domenica 2 settembre 2007
Su La Repubblica (venerdì 31) il matematico Piergiorgio Odifreddi spiega il rapporto fra Einstein e la religione. Il grande scienziato (sto parlando di Einstein) cominciò la sua "Autobiografia scientifica" (1949) raccontando di avere abbandonato all'età i dodici anni "la via della superstizione religiosa per intraprendere quella della ricerca scientifica", perché, "leggendo i libri di divulgazione scientifica, si era ben presto convinto che le storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere". Fu su queste solide basi che raggiunse poi "la summa del suo pensiero" nel saggio "Come io vedo il mondo" (1931): "Io non posso concepire un Dio che ricompensa e punisce la sue creature, e che esercita una volontà simile a quella che noi sperimentiamo su noi stessi". Con tutto il rispetto, avrebbe fatto meglio a non rendere nota tale vetta speculativa (stupefacente per Einstein, non per Odifreddi). Quest'ultimo, infatti, riferendosi ai tre principali libri scientifici del "Padre della relatività", parla della "trinità einsteniana" invece che della trilogia e c'infila la critica di prammatica per l'ora di cultura religiosa nelle scuole italiane. Ove si vede - primo - che di quest'ora Odifreddi avrebbe tuttora bisogno. E che - secondo - della Matematica, intesa come Logica e quindi come massima espressione della Ragione (le maiuscole sono motivate) è facile rimanere prigionieri. Vale a dire che, anche prescindendo dai livelli scientifici, neppure i cultori della matematica riescono, a volte, a rendersi conto dei suoi (dei loro) limiti. PERSEVERARE DIABOLICUM A difesa della legge sull'aborto e a proposito della bambina sana uccisa per errore, con un aborto eugenico, invece della gemella down (seguito, però, dall'aborto anche della superstite) il prof. Carlo Flamigni scrive: "Errori ne abbiamo fatti tutti e continueremo a farne, è indecoroso approfittare di uno dei tanti per sputtanare una legge che ha dimostrato di funzionare perfettamente" (l'Unità, giovedì 30). Per arrivare a questa conclusione c'è voluta oltre una colonna di sarcasmi anticlericali e antireligiosi (anche Budda collocato nella "categoria" del "Dio degli eserciti, Allah, Geova'"). Dopodiché, però, è prudente chiedere al famoso ginecologo se sia indecoroso anche avvertire le gestanti di quel disinvolto "continueremo a farne"? "GINOCIDIO" AUTODETERMINATO "Violenza sulle donne: si dice ginocidio", afferma Liberazione (giovedì 30) citando "tutta la violenza che si rivolge contro l'essere donna ['] da parte del potere maschile". Su Repubblica (stesso giorno) Miriam Mafai rivendica ancora l'autodeterminazione delle donne. Dimenticano entrambe che, soltanto in Asia, già nel febbraio 2006 fu documentata la "scomparsa demografica" di "circa 200 milioni di donne" mancanti nelle statistiche a causa degli aborti selettivi delle femmine. Il "diritto" di aborto uccide soprattutto le donne. DUECENTOUNO Presentazione sintetica, su l'Unità (venerdì 31), di un breve saggio di Guido Barbujani, professore di genetica all'Università di Ferrara, sull'inesistenza delle razze umane: "Da Linneo gli scienziati hanno contato fino a 200 'razzè umane. Invece abbiamo un corredo genetico comune. E simile agli scimpanzé". Allora sono 201.
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