: pensieri a più facce, tra ingenuità e fede matura
martedì 31 gennaio 2017
Ieri su tante pagine gran discutere di “miracoli” e misteri, da noi ed all'estero. Sul “Giornale” (p. 21: “Fatima, dopo cento anni il suo segreto è ancora vivo”) Rino Cammilleri presenta benissimo un libro inchiesta che parte dalla data 2017: 300 anni dalla nascita della massoneria moderna (1717), 500 dalla Riforma di Lutero, 100 dalla rivoluzione bolscevica che a Fatima la Madonna “profetizzò” ai tre piccoli veggenti insieme allo scoppio delle due Guerre mondiali, con l'appendice del Terzo Segreto: segni dal Cielo, detti anche “miracoli”. Ancora ieri (“Foglio”, p. 1) una guida, “Cosa sono i miracoli”, e (p. 2) “Il marchio del Dio nascosto” e “Diamo i numeri”: una paginata tra Lourdes, Loreto, “Guida ai luoghi miracolosi d'Italia”, regole per il riconoscimento dei miracoli fissate da Papa Benedetto XIV, in gran parte ancora valide: miniera di racconti e discussioni in merito: pro e contro, argomenti tra accettazione e rifiuti. Finito? Macché! Su “Finesettimana.it” dalla Francia come una doccia fredda: “Il miracolo: un concetto divenuto incerto”, di Jacques Neirynck. Inizio interrogativo: “Può un cristiano continuare a credere ai miracoli e la Chiesa può continuare a proclamarli”? La tesi forte è che “la credenza ingenua al miracolo puntuale (cioè risposta vera e propria alla nostra manifestazione di richiesta, Ndr) deve essere abbandonata o superata”. Spiegata in positivo: si deve passare dal “credere che” al “credere in”, e l'oggetto è il riferimento alla realtà misteriosa di Dio stesso rivelato e donato in Gesù. Saggio avvertimento, senza pretendere di impedire ad altri di reagire diversamente. E arriva – stesso scritto – un pensiero di Albert Einstein: “Ci sono solo due modi di vivere la propria vita: uno facendo come se nulla fosse un miracolo, l'altro facendo come se tutto fosse un miracolo”. Prezioso per tutti.
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