La prova difficile (ma doverosa) della pietà e dell'altruismo
sabato 14 gennaio 2017
«Piangi bambina sulle mie spalle, non avere paura, lo troveremo il tuo gatto. La neve dà sepoltura agli uomini, gli animali si salvano». Ma lei cercava tra le soffici piume di neve bianca che scendevano sulle case per la seconda volta offese da una natura senza pietà. «Perché proprio la mia gattina». Piccole lacrime già fredde per il vento scendevano su quel viso che conosceva per la prima volta il grande dolore della vita: l'assenza di chi amavi.
Fugge chi soffre per la crudeltà delle guerre e cerca riparo dove le strade sono illuminate, dove non avrà né fame né freddo, ma troverà chi alza le mura e un lungo filo spinato a riparo delle proprie frontiere. E allora viene il ricordo di quel Cristo con il capo coronato di aghi pungenti mentre dai suoi occhi scendevano lente due lacrime. Tutto Egli aveva provato: la povertà, l'abbandono, l'ira dei potenti, la fuga e la solitudine. Lungo le ferrovie, lungo le strade dove passano le nostre macchine, avvolti in povere coperte uomini, donne e bambini cercano pietà. Gridano e si ribellano a quella mancanza di fraternità che i comuni dei nostri paesi quasi con meraviglia, trovano tanto diffusa tra i propri cittadini. Eravamo certi di avere un animo altruista nel sostenere le opere di carità dal caldo delle nostre case. Ci siamo invece scoperti ricchi di egoismo, di forte senso della proprietà, di difesa dei diritti acquisiti. La nostra tranquillità acquistata con fatica e lavoro non è cosa da gettare via con animo sereno, soprattutto oggi che non possiamo contare su un futuro certo. È questa una prova difficile che attende soluzioni internazionali, ma il tempo della pietà deve precedere quello della giustizia. Speriamo, come cristiani, di esserne capaci. È difficile condividere, rinunciare, donare senza rancore, essere costretti a una dimensione minore di ciò che avevamo ottenuto in tempo di benessere, di una posizione sociale ereditata o conquistata Anche la vanità fa la sua parte, Poi c'è l'incosciente freddezza di chi non si accorge di occupare una parte alta del mondo dove certi lamenti non hanno eco. Quasi una coltre di nuvole grigie coprisse con uno strato denso si fumo chi vive al di sotto della loro fortuna. Tenere aperto il senso della carità come giusta condivisione, non come dono strappato con rabbia dai poveri a chi ha avuto migliore fortuna.
D'improvviso il sole illuminò la neve alta, dove un minuscolo gattino si lamentava della cattiva sorte. È mio, gridò la bambina e le sembrò di aver ritrovato una ragione di vita.
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