martedì 11 dicembre 2012
Sul tram, un uomo anziano e sua moglie danno segni d'insofferenza. Tre file davanti, una donna straniera sta parlando al cellulare a voce molto alta. Nessuno capisce quello che dice, forse in indiano o pakistano. Nell'espressione del viso non si nota una preoccupazione particolare, sembra che stia facendo semplicemente quattro chiacchiere. Il signore anziano e sua moglie continuano ad agitarsi, finché lui esplode, urlando paonazzo: «Basta! La smetta!». Poi, come liberato, si guarda intorno con fierezza ed esclama: «Non se ne può più di questi incivili!». La donna lo ignora e continua a parlare ad alta voce al cellulare. Gli altri fingono di guardare altrove o di leggere il giornale. Episodio piccolo e trascurabile, che mostra però in azione un tipico conflitto, se non morale, psicologico: da una parte una donna non italiana che strilla al telefono, come tantissimi italiani, senza curarsi di assordare tutti; dall'altra un "cittadino" che non si sa bene se sia contrariato per il volume della voce o perché a parlare in quel modo sia una straniera (propenderei per questo motivo). Il razzismo sotterraneo si unisce alla comprensibile rimostranza per la maleducazione dilagante. Resta una sottile linea di confine fra questi due comportamenti: il secondo si può sopportare.
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