La Cina è un'emergenza che ci chiede solidarietà
sabato 15 febbraio 2020
La Cina. Un Paese lontano del quale si conosce poco, sia come modo di vivere, sia come bellezze naturali delle quali antichi storici ci diedero vaghe notizie. Anche ora se ne parla senza precisione di luoghi, ma facendo vedere attraverso la televisione solo letti di ospedali e medici completamente coperti di bianco, anche nel viso. Il virus viene studiato e combattuto attraverso scienziati e studiosi di tutto il mondo, ma dicono che ci vorrà tempo. Di questo grande Paese ricordo solo Hong Kong che vidi molti anni fa. L'aeroporto allora era molto piccolo e non era facile atterrare in quell'isola in mezzo alla larga baia chiamata dai locali "laguna odorosa". A parte il quartiere europeo che ora si è ingrandito e non saprei più conoscere, ricordo il quartiere completamente cinese dove il giorno del mio arrivo si festeggiava la notte della luna piena. Le strade erano illuminate da una infinità di palloncini di carta che tenevano in mezzo una candela accesa, mentre grandi scritte formate di fiori indicavano dove si poteva trovare della musica e una festa. Ovunque un andirivieni sommesso e accompagnato dal regolare battere dei dadi d'avorio sui tavoli da gioco, mentre le case nell'ora notturna dell'estate avevano le porte aperte e lasciavano uscire un odore che assomigliava all'incenso. Nei negozi si trovava di tutto: dalle antiche statue d'avorio, alle giade, ai piatti dipinti, alle sete meravigliose che a noi europei allora sembravano di poco prezzo. Sono passati molti anni e nel raccontare sembra di ricordare solo una antica favola. Anche se i commerci si sono aperti col resto del mondo, un velo di silenzio rende ancora invisibile a noi il modo di vivere di questo popolo che sembra silenzioso e mite, ma che ha saputo costruire e mantenere un immenso impero attraverso lunghe e feroci guerre. Ora cerca, con lo stesso sistema dell'avanzare attraverso il commercio, l'acquisto di territori e di aziende nella terra d'Africa quasi in silenzio. Pochissimi europei conoscono la storia, la vita, la lingua cinese mentre nelle nostre scuole si sceglie ancora tra l'inglese e il francese senza renderci conto che sarà l'Oriente il futuro del mondo. Ora i nostri giornali, la radio e le altre vie di comunicazione trasmettono con attenzione, speriamo reale, l'epidemia che d'improvviso sembra partita dalla città cinese di Wuhan e che ora con pochissimi casi sta sfiorando anche l'Europa. Ci vorrà del tempo, dicono gli scienziati per trovare il rimedio di questa malattia, dei mesi per scoprire e ottenere una medicina capace di fermare l'epidemia. Per ora ci resta l'attenzione alle nuove regole di comportamento che ci vengono ogni giorno ricordate attraverso i mezzi di comunicazione. La nostra Italia sembra immune date le prevenzioni prese a tempo, ma teniamola presente questa malattia nel nostro modo di vivere e soprattutto aiutiamo chi è solo, chi ha timore nell'affrontare le semplici regole di pulizia che questo virus sembra richieda più di ogni altra cosa.
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